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Severo monito del Colle

AGL 2 gennaio 2015
Ancora una volta, sicuramente l’ultima, il Presidente Napolitano ha invitato gli italiani ad avere fiducia in se stessi, a partecipare alla politica, l’unico modo per migliorare tutti insieme la vita, ad agire in maniera responsabile e convinta. In un discorso tutto politico, Napolitano ha sottolineato di avere fatto del suo meglio in condizioni difficilissime per stabilizzare il governo, per sostenere l’opera di riforma delle istituzioni per ridurre le distanze fra le forze politiche. Con accenti spesso accorati, ha incoraggiato tutti a fare leva sul grande capitale umano di cui l’Italia può, a suo forse troppo ottimistico parere, tuttora disporre. L’Italia continua ad avere una missione in quanto nazione. Alcuni italiani “esemplari” danno corpo a questa missione nelle loro meritorie attività. Tuttavia, secondo il Presidente bisogna sconfiggere mali atavici, fra i quali, soprattutto, la criminalità organizzata e la corruzione.

Il bilancio che il Presidente fa della sua lunga e non più prolungabile esperienza è molto sfaccettato. Quanto è stato cominciato lo considera positivo in Italia e in Europa, anche il Capo del governo dirà meglio alla fine del suo semestre di presidenza non caratterizzato da nessun cambiamento di verso delle politiche europee. Ma fra le righe del discorso di commiato di Napolitano si coglie la persistente preoccupazione che, apparentemente terminato lo stato di eccezionalità che lo condusse riluttante ad accettar un secondo mandato, governo e parlamento non riescano a portare a compimento l’azione riformatrice che sola può rilanciare l’Italia. Guardando il vecchio Presidente, affaticato e in parte insoddisfatto si coglievano elementi di tristezza anche nell’affermazione che il suo impegno non mancherà neppure dopo la sua uscita dal Quirinale (d’altronde, tornerà in Parlamento a fare il senatore a vita. Anche nel prossimo Senato riformato e depotenziato ma non per chi saprà fare valere le sue conoscenze e il suo prestigio.)

I grandi leader politici lasciano il loro paese in condizioni migliori di quelle in cui l’hanno trovato. Napolitano crede indubitabilmente che la situazione politica attuale sia migliore di quella dello “sbandamento” del febbraio-marzo-aprile 2013. Probabilmente è anche migliore di quella del maggio 2006 quando fu eletto la prima volta. Eppure a lui non sfugge che proprio la sua successione, le modalità con le quali verrà eletto il prossimo presidente, le sue qualità politiche, che Napolitano ha indicato come assolutamente importanti, del prescelto, faranno un’enorme differenza. Napolitano lascia, certamente non abbandona, un paese appeso ad un futuro nel quale la sfiducia nelle istituzioni, come dimostrato da recenti ricerche, è bassissima, e nei partiti ancora più bassa.

Ha grandi meriti il Presidente che se ne va, ed è giusto e doveroso riconoscerglieli. Quei meriti appaiono ancora più grandi quando si ascoltano le risposte banali, di parte, faziose, che provengono, del tutto prevedibili dalle parti politiche. Si ha l’impressione che nessuno o quasi voglia effettivamente operare affinché il prossimo presidente sia, non all’altezza di Napolitano che, per ragioni di storia personale e di biografia politica non ha eguali, ma all’altezza di sfide, italiane e europee che permangono tutte e sono ancora gravissime. In attesa della mossa del cavallo che sorprenda positivamente tutti gli italiani, è opportuno, caro Presidente che, insieme a noi, anche lei rimanga vigile, severo e incisivo.

Pubblicato AGL 2 gennaio 2015


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