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A Renzi è scivolata la pedivella. Si è trovato con l’incarico senza un nome di ministro

ItaliaOggi

Per il politologo Gianfranco Pasquino il segretario Pd è stato vittima della sua irruenza

A Renzi è scivolata la pedivella. Si è trovato con l’incarico senza un nome di ministro

di Goffredo Pistelli

La sfida di Matteo Renzi, per come la raccontano alcuni, parrebbe quella di un giovane laureando, brillante, dotato e di belle speranze, atteso alla discussione di una tesi importante, di ricerca, forse superiore ai suoi mezzi.

Gianfranco Pasquino, allora, è l’esaminatore giusto per un doppio motivo: perché è un politologo di fama e perché la politica l’ha fatta davvero, in parlamento con l’Ulivo, e nella sua Bologna, con una lista civica che ha avuto il suo peso.

Domanda. Professore, facciamo un passo indietro. Questa staffetta era necessaria? Per alcuni osservatori Renzi non aveva alternative: con le europee alle porte e il rischio di vedersi addebitare un’eventuale sconfitta per mano grillina, ha dovuto agire. Lei che ne pensa?

Risposta. Guardi, credo che il vero motivo di quanto è accaduto sia l’irruenza stessa del segretario Pd: non voleva arrivare a un cambio in tempi così rapidi.

D. Dice che la situazione gli è sfuggita di mano?

R. Sì, a forza di pressare e punzecchiare Enrico Letta, siamo arrivati a un punto di non ritorno. Lo si capisce bene dal fatto che non fosse preparato: non aveva pronta una squadra di governo, neppure un nome e le idee esposte sono quelle che il sindaco va affermando da tempo.

D. E il ruolo del presidente della Repubblica, allora, qual è stato? Perché senza dubbio il lungo incontro di lunedì della scorsa settimana al Quirinale, fra lui e Renzi, ha fatto da effetto slavina…

R. Credo che Giorgio Napolitano non avesse per una volta calcolato esattamente quello che stava succedendo. Non si spiega facilmente, dopo un così insistito sostegno a Letta, questo abbandono così rapido. A meno che…

D. A meno che?

R. A meno che, da uomo di partito, e qui l’espressione è usata nel suo senso più alto, abbia valutato scegliere un uomo di partito, un segretario per giunta, che in pieno inverno aveva avuto il 67% dei consensi fra gli elettori alle primarie, e che aveva il pieno controllo della direzione di quella forza politica. Tutte caratteristiche che Letta non poteva offrire. Napolitano avrebbe pensato cioè che quella fosse una soluzione migliore per il Paese. Sarebbe stata cioè la scelta di tornare a un governo politico. Perché non si può dire certo che l’esecutivo che verrà sarà «di servizio, come sostiene qualcuno

D. Se, come dice lei, Renzi si è trovato a Palazzo Chigi in tempi non preventivati, ora che cosa deve fare? Correre, immagino…

R. No, guardi. L’errore sarebbe proprio quello: mettersi a correre. Se lo facesse dimostrerebbe che non ha capito niente della politica italiana. Innanzitutto, all’opposto, deve ragionare e prendere il tempo che ci vuole per fare una coalizione capace di durare. Se no si troverà a farla con B. e il partito gli si spaccherà in mano.

D. Non corra, lei dice, ma la scaletta delle riforme annunciate e da passo di marcia. Anche se si tratterà di fare dei decreti: quattro in altrettanti mesi, non sono pochi…

R. Nessuna delle riforme che Renzi ha menzionato si può fare in trenta giorni. Al massimo, se va bene, ci vuole un mese e mezzo per farne approvare una da un ramo del Parlamento. Sa cosa diceva Giuliano Amato che, oltre a essere stato due volte premier, ha fatto il ministro del Tesoro?

