Diálogo “El Futuro Político de Europa” #14Jun #Barcelona @ClubTocqueville

Hora: 19h
Lloc: Seu de les Institucions Europees a Barcelona (Passeig de Gràcia, 90)Amb Gianfranco Pasquino, Catedràtic de Ciència Política de la Universitat de Bolonya; Pilar del Castillo, eurodiputada del PPE i ex ministra d’Educació; i Enrique Barón Crespo; ex president del Parlament Europeu.Moderat per Ana Mar Fernández, Càtedra Jean Monnet en Polítiques Europees de la UAB.

Benvinguda de Sergi Barrera, Cap de l’Oficina del Parlament Europeu a Barcelona.

Hora: 19h
Lugar: Sede Instituciones Europeas en Barcelona (Paseo de Gracia, 90)Con Gianfranco Pasquino, Catedrático de Ciencia Política de la Universidad de Bolonia; Pilar del Castillo, eurodiputada del PPE y ex ministra de Educación; y Enrique Barón Crespo, ex presidente del Parlamento EuropeoModerado por Ana Mar Fernández, Cátedra Jean Monnet en Políticas Europeas de la UAB.

Bienvenida de Sergi Barrera, Jefe de la Oficina del Parlamento Europeo en Barcelona.

El futur d’Europa davant el nou escenari polític #Barcelona 13 de juny

L’Institut de Ciències Polítiques i Socials (ICPS), la Càtedra Jean Monnet en Polítiques Europees, i la Càtedra Jean Monnet en Governança Europea es complauen a convidar-vos a la tercera sessió del Cicle de Conferències “Diàlegs sobre Europa. Present i futur de les polítiques europees davant l’escenari de les eleccions al Parlament Europeu

13 de juny de 2019 18.30 hores
Auditori del Pati Manning, c/ Montalegre 7, Barcelona

El futur d’Europa davant el nou escenari polític

Gianfranco Pasquino, Catedràtic Emèrit de Ciència Política, Università degli Studi di Bologna
Joan Botella, Catedràtic de Ciència Política, Universitat Autònoma de Barcelona
Ana Mar Fernández Pasarín, Càtedra Jean Monnet en Polítiques Europees, Universitat Autònoma de Barcelona

INVITO Bobbio e Sartori Capire e cambiare la politica @egeaonline #11giugno Fondazione Biblioteche Cassa di Risparmio di #Firenze

11 giugno 2019, ore 17
Fondazione Biblioteche Cassa di Risparmio di Firenze
Via Bufalini 6, Firenze

La Fondazione Biblioteche Cassa di Risparmio di Firenze
presenta il volume
di Gianfranco Pasquino

Bobbio e Sartori
Capire e cambiare la politica
Egea-UniBocconi 2019

Saluti
Aureliano Benedetti
Presiede
Paolo Ermini
Intervengono
Enzo Cheli
Stefano Merlini
Sarà presente l’autore del volume

Norberto Bobbio e Giovanni Sartori sono stati, rispettivamente, il più importante filosofo politico italiano e uno dei quattro o cinque più grandi scienziati della politica del mondo nella seconda metà del secolo scorso. Nei loro settori di studio: democrazia, cultura politica, sistemi di partiti, hanno lasciato contributi di enorme valore, imprescindibili. Sono stati entrambi nobili figure di intellettuali pubblici anche grazie ai loro editoriali pubblicati per decenni su “La Stampa” e il “Corriere della Sera”. Si leggevano reciprocamente e si stimavano. E’ giusto accomunarli per fare emergere le loro differenze analitiche, le loro prospettive, le loro convergenze. Entrambi hanno fermamente creduto nella possibilità di migliorare la politica, non soltanto italiana, attraverso lo studio delle idee e la conoscenza delle istituzioni e del loro funzionamento. Hanno illuminato i loro tempi. Ci consentono di capire meglio il presente. Continuano a suggerire come si possa costruire il futuro della politica e della democrazia.

 

A Campobasso un segnale per Pd e 5 Stelle

Siamo qui come aruspici che, invece di guardare nelle viscere degli animali, scrutiamo i dettagli del voto degli italiani in una molteplicità di luoghi, di situazioni e di circostanze che non ci sarà mai possibile comprendere fino in fondo. Ciascuna elezione amministrativa ha la sua specificità, di tematiche, tradizioni, avvenimenti, persone, di cui è assolutamente necessario tenere grande conto. Al tempo stesso, tutte le elezioni amministrative sentono l’influenza del contesto generale, della situazione politica nazionale, del clima e del soffiar del vento. Poi, ci sono casi eccezionali da considerare, pur con cautela, emblematici.

