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Meritarsi gli aiuti per crescere economicamente e culturalmente

Facciamo un po’ di chiarezza nella situazione italiana che commentatori e politici talvolta ignorano spesso manipolano. Grazie ai fondi del programma NextGenerationEU l’Italia avrà 209 miliardi di Euro, 129 sotto forma di prestiti, 80 di sussidi, da spendere nei prossimi anni. Entro giugno 2021 potrà ottenerne in anticipo circa 20 miliardi. Al fine di accedere a quella notevole massa di denaro per la “Ripresa e la Resilienza” vi sono due condizioni molto importanti. La prima consiste nel presentare progetti concreti e fattibili con precisi costi e tempi di realizzazione in sei settori già definiti dalla Commissione Europea. La seconda è che i fondi vanno utilizzati e spesi entro il 2026. In ordine di quantità di investimenti i sei settori sono: i) rivoluzione verde e transizione ecologica; ii) digitalizzazione, innovazione, cultura; iii) infrastrutture; iv) istruzione e ricerca; v) parità di genere e coesione sociale; vi) salute. Per l’Italia, paese, al tempo stesso, che è stato colpito duramente dal Covid-19 e che non cresce economicamente da circa trent’anni è ovviamente, una grande, straordinaria, irripetibile opportunità per migliorare la vita di tutti, ma, soprattutto, come dice il titolo del programma, di quella della prossima generazione.

Nella fase attualmente in corso, il governo guidato da Giuseppe Conte, il quale è positivamente responsabile per avere ottenuto dall’Unione Europea di gran lunga più fondi di qualsiasi altro paese europeo, è impegnato nella preparazione e stesura dei programmi. Non mancano le polemiche, non solo provenienti dalle opposizioni, ma anche dall’interno della coalizione di governo. Sono di due tipi. Da un lato, molti rimproverano, a mio parere, alquanto prematuramente, al governo di essere già in ritardo. I programmi debbono arrivare alla Commissione non oltre il mese di aprile, ma la Commissione ha fatto sapere che “prima arrivano meglio sarà”, vale a dire se ne potrà discutere più approfonditamente e si potrà porre rimedio a eventuali inadeguatezze e carenze. Dall’altro lato, la polemica più aspra e aggressiva riguarda la composizione e la guida degli organismi incaricati di formulare i programmi. A coordinare tutto, al vertice della piramide, sta la figura del Presidente del Consiglio coadiuvato dal Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e dal Ministro per gli Affari Europei Vincenzo Amendola. Vi sarebbero poi sei manager e un (in)certo numero di collaboratori esterni, vale a dire non tratti e non provenienti dalla burocrazia italiana.

Le critiche sono state e, al momento in cui scrivo, continuano ad essere ancora più severe sia contro l’eccessivo potere concentrato nelle mani del Presidente del Consiglio sia contro la composizione complessiva dell’organismo tecnico, della cosiddetta task force. Non mi soffermo sulle contraddizioni di coloro che volevano un Premierato forte e che adesso, in una fase di eccezionale gravità, si oppongono a che il Premier abbia effettivamente forti poteri. Noto, però, che debbono certamente essere il governo e il suo capo a portare la responsabilità di quello che viene fatto, non fatto, fatto male. È opportuno che si consultino le opposizioni, ma la decisione finale deve essere sempre presa dal governo che ne risponderà ai cittadini elettori. Per quel che riguarda manager e collaboratori, l’obiezione è che, da un lato, espropria i poteri dei governanti, dall’altro, che è pletorica, troppo ampia e, questa volta, espropria la burocrazia. Personalmente, ritengo che la prima obiezione sia sbagliata e pretestuosa.

