Home » Uncategorized (Pagina 71)
Category Archives: Uncategorized
Lezioni francesi: sistema elettorale, rieleggibilità del Presidente, candidature delle donne … #Francia
Non apprezzo necessariamente tutto quello che viene dalla Francia, ma ho sempre considerato la Quinta Repubblica, il semipresidenzialismo, le sue istituzioni e il sistema elettorale maggioritario degni della massima attenzione. I francesi eleggeranno direttamente il prossimo Presidente nella primavera del 2022. La buona notizia è che sono candidate tre donne: la socialista Anne Hidalgo, la nazionalista di destra Marine Le Pen e Valérie Pécresse che ha vinto le primarie dei Républicains, gollisti e eredi del gollismo. In Italia abbiamo, soprattutto le donne “politiche”, qualcosa da imparare.
L’Ecclesiaste for President più o meno rieleggibile @DomaniGiornale


Sostiene l’Ecclesiaste che “c’è un tempo per l’elezione del Presidente della Repubblica e c’è un tempo per vietarne l’ineleggibilità”. Da tempo secolarizzati, anche se per molto tempo democristiani, alcuni parlamentari del Partito Democratico hanno depositato un disegno di legge assolutamente intempestivo. Intendono vietare la rieleggibilità del Presidente della Repubblica, sulla scia di dichiarazioni in tal senso di Antonio Segni e Giovanni Leone, certamente non considerati fra i migliori Presidenti italiani, e eliminare il semestre bianco, il periodo nei sei mesi precedenti la fine del suo mandato nel quale il Presidente non può sciogliere il Parlamento. L’intempestività è acclarata. I disegni di legge costituzionali, come questo, richiedono una doppia lettura di Camera e Senato a distanza minima di tre mesi. Dunque, il disegno di legge primo firmatario Zanda non ha assolutamente nessuna probabilità di essere approvato in questa legislatura. Dunque, quand’anche fosse debitamente calendarizzato, è destinato a “cadere” e dovrà essere ripresentato nella prossima legislatura ricominciando da capo il suo iter. Il ddl è intempestivo anche perché il Presidente Mattarella ha più volte dichiarato la sua indisponibilità ad accettare una rielezione. Dal Quirinale hanno espresso stupore che in questa già di per sé complicata circostanza qualcuno s’ingegni a ritoccare la Costituzione, mandando non è chiaro quali messaggi a chi.
Il ddl Zanda et al. è anche fuori luogo poiché non risolve nessuno dei problemi esistenti riguardanti le modalità con le quali si potrebbero/dovrebbero manifestare le candidature e lo svolgimento di un trasparente dibattito pubblico. Al proposito, non abbiamo nessun insegnamento da trarre da qualsivoglia conclave, luogo quant’altri mai oscuro, ricco di complotti, denso di intrighi di cui nessuno oserebbe accollarsi le responsabilità. Si dice che molti entrino papi nel conclave e ne escano scornati, chiedo scusa, ma, purtroppo, nessuno chiarisce con quali credenziali si presentino i papabili e quali sono i loro successivi percorsi. Hanno scritto libri, quei cardinaloni? Partecipato a talkshow televisivi? Sono noti influencer? Quando, più o meno ad arte, perdono le staffe, l’audience si impenna?
Nel frattempo, noto che imporre la non-rieleggibilità del Presidente significa andare contro una delle migliori qualità delle democrazie parlamentari, la loro flessibilità, la loro capacità di fare fronte alle sfide in maniera inusitata. Non troppo paradossalmente, la rigidità è, anche, talvolta soprattutto, fragilità. Quanto al semestre bianco, prima di eliminarlo, sarebbe utile raccogliere e analizzare alcuni dati. Primo, quante volte in questi più di settant’anni di vita della repubblica italiana si sono presentate situazioni nelle quali sarebbe stato opportuno che il Presidente della Repubblica sciogliesse il Parlamento e il suo non poterlo fare ha provocato gravi danni al sistema politico italiano? Non era, comunque, e non rimane preferibile che i partiti risolvano i conflitti in Parlamento invece di logorare l’elettorato con scioglimenti a raffica anche nei sei mesi finali di una Presidenza? Infine, non sarebbe forse il caso che ci si rendesse conto che il vero potere del Presidente della Repubblica non consiste nello scioglimento del Parlamento, ma nel dire “no, non sciolgo né pro né contro nessuno, e contribuisco alla soluzione del problema incoraggiando la formazione di una maggioranza che dia garanzie di stabilità politica e di operatività decisionale”. C’è un tempo per lo scioglimento e c’è un tempo per la prosecuzione. Meglio non imporre nulla.