A Livorno cinque anni fa la sinistra aveva proceduto ad uno dei suoi non rari harakiri. Domenica, anche grazie alla non ricandidatura del sindaco uscente, a sua volta in parte dovuta alle difficoltà delle Cinque Stelle, il Pd e i suoi alleati si sono ripresi il comune. Quale presagio dovremmo trarne? Se il Pd perde dopo settant’anni Ferrara, dovremmo sicuramente chiederci che cosa è successo di specifico e scopriremmo che qualche notevole problema di vario tipo, dai finanziamenti alle nomine, il partito lo aveva avuto e una parte di elettorato non gliel’ha perdonato. Forse a Forlì, ugualmente perso dalla sinistra per la prima volta nel dopoguerra, la ricandidatura del sindaco uscente avrebbe potuto evitare la sconfitta. Tuttavia, in qualche contesto locale, c’è sempre una quota più o meno grande/piccola di elettorato che comprensibilmente desidera facce nuove. In riferimento ai recenti balzi in avanti, la Lega cresce, ma forse un po’ meno delle sue aspettative.

I movimenti più vorticosi sono garantiti dall’elettorato delle Cinque Stelle sia quando c’è un loro candidato, a questi ballottaggi soltanto a Campobasso, sia quando non c’è. Infatti, gli elettori pentastellati si trovano in mano, nel secondo caso, l’esito del ballottaggio quando tornano a votare, ma anche quando si astengono. Le recenti, nient’affatto passeggere, frizioni fra le Cinque Stelle e la Lega non hanno sicuramente spinto gli elettori pentastellati ad appoggiare i candidati dei partners/avversari. Tuttavia, il dato veramente interessante è proprio quello di Campobasso dove i voti decisivi erano nelle mani degli elettori del centro-sinistra rimasti senza candidato. Accordo sottobanco (ma, sia chiaro, tutti hanno il diritto di stilare accordi sottobanco purché non contengano elementi illegali) fra le Cinque Stelle e il centro-sinistra contro il centrodestra? Le percentuali parlano di un vero e proprio exploit del candidato Cinque Stelle, ma come sempre sono i numeri assoluti che contengono la “rivelazione”.

Poiché dubito che i dirigenti di partito abbiano un ferreo controllo sui loro, spesso giustamente volubili, elettori, ne deduco che, anche se una parte di elettori Pd potrebbe avere seguito un accordo non scritto e non confermato, una parte di gran lunga più cospicua ha deciso che fra Cinque Stelle e centro-destra preferiva il candidato delle Cinque Stelle il quale ha, infatti, visto aggiungersi ai suoi voti del primo turno un numero di voti quasi eguale a quelli ottenuti dal candidato PD al primo turno. Non proprio una semplice coincidenza. Anche questo è un segnale, non un presagio. D’altronde, sarebbe francamente eccessivo pensare che Campobasso sia un “laboratorio” nel quale si stanno elaborando i destini del paese. Tuttavia, una qualche riflessione sia i Cinque Stelle sia il Partito Democratico dovrebbero pure farla.

E’ giusto che alcuni esponenti del Pd dicano che “il partito c’è”. Ci mancherebbe altro che fosse sparito del tutto, anche se non hanno smesso di aggirarsi a piede, e lingua, fin troppo liberi, potenziali disgregatori e loro sostenitori contro i quali è imperativo fare “argine”. Poiché il prossimo colpo da battere saranno le elezioni della Regione Emilia-Romagna, le sconfitte di Ferrara e Forlì meritano sicuramente un supplemento d’indagine. Prodigi o presagi?

Pubblicato il 10 giugno 2019

I risultati dei #ballottaggi delle amministrative. Intervista al professor Gianfranco Pasquino @RadioRadicale #Amministrative2019

Intervista realizzata da Roberta Jannuzzi lunedì 10 giugno 2019 alle ore 12
La registrazione audio ha una durata di 10 minuti

 

ASCOLTA

 

 

 

Trump, un pericolo per il mondo che è bene conoscere

C’era una volta un ordine internazionale liberale garantito dagli USA sotto forma di pax americana e tradotto nella creazione di organismi sovranazionali e nella crescente libertà dei commerci. Anche se non privo di graffi e di lesioni derivanti anche dai comportamenti degli USA, quell’ordine ha garantito la crescita complessiva del mondo. Oggi è lo stesso Presidente USA Trump che lo ha praticamente travolto. Stiamo e staremo tutti peggio.

Giuliano Amato, Massimo D’Alema e Gianfranco Pasquino #video Bobbio e Sartori Capire e cambiare la politica @egeaonline

Su iniziativa di Egea Università Bocconi

 

Presentazione del libro di

Gianfranco Pasquino

Bobbio e Sartori
Capire e cambiare la politica

Intervengono con l’autore:

Giuliano Amato e Massimo D’Alema

Roma, Senato della Repubblica 9 maggio 2019


Non lottizzazione di cariche e carriere ma lotta contro corruzione e criminalità organizzata #Csm caso #Palamara

Non ho mai pensato che “la legge è eguale per tutti”. Ho sempre sperato che la preparazione, la competenza e l’integrità dei giudici riuscissero a fare sì che la legge venga interpretata e attuata a fini di giustizia. I comportamenti attribuiti a Palamara e ad altri giudici con qualche cattiva frequentazione politica sono quanto di più grave possa avvenire in un paese nel quale la priorità deve essere, non la lottizzazione delle cariche e delle carriere, ma la lotta contro la corruzione e contro la criminalità organizzata.