Le decisioni finali rimangono nelle mani dei politici, governo e Parlamento al quale il programma sarà formalmente sottoposto per l’approvazione definitiva. La seconda obiezione è più fondata da almeno due punti di vista. In primo luogo, perché non è vero che la burocrazia italiana sia in blocco inadeguata a stilare un programma di interventi e di azioni. Ci sono isole d’eccellenza nell’apparato dello Stato e ci sono alti funzionari dotati di notevole competenza che è sicuramente da utilizzare. Secondo, buona parte dei fondi che l’Italia otterrà saranno poi posti all’opera attraverso i canali e le strutture della burocrazia (digitalizzabile e digitalizzata, rinnovata, meglio valutata). Dunque, il coinvolgimento di alcuni settori della burocrazia nella fase di elaborazione serve anche a fare sì che siano nelle condizioni migliori quando si passerà all’attuazione.

Credo che faremmo molto male a sottovalutare la portata delle differenze di opinioni e di proposte relative al modo con il quale utilizzare i fondi del NextGenerationEU. In gioco, c’è il futuro dell’Italia e, in parte, anche quello dell’Unione Europea poiché un fallimento dell’Italia avrebbe enormi ripercussioni. In gioco c’è anche, quasi ugualmente importante, il futuro prossimo del governo Conte insieme al posto che certamente mira a conquistarsi nella storia d’Italia. Non è difficile immaginare quale senso di delusione colpirebbe le autorità europee se il governo italiano entrasse in crisi proprio quando deve sottoporre i suoi progetti, difenderli, migliorarli e attuarli. Ancora peggio se vi fossero nuove elezioni e al governo dell’Italia andassero coloro che esprimono idee sovraniste, sempre scettiche spesso critiche dell’Unione Europea che c’è e dalla quale desideriamo un consistente aiuto. Non prevedo nessuna crisi di governo nel 2021 e poi nel gennaio-febbraio 2022 ci sarà l’elezione del Presidente della Repubblica: una ottima ragione per mantenere un minimo di coesione fra i partiti che fanno parte del governo Conte.
Quello che temo per il 2021 sono le incertezze, le divisioni interne al governo, l’incapacità di mettere al lavoro tutte le competenze necessarie, i ritardi nella sottoposizione dei programmi alla Commissione europea. Non riuscire a sfruttare al meglio un’occasione storica significa condannare non soltanto la prossima generazione, ma l’Italia tutta, alla stagnazione economica e culturale. L’anno 2021 è davvero cruciale per gli italiani, in Italia e nel mondo. Auguri.

Pubblicato il 1 gennaio 2021 su ITALIANItaliani

Aprire il prima possibile le scuole! A lezione non si trasmettono solo nozioni. A scuola ci si diverte e si formano bravi cittadini

La mia lontana esperienza di studente e più recente esperienza di docente è che nelle scuole di ogni ordine e grado si apprendono nozioni e si creano relazioni. L’online è per i privilegiati e la distanza non consiste quasi mai in buona didattica per la quale né gli studenti né i docenti, me compreso, sono mai adeguatamente preparati. Chi vuole costruire una buona società e buoni cittadini competenti e capaci deve chiedere ai docenti il massimo di aggiornamento e riportare gli studenti nelle classi il prima possibile. Entrambi sono un futuro che è già cominciato.

M5S, gli Stati Generali sono una buona notizia. Pasquino spiega perché @formichenews

Non è successo poco agli Stati Generali di M5S. Al contrario, governisti e ribellisti si sono contati e pare che i primi abbiano vinto. Avanti tutta, anzi, no: adelante con juicio. Il commento di Gianfranco Pasquino

Barcamenarsi. Potrei anche scriverlo in inglese: muddling through. Ė una pratica spesso onorata e riverita. In paesi dove la politica non è veloce, barcamenarsi può anche essere una strategia, saggia.  Vero è che non sembra che i Cinque Stelle abbiano la capacità di elaborare una strategia di lungo termine, che, comunque, personalmente, sconsiglierei. Allora, finché la barca va e, in effetti, la barca, sia quello del Movimento sia quella del governo, di cui il Movimento è parte essenziale, va, è il caso apportare solo piccole correzioni di rotta. Rimanendo in metafora, la barca continuerà ad andare paradossalmente spinta dal brutto vento del Covid-19. Soltanto gli irresponsabili cambierebbero il timoniere, che continua ad avere un alto grado di gradimento, e i suoi collaboratori, in piena tempesta Covid (-19, 20, 21) Soltanto i perfezionisti vorrebbero restringere la scelta fra il movimento che fu, ma ancora in parte è, e il partito che difficilmente sarà anche perché in Italia non si fa più politica con partiti veri e propri da almeno tre lustri.