Pubblicato il 7 dicembre 2021 su Domani
VIDEO Draghi non ha avuto la forza di imporre il contributo di solidarietà ma prendere bene significa potere dare altrettanto bene
Ho molto apprezzato la distinzione fatta da Draghi tra debito cattivo, sprechi a favore di persone non meritevoli, e debito buono, investimenti che producono conseguenze positive per una collettività. Al contrario, non credo che si possa distinguere il tempo per dare soldi dal tempo per prendere soldi. Come nel caso del contributo di solidarietà, che Draghi non ha avuto la forza di imporre, prendere bene significa potere dare altrettanto bene. Si può fare, forse si deve
Cosa resta delle culture politiche #7dicembre #Torino 9cento Storie. La forza delle idee
Le culture politiche oggi
martedì 7 Dicembre | 15.30
Centro Studi Piero Gobetti
via del Carmine 14
Sala ‘900
Ingresso libero con prenotazione obbligatoria
PRENOTA
Evento in diretta anche sui canali
Facebook e YouTube del Polo del ‘900
Gianfranco Pasquino,
Cosa resta delle culture politiche
Introduzione di Luisa Riberi

Il progetto integrato 9cento Storie. La forza delle idee coordinato dal Centro studi Piero Gobetti si conclude con un seminario che si concentrerà sull’analisi del ruolo delle culture politiche nel contesto contemporaneo, con particolare riferimento alla società italiana, indagandone crisi, permanenze e nuove configurazioni.
La proposta è di riflettere sulle trasformazioni del ruolo e dell’articolazione delle culture politiche negli ultimi decenni a partire dall’analisi degli spazi che le hanno caratterizzate (sezioni di partito, assemblee, riviste, piattaforme digitali ecc). Nello specifico, ci si occuperà dei luoghi di elaborazione delle pratiche e dei discorsi politici e di come le mutazioni di queste abbiano inciso sul rapporto tra società e politica.
Programma
- Apertura di Marta Vicari
- Marica Tolomelli, Eclissi delle culture politiche. Introduzione di Marco Dal Pozzolo
- Gianfranco Pasquino, Cosa resta delle culture politiche. Introduzione di Luisa Riberi
- Paolo Gerbaudo, Nuove forme di organizzazione della politica. Introduzione di Otello Palmini
- Dibattito
- Conclusioni di Pietro Polito
Una domanda a Draghi, legittima, sulla redistribuzione. Firmato Pasquino @formichenews

Dov’è la redistribuzione buona almeno come il debito che Draghi definisce buono? Oggi, in uno stato di frammentazione delle organizzazioni è difficile vedere chi saprebbe farsi portatore di quelle istanze e diventare credibile implementatore di politiche produttive-redistributive tenendo la barra diritta. Però, la domanda a Draghi va fatta. È una domanda legittima, anzi, buona, persino molto buona
Il problema non è sapere se e perché Draghi ha ceduto e non ha imposto il contributo di solidarietà per un paio d’anni sui redditi al di sopra dei 75 mila Euro l’anno (incidentalmente una soglia bassa anche e soprattutto in un paese di evasori medio alti). Neanche se lo ha fatto per non alienarsi i potenziali suoi elettori per la Presidenza della Repubblica, ipotesi che respingo sdegnosamente. Il problema è se Meloni e Salvini, Berlusconi e Renzi stanno segnalando che sono già d’accordo su alcune misure economiche oppure sono soltanto degli opportunisti oppure ancora stanno continuando con quelle che i giornalisti chiamano prove tecniche (magari preannunciando l’inciucio).
Di tutto un po’, ma questo impasto non può essere un pezzo di programma prossimo venturo del centro-destra più Italia Viva. Sarebbe il prodromo della cattiva utilizzazione dei fondi europei oppure, peggio, dell’incapacità di spenderli in progetti accettabili dalla Commissione perché rispondenti ai criteri di innovazione, trasformazione, efficienza. L’interrogativo più lancinante comunque è, come suggeritomi da Simona Sotgiu, “riusciranno le forze politiche a trovare nuovamente la forza di mettere in atto misure redistributive?” La risposta potrebbe essere tranchante.