Conte, la trasparenza e le responsabilità di Salvini e Di Maio

La democrazia è anche trasparenza. Di motivazioni e di comportamenti. La buona conversazione democratica si svolge in pubblico, nella misura del possibile con l’opinione pubblica. Oggettivamente, la conferenza stampa di Conte ha prodotto informazioni utili e abbondanti. Ha evidenziato le responsabilità, nell’ordine, di Salvini e Di Maio. Non condivido per nulla i contenuti dell’azione di governo. Penso che la forma scelta da Conte per comunicare quei contenuti, le difficoltà, le tensioni e le loro possibili conseguenze sia da apprezzare.

 

Conte ha fatto bene a informare gli italiani. Il punto di Pasquino @formichenews

Era giusto e opportuno informare l’opinione pubblica dello stato di salute del suo governo dopo le elezioni europee. Il resto verrà

LE PRECEDENTI CRISI DI GOVERNO

Ricordo nel febbraio 2014 il passaggio della campanella di Presidente del Consiglio dal gentiluomo Enrico Letta al segretario del PD Matteo Renzi. Non ricordo che quel passaggio sia stato preceduto da un dibattito parlamentare. Grazie alla mia età e alle mie invidiabili capacità mnenomiche ricordo che nessuna, ma propria nessuna crisi di governo in Italia (debbono essercene state almeno 62) è stata annunciata in Parlamento. Semmai, raramente, un governo veniva sconfitto in Parlamento. Fu il caso clamoroso del governo dell’Ulivo nell’ottobre 1998, senza la necessità di un dibattito sul perché, sulle responsabilità, sulle conseguenze. Con queste premesse non faccio nessuna fatica a dichiarare che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha preso un’ottima iniziativa.

Era del tutto giusto e opportuno informare attraverso una conferenza stampa l’opinione pubblica italiana dello stato di salute del suo governo dopo le elezioni europee. Preferisco di gran lunga ascoltare dalla sua voce l’argomentata opinione del capo del governo piuttosto che leggere le più o meno fantasiose ricostruzioni dei retroscenisti, molti dei quali, lo debbo proprio dire, non conoscono né le regole né le prassi delle democrazie parlamentari né il grande pregio di queste forme di governo: la flessibilità.

MOSSA CONCORDATA

Ritengo che la maggior parte dei contenuti del Contratto di Governo sia sbagliata, che la loro attuazione sarebbe costosa e controproducente, che l’Italia sia da qualche tempo (da prima del governo giallo-verde) in declino e che nulla di quanto vogliono Di Maio e Salvini servirà a fermare il declino e a capovolgere la tendenza. Tuttavia, riconosco che il governo guidato da Conte è legittimo, è pienamente costituzionale (“il Governo deve avere la fiducia delle due Camere” art. 94) e può continuare fino a quando quella fiducia non mancherà. Sono convinto che nel loro colloquio informale, che non può essere in nessun modo criticato, di qualche giorno fa, il Presidente della Repubblica (mi faccio io stesso “retroscenista”) abbia consigliato o concordato con Conte la mossa della conferenza stampa. È stata un avvertimento, ma anche un chiarimento come si conviene in democrazia.

Conte ha chiaramente indicato delle responsabilità. Le hanno entrambi i suoi Vice-Presidenti del Consiglio, ma uno (Salvini) più dell’altro (Di Maio) poiché la sua fantasiosa interpretazione del voto degli italiani che sconfigge le regole europee è eversivo, persino sottilmente contraddittorio. La democrazia nazionale sovranista italiana dovrebbe cambiare grazie ai voti espressi per l’elezione del Parlamento europeo? “Rob de matt” direbbero a Milano. Conte ha affermato in maniera convincente che non si presterà a “vivacchiare”. Il Presidente della Repubblica ricorderà a tutti, ma dovremmo saperlo, che non è sufficiente che esista una maggioranza numerica in Parlamento. Quella maggioranza deve essere operativa e operosa. Se i due contraenti bloccano reciprocamente le proprie priorità, la loro maggioranza perde qualsiasi operatività e il titolo principale per continuare a sussistere. In maniera pacata, pubblica, esplicita, Conte ha sottolineato che saranno Salvini e Di Maio, in quest’ordine, ad assumersi la responsabilità della fine di questo governo, del suo governo. L’eventuale apertura della crisi di governo dimostrerà che sono degli irresponsabili nei confronti del sistema politico e dei molti italiani che li hanno votati.

Avrebbe Conte dovuto dire tutto questo e di più in una seduta formale del Parlamento con il titolo “Comunicazioni del Presidente del Consiglio”? Credo proprio di no poiché automaticamente, oggettivamente avrebbe fatto un passo avanti in più sulla strada della crisi. Invece, la sua conferenza stampa ha avuto e ha conseguito l’obiettivo di informare senza drammatizzare. Il resto verrà. Lascio da parte qualsiasi riflessione sulle dichiarazioni delle opposizioni nel cui ambito proliferano coloro che ragionano in maniera particolaristica e miope con riferimento esclusivamente a loro eventuali vantaggi e guadagni. Non ce ne sarà per nessuno.

Pubblicato il 4 giugno 2019 su formiche.net