   Però, ci sono delle falle chiudere. La più evidente è quella che ha consentito ai Casaleggio di ottenere non solo una barcata di Euro, ma un notevole controllo sui pentastellati. Il distacco fra il Movimento e Rousseau è cominciato e questo spiega l’irritazione di Davide Casaleggio che sente sfuggirgli, forse definitivamente, il doppio asset: danaro e potere. L’altra falla si trovava nella maledetta clausoletta del limite ai mandati. Chi conosce un po’ di politica e di teoria della rappresentanza sa che fu un errore, ma un errore dettato dal furore anti-casta parlamentare. Quel furore si è un po’ acquietato, ma la correzione dell’errore non sarà affatto facile. I governisti già fibrillano. Alternative occupazionali prestigiose è difficile trovarne. Invece, trovare un seggio per Alessandro Di Battista sarà un gioco da bambini. Non fa problema neanche soddisfare la sua seconda richiesta che il Movimento si presenti e corra da solo. Con una legge elettorale proporzionale, di cui non si sente parlare perché evidentemente è in lockdown con tanto di mascherina, correre da soli è quasi imperativo. Poi, perché mai annunciare alleanze organiche prima del voto quando nelle democrazie parlamentari i governi non escono affatto dalle urne (come Minerva dalla testa di Giove), ma si fanno, contati i voti e i seggi in Parlamento?

Non è successo poco agli Stati Generali. Al contrario, governisti e ribellisti si sono contati. Ancora non sappiamo i risultati, ma per i numeri precisi anche negli USA ci hanno messo una decina di giorni. Ad ogni buon conto, i primi hanno vinto e i secondi si sono resi dolorosamente conto che non hanno abbastanza forza per nessuna spallata. Avanti tutta, anzi, no: adelante con juicio. Attacco a due punte: Di Maio e Di Battista, altrimenti teniamoci Vito Crimi come falso nueve, cioè il centravanti che sbuca quando serve. Se tutto quello che hanno gli altri è l’allenatore Goffredo Bettini che sdogana Silvio Berlusconi per allearsi con il quale certo non avevano votato gli elettori del PD, allora il Movimento 5 Stelle potrà anche sperare, da un lato, che un buon numero di elettori esprimerà la sua insoddisfazione, dall’altro, che il reddito di cittadinanza verrà ricordato dai suoi percettori come, risbuca la metafora marinara, un’efficace ancora di salvezza.

Pubblicato il 16 novembre 2020 su formiche.net

Obiettivo per l’Europa: rilanciare un’operazione di unificazione politica per avere un governo che è espressione dei cittadini europei e non dei rispettivi Capi di Stato e di Governo

Quasi del tutto passata sotto colpevole silenzio, la (co-)decisione del Parlamento Europeo e della Commissione di legare l’assegnazione dei fondi europei al rispetto dei diritti civili e politici. È finalmente il segnale che l’Unione Europea tiene alla democrazia sua e a quella negli Stati-membri. L’UE ricorda a tutti che non è mai stata solamente un mercato, ma che è e vuole rimanere il più grande spazio di diritti e di democrazia al mondo.

De America fabula narratur #Presidential2020

Nella più recente classifica dei Presidenti USA (Rottinghaus, Eady, and Vaughn, Presidential Greatness in a Polarized Era: Results from the Latest Presidential Greatness Survey, in “PS. Political Science & Politics”, vol. 53, July 2020, pp. 413-420) Donald Trump occupa l’ultima posizione con grande distacco dal penultimo. Eppure, nonostante il consistente vantaggio del candidato democratico Joe Biden registrato in tutti i sondaggi, anche negli Stati chiave, non è affatto sicuro che Trump sarà sconfitto il 3 novembre. Non è neppure sicuro che il 3 novembre conosceremo il nome del vincitore.