Da nessuna parte nelle democrazie europee i governi di centro-destra mettono in atto politiche redistributive. Quando lo fanno, poi, la loro redistribuzione va, non a favore dei settori svantaggiati, ma a favore di coloro che promettono di procedere a politiche di investimento, creazione di ricchezza, forse anche, ma è quasi l’ultima delle considerazioni, di creazione di posti di lavoro. Frettolosamente ne concludo che la prima redistribuzione ha senso per chi si impegna a risolvere le difficoltà attuali di alcuni ceti. La seconda è quella classica dei neo-liberisti friedmanniani senza nessuna garanzia che funzioni, anzi, al contrario. Entrambe sono, nell’ordine, redistribuzioni meno o più cattive.
Ma, allora, dov’è la redistribuzione buona almeno come il debito che Draghi definisce buono? Me la ricordo. Grazie alla mia età e a buoni studi. Fu la redistribuzione socialdemocratica classica. Oggi, in uno stato di frammentazione delle organizzazioni è difficile vedere chi saprebbe farsi portatore di quelle istanze e diventare credibile implementatore di politiche produttive-redistributive tenendo la barra diritta. Però, la domanda a Draghi va fatta. È una domanda legittima, anzi, buona, persino molto buona.
Pubblicato il 5 dicembre 2021 su formiche.net
Il “metodo Conclave” che qualcuno auspica per l’elezione del Presidente della Repubblica ha qualcosa a che vedere anche lontanamente con la democrazia?
La linea distintiva fra provocazioni e stupidaggini è spessissimo molto sottile, tenuissima. No, l’elezione del Presidente della Repubblica italiana non sarebbe affatto “migliore” se affidata al metodo Conclave. Opacità, intrighi, scambi impropri, ricatti: succede di tutto nei conclavi. Nulla che serva a migliorare i rapporti fra il popolo di Dio e i suoi pastori. Certo, dai parlamentari vorrei più trasparenza e una chiara assunzione di responsabilità. Dai presidenziabili vorrei più candore. So che, contro le mie credenze, sono pii desideri.
Vi spiego come eleggere Draghi al Colle e continuare nella legislatura. Le previsioni di Pasquino #intervista @ArgomentoL


Intervista raccolta da Francesco De Palo
Il Professore emerito di Scienza Politica all’Università di Bologna: “Pensare al semipresidenzialismo de facto ci può anche stare, ma se lo si vuole davvero bisogna cambiare la forma di governo in Italia. Il Pd? Non gli serve un campo largo, ma progetti e facce nuove. Conte? Fa del suo meglio. Meloni? Coerentemente sovranista”
Non le manda a dire il prof. Gianfranco Pasquino, Professore emerito di Scienza Politica all’Università di Bologna, di cui è stato pubblicato in questi giorni l’ultimo lavoro, “Libertà inutile-Profilo ideologico dell’Italia repubblicana” (Utet), quando mette l’accento su una possibilità concreta per Colle e Chigi: è verosimile, osserva a L’Argomento, eleggere Mario Draghi al Colle e proseguire tranquillamente nella legislatura. E ai leaders dei tre schieramenti offre consigli su come riformarsi.
Professor Pasquino, il suo nome anche questa volta ricorre fra i quirinabili.
(Ride molto soddisfatto). La mia è una candidatura notoriamente coperta, in attesa che ci sia qualcuno che la scopra. Non sono così sicuro che ci saranno gli scopritori, però trovo la cosa divertente.
Mario Draghi al Colle ci porterebbe di corsa alle urne? Con quali rischi?
Non credo che in quel caso ci porterebbe di cosa alle urne, piuttosto si aprirebbe una fase interessante. Innanzitutto bisognerebe capire cosa ha risposto il premier a coloro che gli hanno promesso di votarlo. Magari avrà risposto: ‘Attenzione, perché ci sono delle priorità, la prima delle quali è portare a compimento il Pnrr: voi mi garantite che non scasserete il governo, proseguendo sulla strada che ho ampiamente impostato fino al marzo 2023?’. Immagino che Draghi questo discorso lo faccia. Ma non è tutto.