D. La fermo: potrebbe essere un ministro adatto per il governo Renzi?

R. Certo, ma non credo voglia lasciare la Corte Costituzionale, per un esecutivo che potrebbe durare anche solo un anno…

D. Capisco. Prosegua pure…

R. Amato diceva che un governo è un naufrago in una mare procelloso: un disegno di legge è come un messaggio dentro una bottiglia e quando, dopo 7-8 mesi, arriva a destinazione, è illeggibile, perché ha preso acqua.

D. Lei è scettico…

R. Intanto la legge elettorale non appare più una priorità, perché un governo che vuol durare fino a fine legislatura non si mette certo all’animo di farla.

D. Quindi la priorità quale diventerà?

R. Immagino il rilancio dell’economia e dell’occupazione per la quale, intanto, Renzi dovrà trovare un buon ministro perché Flavio Zanonato non ha dato davvero una buona prova di sé.

D. Ecco, Renzi deve trovare i ministri adatti. Proviamo dargli qualche suggerimento. L’economia la scansano tutti, pare…

R. Se Mario Monti abbassasse la cresta, sarebbe l’uomo adatto: è conosciuto internazionalmente, apprezzato dai mercati e dagli operatori economici, è stimato, ha una visione europeista.

D. Se abbassasse la cresta, lei dice…

R. Ma sì, dovrebbe mettere da parte le sue aspirazioni di politico dell’ultimo periodo e recupere il suo profilo di grande tecnico. Dovrebbe cioè entrare in una logica di ministro, cosa che comporta la necessità di negoziare.

D. Qualcuno aveva suggerito Romano Prodi…

R. No, troppo ingombrante per Renzi. Non se lo potrebbe permettere. E poi creerebbe divisioni anche col Nuovo centro destra. Semmai un buon nome potrebbe essere Stefano Fassina.

D. E col «Fassina chi?» come la mettiamo?

R. Sì, si possono fare le battute ma si è formato alla Bocconi, ha fatto il viceministro, parla inglese.

D. Ha lavorato al Fondo monetario internazionale, certo. Restano gli scontri violentissimi degli ultimi due anni, però…

R. L’accantonamento delle questione personali sarebbe un gran segno di maturità da parte di Renzi. Pier Carlo Padoan, di cui si parla molto, è un ottimo economista ma di peso politico ne ha poco.

D. E le altre riforme, professore, come le vede? C’è chi dice che quella, annunciata, delle burocrazie possa essere la più rischiosa, in quanto il sistema potrebbe di fatto ribellarsi…

R. È una responsabilità che chi vuol cambiare, come Renzi, deve assumersi. Riportare sotto controlla l’alta burocrazia è un compito storico. Quando la macchina amministrativa tornerà a mettere a disposizione della politica le competenze, che ci sono, sarà un gran giorno. Ma, fra i nomi che sento, non ce n’è uno che sia in grado.

D. Lei chi vedrebbe adatto alla bisogna?

R. Certo, uno che sarebbe in grado è ancora Franco Bassanini.

D. Rischi politici, ce ne sono professor Pasquino? Silvio Berlusconi, pur grato per la rottamazione dell’antiberlusconismo, potrebbe non gradire l’accelerazione renziana…

R. B. non ha sufficiente potere politico per intralciare Renzi. Certo, è contento di tornare in televisione, ma ha subito una dura sconfitta in Sardegna, dove si era impegnato personalmente, e andrà male alle europee dove non potrà candidarsi e quindi usare il suo cognome e ad averne il traino che sappiamo.

D. Pericoli interni, ce ne sono?

R. Nel Pd, intende? Non vedo una sfida vera e propria ma, quello sì, uno strato di persone che non vogliono il successo di Renzi, facendosi sostenitori passivi o oppositori morbidi. Come questo Pippo Civati che va a sobillargli i senatori contro. Insomma, non si fa così.

D. Ed alleati come Dario Franceschini, alla lunga terranno?

R. Mi pare che Franceschini stia aspettando la ricompensa per tutto quello che ha fatto, dal congresso in qua. E credo che l’avrà. L’uomo comunque è tutt’altro che privo di qualità.

pubblicato su ItaliaOggi  19/2/2014, pag. 7


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