Nel frattempo a Trump si è presentata la grande occasione, per quel che so più unica che rara, di nominare un altro giudice alla Corte Suprema. Sarebbe il terzo che gli consentirebbe di lasciare un’eredità duratura. Ne ha subito approfittato scegliendo una donna relativamente giovane (48 anni), apertamente antiabortista, ruvidamente conservatrice. Poiché i giudici mantengono la carica a vita, per almeno trent’anni e più, la Corte Suprema avrà una solida maggioranza di giudici molto conservatori, alcuni reazionari, che, con le loro sentenze, incideranno non soltanto sulla società, per esempio, consentendo l’abolizione dell’Obamacare e rendendo quasi impossibili le interruzioni di gravidanza, ma anche sulla politica, per esempio, non intervenendo sui vari sotterfugi usati per “sopprimere il voto” (voter suppression). Non mi riferisco esclusivamente alla pratica, troppo spesso condonata, del gerrymandering (tracciare/disegnare i collegi elettorale per favorire/sfavorire determinati candidati), ma alle numerose modalità che riescono a rendere difficilissimo al limite dell’impossibile lo stesso esercizio del diritto di voto a cominciare dalla indispensabile registrazione nelle liste elettorali.

Nel frattempo, in almeno quattro stati USA gli elettori hanno già la possibilità di votare e lo stanno facendo per una pluralità di ragioni, compresa ovviamente quella di evitare eventuali assembramenti ai seggi ai tempi del Covid (che ha colpito duramente gli Stati Uniti). In altri stati si annuncia un massiccio ricorso al voto postale che Trump ha deciso di contrastare in tre modi: 1. dichiarando che si presta a frodi ordite dai democratici; 2. chiedendo che venga concesso soltanto a chi dimostra di non essere in condizioni fisiche che gli/le consentano di andare al seggio (negli Stati governati dai repubblicani il numero di seggi è stato considerevolmente ridotto: taglio non proprio “lineare”); 3. negando i fondi allo US Postal Service al cui vertice qualche tempo fa nominò un suo ricco finanziatore. Naturalmente, va subito sottolineato che, da un lato, in caso di ricorsi le eventuali frodi potrebbero giungere alla Corte Suprema, dall’altro, che addirittura l’esito complessivo del voto e quindi l’elezione del Presidente finirebbero proprio nelle mani della Corte come avvenne nel 2000 quando i cinque giudici nominati dai Repubblicani decisero che il repubblicano George W. Bush aveva sconfitto il democratico Al Gore a favore del quale si erano schierati i quattro giudici nominati dai democratici.

Tutti i mass media USA riportano quotidianamente non soltanto i dati dei sondaggi, ma i molti episodi che riguardano ostacoli frapposti agli elettori. Non mi spingo fino a dire che negli USA è in corso una crisi costituzionale e istituzionale senza precedenti. Prendo atto della acuta preoccupazione di molti commentatori, la maggioranza dei quali sono, comprensibilmente, democratici. Segnalo, però, che, da un lato la separazione dei poteri scricchiola e vacilla. Il Presidente repubblicano può imporre alla sua maggioranza di senatori repubblicani di confermare la donna giudice da lui prescelta portando ad una granitica maggioranza nelle sede più alta e decisiva del potere giudiziario. Dall’altro, prendo atto che persino il fondamento della democrazia, le elezioni, rischiano di non essere free and fair, ma di venire manipolate, sovvertite. Sullo sfondo stanno le proteste dei partecipanti al movimento “Black Lives Matter” contro il razzismo strisciante e il suprematismo bianco. Nessuno stupore che gli USA occupino il 23esimo posto nella classifica di Freedom House.