Ovvero?
E’inoltre possibile che la stessa maggioranza decida di voler continuare, non necessariamente con un uomo indicato da Draghi, ma che abbia il suo gradimento, anche perché Draghi Presidente della Repubblica sarà quello che nominerà il prossimo premier e certamente non ingoierebbe qualsiasi nome. Quindi si può eleggere Draghi al Colle e continuare nella legislatura.
Il ministro Giancarlo Giorgetti, nei giorni scorsi, ha fatto riferimento ad una sorta di semipresidenzialismo de facto, con un ticket formato da Draghi al Colle ed un suo uomo a Chigi. E’ una strada praticabile?
Giorgetti stava dicendo una cosa diversa rispetto a quella di cui lo hanno accusato. Ovvero, consentire a Draghi effettivamente di nominare il prossimo Presidente del Consiglio. In maniera secondo me non del tutto corretta, ha assimilato questa situazione a quella francese. Comunque, pensare al semipresidenzialismo de facto ci può anche stare, ma se lo si vuole davvero bisogna cambiare la forma di governo in Italia, un’operazione molto più complicata. Aggiungo, ma non so se fosse o meno nella mente del ministro Giorgetti, che il semipresidenzialismo alla francese funziona bene anche perché ha una specifica legge elettorale: maggioritaria a doppio turno in collegi uninominali. Ciò che tutti i dirigenti di partito e parlamentari italiani temono, perché in quei collegi si vince o si perde, senza poter essere paracadutati o nominati. Per cui credo che Giorgetti fosse anni luce avanti al dibattito, ma in realtà non in grado di incidere su trasformazioni effettive, profonde e necessarie.
Il Pd di Enrico Letta, che annuncia il campo largo, sta migliorando i difetti del Pd di Nicola Zingaretti?
Non penso che Zingaretti avesse troppi difetti, aveva a che fare con un partito che comunque continua a non essere particolarmente dinamico. Il Pd può benissimo vantarsi di avere vinto le elezioni amministrative ma solo grazie a candidati specifici. Gualtieri a Roma è stato un candidato affidabile e ragionevole, come Sala a Milano dove ha conquistato prestigio che ha tramutato in voti. Il Pd ha vinto a Torino sia perché il centrodestra ha scelto male il proprio candidato, sia perché Russo ha alle spalle una storia politica e amministrativa molto lunga. A Bologna inoltre non poteva perdere, anche se non ha scelto benissimo. Letta in questo momento ha solo migliorato la comunicazione della leadership, mentre il partito non è ancora migliorato. Quello guidato da Zingaretti era sostanzialmente accettabile, nella misura i cui è accettabile il partito democratico stesso. Per cui al momento credo che sarebbero necessati moltissimi cambiamenti.
Quali?
Certamente non il campo largo, perché non so cosa significhi. Occorrono delle politiche, degli obiettivi precisi e non solo aggiungere dei pezzi ad una coalizione. Bisogna che insieme a quei pezzi ci siano delle novità: programmatiche, di persone e di indicazioni. Tutto questo ancora non lo vedo. So che Letta mi risponderebbe che tutto ciò verrà fuori dalle agorà, ma io mantengo il mio scetticismo.
Giuseppe Conte si è preso il M5s oppure rischia di esacerbarne le contraddizioni interne?
Conte fa del suo meglio, dovendo riconoscere che è sempre alle prese con le prime esperienze, lo era come premier ieri, lo è come leader oggi. Dal primo al secondo governo, in verità, ha dimostrato di aver imparato molto. Adesso deve ricostruire tutto: un’operazione delicatissima. Immagino che imparerà anche questo, ma fino ad ora ha tappato i buchi e sinceramente non vedo neanche qui grandi novità.
Negli Usa il neo governatore della Virginia è di fatto un trumpiano senza Donald Trump. Riusciranno le destre italiane a farsi potabili come i Repubblicani americani senza le intemperanze dei rispettivi leaders?