Pubblicato il 28 settembre 2020 su PARADOXAforum

La campanella e il grande test di civiltà #scuola

L’oramai prossima riapertura delle scuole è un grande test. Contrariamente a quanto sostiene l’opposizione, Salvini ha già annunciato una mozione di sfiducia nei confronti del Ministro dell’Istruzione, il test non riguarda soltanto Lucia Azzolina. È un test nazionale, di efficienza e persino di civiltà. Sono coinvolti 8 milioni di studenti dalle Alpi alla Sicilia e i loro genitori. Sono chiamati al lavoro circa due milioni di persone fra insegnanti e personale scolastico di vario tipo. Essenziale è altresì la partecipazione di qualche centinaia di migliaia di operatori dei mezzi di trasporto. Infine, sono mobilitate numerose ditte per la produzione e l’installazione dei banchi monouso e di altri materiali. Anche se è vero che, in ultima istanza, la responsabilità tocca ai decisori politici, neppure in questo caso a rispondere di qualche (temo inevitabile) inconveniente dovrà essere solamente e, forse, neppure principalmente il Ministro. Infatti, sono le autorità regionali che hanno il potere di decidere la data dell’apertura in base al grado di preparazione delle loro strutture. Sembra, ad esempio, che Bolzano abbia già scelto la data del 7 settembre. Altri preferiscono una data successiva al 14 per giungere meglio preparati, magari consentendo riaperture differenziate a seconda del tipo di scuola. Da quanto succederà misureremo l’efficienza delle regioni e dei loro governanti. Lo faremo tenendo conto anche delle cifre, in alcune regioni basse e maneggevoli, in altre molte alte, con notevoli criticità già prima del Covid-19, specie nelle aree di grandi concentrazioni urbane. Quanto alla “civiltà”, il test chiama in causa un po’ tutti: docenti, famiglie, studenti, ma soprattutto i primi. Ricordo che abbiamo giustamente ammirato e lodato lo straordinario spirito di abnegazione del personale medico e infermieristico. Hanno lavorato lunghissime ore in condizioni difficilissime, di vita e di morte. Tutti i docenti debbono essere consapevoli che la sicurezza degli studenti dipende in larga misura da loro, dalla loro presenza nei diversi istituti, dalla loro disponibilità e sensibilità. Certamente, il Ministro e i dirigenti scolastici debbono reclutare e mettere all’opera nelle varie aree il numero di insegnanti necessario, adeguato. Però, a loro volta, gli insegnanti non debbono chiamarsi fuori dichiarando, com’è già avvenuto in alcuni casi, loro personali condizioni di fragilità che li porrebbero a rischio. Al proposito, è richiesto anche l’intervento dei sindacati che non può essere soltanto difesa degli iscritti, ma che deve assumere un punto di vista generale: il buon funzionamento della scuola. Sappiamo che altrove, persino nei Länder tedeschi, ovvero nel paese che riteniamo correttamente il più avanzato, si sono verificati problemi. Il Ministro dell’Istruzione e della Sanità debbono mettere tutti in guardia svuotando due atteggiamenti esiziali: l’allarmismo e il vittimismo. La campanella suona per tutti coloro che si comporteranno secondo le regole.

Pubblicato AGL il 30 agosto 2020

Regionali, cosa mi aspetto dai candidati. Scrive il prof. Pasquino @formichenews

Chi vuole uno Stato delle autonomie deve volere anche e (quasi) subito dimostrare che la sua autonomia la sa esercitare, per esempio, avendo già speso nella sua interezza i vecchi fondi europei, e rendendo meglio preparata, più snella, più efficace la burocrazia regionale. Il commento di Gianfranco Pasquino

Mi pare sia già cominciata in tutte le regioni che voteranno, se confermato, il 20 settembre, una articolata e approfondita riflessione sui temi della campagna elettorale al tempo del Covid-19. Gli acutissimi retroscenisti del Corriere della Sera e de Il Giornale e gli austeri (sic) commentatori de La Stampa e di Repubblica hanno smesso di annunciare la fine del governo Conte. Si sono dedicati da par loro, o mi sbaglio?, a sollecitare i Presidenti che si ricandidano e i loro sfidanti che, come minimo, delineino un progetto di regione. Par condicio: infatti, non c’è nessuna ragione per essere meno esigenti con le autorità regionali di quello che si chiede a Conte e al suo governo. D’altronde, se, finalmente, a livello nazionale, qualcuno, sarà forse proprio il presidente Conte, fra una conferenza stampa e quella successiva?, saprà tirare le somme e fare la sintesi delle proposte formulate agli Stati Generali, vedremo il progetto di rilancio del Paese per i prossimi numerosi anni.

Altruisticamente, Conte lavora per il suo successore a Palazzo Chigi – per i nomi bisogna chiedere ai retroscenisti senza accontentarsi di quello di Mario Draghi e, neppure, di Carlo Cottarelli. Il suo Progetto di Rilancio dovrebbe contemplare la chiarissima individuazione dei settori portanti, l’indicazione degli interventi, dei tempi, dei costi e dei vantaggi e anche del coordinamento con le regioni. Se, infatti, terminata la davvero penosa melina sull’accettazione dei 36/37 miliardi di Euro del Mes si deciderà di investire nelle spese sanitarie dirette e indirette, le regioni dovranno necessariamente essere coinvolte. Dovranno dire quanti fondi desiderano e come li spenderanno, magari investendo non solo in assunzioni e strutture, ma anche nel settore bio-medicale che è un’eccellenza nazionale. Ascolteremo almeno EmilianoToti e De Luca spiegare come stanno rendendo digitale e verde la loro economia? Naturalmente, finita, almeno temporaneamente, la vertenza sulle modalità di riapertura delle scuole, da tutti, uscenti e candidati, saremo prontamente informati delle criticità e dei successi nonché degli obiettivi di miglioramento.

Nella pandemia a molti, me compreso, è parso che lo Stato si sia visto riconoscere quel ruolo centrale nella mobilitazione, nella assegnazione e nella distribuzione di risorse al quale nessun mercato potrebbe mai supplire. Ai candidati alle cariche di governo regionali sembra più che lecito chiedere se vorranno usare il loro potere in chiave interventista e se, all’uopo, sanno già come riformare e rendere più dinamiche le rispettive burocrazie regionali. Non è soltanto la burocrazia “nazionale” a costituire la palla al piede di governi che già non sono vivaci, iperattivi, decisionisti. Chi vuole uno stato delle autonomie deve volere anche e (quasi) subito dimostrare che la sua autonomia la sa esercitare, per esempio, avendo già speso nella sua interezza i vecchi fondi europei, e rendendo meglio preparata, più snella, più efficace la burocrazia regionale. Poi, con gli apporti decisivi di Di Battista e Scalfarotto, di Azione di Calenda, proiettata dai sondaggi di Pagnoncelli ad un irresistibile 2,8%, di marmotte e altri graziosi animali, discuteremo di convergenze e di coalizioni e soprattutto di programmi, classico cavallo di battaglia di chi vuole posti. Faites vos jeux.

Pubblicato il 28 giugno 2020 su formiche.net

Mercatisti che chiedono allo Stato #StatiGenerali

Prima le proposte e poi le critiche, o viceversa? Forse, il da poco Presidente della Confindustria il lombardo Carlo Bonomi non si è neppure posto il problema. Quel che Confindustria ritiene necessario è stato consegnato ad un corposo volume intitolato Italia 2030. Proposte per lo sviluppo”. Poiché il messaggio centrale è che “bisogna riorientare il Paese verso la crescita del lavoro, del reddito, della produttività e dell’innovazione”, non si può non essere d’accordo. Poi, si vorrebbe sapere, con la precisione che, secondo Bonomi, manca a Conte, in che modo ottenere tutte quelle cose belle nello spazio di dieci anni, sostiene Bonomi, utilizzando gli aiuti europei. Questo è quanto, in maniera più o meno accentuata, si trova in molte delle proposte, anche quelle del gruppo di lavoro coordinato da Colao, che sono state variamente presentate e parzialmente discusse a Villa Pamphilj.

I ritardi che Bonomi attribuisce al governo Conte sono strutturali. La crescita economica è praticamente cessata e il declino iniziato all’incirca trent’anni fa. Un libro importante (A. Capussela, Declino, LUISS University Press 2019), purtroppo non sufficientemente discusso, lo documenta con ricchezza di dati.