Il centrodestra riuscirà a diventare affidabile quando capirà che in questa Europa non si può governare senza rapporti efficaci con gli altri partners Ue, che in maggioranza sono europeisti. Ecco il vero nodo della questione. Salvini sta tenendo il piede in due scarpe, ma il piede che pesa di più per lui è quello sovranista. Meloni è brutalmente sovranista ma direi anche coerentemente sovranista. E Berlusconi solo adesso fa l’europeista, con Tajani che può rivendicare che nessuno è più europeista di lui avendo fatto il Presidente del Parlamento europeo. Osservo, però, che Forza Italia non è stata sempre coerentemente europeista, quindi bisogna che il centrodestra elabori una visione comune sull’Ue, magari anche alternativa rispetto a quella che esiste oggi. Per cui certo che qualcuno potrebbe fare meglio rispetto a quanto fatto dall’Ue fino ad oggi, ma questo centrodestra penso che farebbe solo di peggio.
Il prossimo Parlamento, ridotto, necessita di nuovi regolamenti. Chi e quando se ne assumerà l’onere?
I regolamenti parlamentari dovrebbero essere cambiati, ma a prescindere. Con i nuovi numeri bisognerà farlo necessariamente, tenendo conto degli inconvenienti. Uno dei quali è la possibilità per i parlamentari di fare il bello ed il cattivo tempo, spostandosi da un gruppo all’altro. Chi si iscrive ad un gruppo al momento dell’elezione dovrebbe rimanervi. Va vietata l’operazione in voga oggi, che è di puro trasformismo. Ma ritengo che dovrebbero essere ritoccate moltre altre cose, a cominciare dal fatto che, come tutti sappiamo, le leggi vengono fatte dal governo. E allora si ritocchi la possibilità per l’opposizione di controllare ciò che l’esecutivo fa, impedendo così al governo di sottoporre una legge di bilancio il giorno prima delle relative votazioni. Evidentemente ciò impedisce all’opposizione di fare il proprio lavoro al meglio.
Il premier ha convocato i partiti per ragionare sulla finanziaria. Ma di fatto per annusare l’aria sulla legge elettorale?
Che brutto odore questa legge elettorale. Si continua a pensare ad un sistema che, in fondo, favorisce solo i dirigenti di partito e la loro possibilità di scegliersi i parlamentari: questa è in assoluto la peggiore legge possibile. Bisogna che qualcuno dica, e se lo facesse Draghi sarebbe molto utile, che una nuova legge elettorale dovrebbe essere fatta per dare il potere agli elettori e per fa sì che il loro voto conti nella scelta del partito e dei candidati.
Pubblicato il 2 dicembre 2021 su L’Argomento Quotidiano
Il mito della Francia nella politica e nelle istituzioni. Sinistra e (semi) presidenzialismo #3dicembre #Firenze
Relazione introduttiva al Convegno
I SOCIALISTI FRANCESI E ITALIANI NEGLI ANNI SETTANTA E OTTANTA
3-4 dicembre 2021
Institut français, Piazza Ognissanti, 2, 50123, Firenze
3 dicembre ore 9.30
Gianfranco Pasquino
Il mito della Francia nella politica e nelle istituzioni. Sinistra e (semi) presidenzialismo


Per iscriversi contattare Fondazione Circolo Fratelli Rosselli
fondazione.circolorosselli@gmail.com
tel/fax 055 2658192 – 0552052966
Il convegno è stato realizzato grazie al contributo concesso dall’Institut François-Mitterrand e dalla Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero della cultura
Organizzazione: Fondazione Circolo Fratelli Rosselli, Association Italiques con il sostegno del Comitato franco-italiano di studi storici
Sarà possibile seguire la Diretta Facebook su: Pagina Facebook Fondazione Circolo Rosselli (Spazio QCR): https://www.facebook.com/FondazioneCircoloRosselli/?ref=bookmarks Pagina Facebook dell’Associazione Italiques: https://www.facebook.com/Italiques.asso“Fondazione Circolo Rosselli”Facebook: https://www.facebook.com/FondazioneCircoloRosselli/?ref=bookmarks Instagram: https://www.instagram.com/fondazionerossellifirenze/?hl=it Sito: https://www.rosselli.org/ Canale YouTube: https://www.youtube.com/…/UCiXE1Q2EKLfmgR_UaMbIblw/videosTwitter: https://twitter.com/RosselliCircolohttps://www.facebook.com/events/917061919210103/?ref=newsfeed