Bonomi ha offerto anche un metodo per raggiungere gli obiettivi da lui indicati. Lo si farà con la “democrazia negoziale”. Non so se c’è una sotterranea critica al Presidente del Consiglio Conte che a me non pare davvero essere un “decisionista”. Non vedo nella democrazia negoziale qualcosa di particolarmente nuovo o sorprendente, dal momento che lo spettacolo di più o meno allegre tavolate delle parti sociali che s’incontrano con il governo è frequente. Nel passato qualcuno aveva annunciato che sarebbe stato necessario procedere alla disintermediazione. Curiosamente, la Confindustria e le sue varie realtà locali si espressero per il sì al referendum costituzionale che avrebbe dato maggiore potere al governo.

In una certa misura, quasi tutte le democrazie contemporanee in sistemi multipartitici sono negoziali. Il punto è sapere dal Presidente Bonomi come si giunge poi alla decisione e all’attuazione, che, notoriamente, è l’anello debole dei procedimenti decisionali dei governi italiani. Espressosi contro i finanziamenti a pioggia, pure, a mio avviso, assolutamente necessari in un sistema socio-economico devastato dal Covid con centinaia di migliaia di operatori che meritano di essere aiutati per il rilancio, Bonomi ha dovuto, obtorto collo, riconoscere il ruolo importantissimo dello Stato. Insomma, né in Europa né in Italia il mercato può garantire qualsivoglia ripresa senza un ingente e intelligente intervento delle istituzioni politiche e dello Stato. Questa è la vera sfida che Conte deve raccogliere: produrre un salto di qualità nel funzionamento della macchina dello Stato, della burocrazia. Altrimenti, neppure i migliori dei progetti, e ne sono stati formulati non pochi, riusciranno a risollevare e rilanciare l’Italia.

Pubblicato AGL il 18 giugno 2020

Il ritorno dello Stato (e dell’Europa) #Lectio Accademia delle Scienze di Bologna

Alcuni di noi, imperterriti keynesiani e socialdemocratici non pentiti, lo sapevamo e non l’avevamo mai dimenticato. Qualcuno di noi si ricordava persino di Hobbes: lo Stato nasce per fare cessare la “guerra di tutti contro tutti” dando vita a un ordine “giusto” che salva la vita (mi ripeto deliberatamente) dei cittadini. Dopodiché, lo Stato può, ma debbono essere i cittadini a volerlo liberamente e ripetutamente, anche provvedere al benessere di tutti i cittadini: welfare State. Paleo e neo-liberisti hanno negato tutto questo e hanno balordamente condotto molti Stati sulla via della sregolatezza (deregulation) e del sovranismo. Il Covid-19 ha dimostrato con crudeltà che nessuno si salva da solo. “No man is an island”, ma nell’arcipelago della globalizzazione, della epidemia per tutti, pandemia, tutti abbiamo bisogno di risposte collettive. Solo lo Stato, sorretto dalla legittimità, in grado di mobilitare risorse, economiche, mediche, culturali, capace di utilizzare al meglio le conoscenze, può rispondere alle richieste dei cittadini: regole da (fare) rispettare, sacrifici da condividere, beni da distribuire equamente. Soltanto una unione o quantomeno un coordinamento solidale e serrato fra Stati, che possiamo chiamare Unione Europea, riesce a dare risposte adeguate in situazioni di grandi sorprendenti drammatiche crisi. Ben tornati, Stato (del benessere che ricostruiremo), Europa (del nostro destino).

ACCADEMIA DELLE SCIENZE DELL’ISTITUTO DI BOLOGNA

SCIENZA APERTA
La ripresa

04 giugno 2020

 

¡Dialogamos con el profesor Gianfranco Pasquino sobre el rumbo de la Ciencia Política después de la crisis sanitaria! #lasillaeléctrica

La Silla Eléctrica Mesa de análisis político, dominada por alumnos universitarios acerca de los temas más trascendentales de la vida pública diaria en México y Aguascalientes.
Spotify 

¡Dialogamos con el profesor emérito de ciencia política, por la Universidad de Bolonia Gianfranco Pasquino sobre el rumbo de la Ciencia Política después de la crisis sanitaria!

 

20 de Mayo, Universidad de Aguascalientes