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Ecco perchè l’Italicum va cestinato

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Nessun sistema elettorale è fatto per eleggere un governo. Anche nelle Repubbliche presidenziali, nelle quali il Presidente eletto dai cittadini è capo dello Stato e del governo, esiste uno specifico sistema elettorale per eleggere il Congresso/Parlamento. A nessun sistema elettorale è mai stato prioritariamente attribuito il davvero oneroso compito di designare il vincitore la sera stessa delle elezioni. Fra l’altro, con l’Italicum il vincitore diventerà noto agli italiani due settimane dopo il voto, una volta tenuto il ballottaggio. Tutti i sistemi elettorali hanno un compito costitutivo: dare agli elettori la migliore rappresentanza possibile. A lungo si è pensato che fossero i sistemi elettorali maggioritari applicati in collegi uninominali, a produrre un’ottima rappresentanza politica grazie all’elezione di candidati che avevano stabilito un rapporto con gli elettori dei loro collegi e che, con l’obiettivo di essere rieletti, si sarebbero impegnati a mantenerlo. Questa convinzione non è venuta affatto meno in tutto il mondo anglosassone: dalla Gran Bretagna agli USA, dall’Australia ai numerosi paesi nei quali gli inglesi portarono regole, istituzioni, democrazia, fino all’India. Poi nella Quinta Repubblica è stato stato introdotto il doppio turno in collegi uninominali che non è ballottaggio poiché vi possono concorrere più di due candidati. Nessun sistema elettorale che affidi la scelta dei parlamentari alla loro nomina ai capi dei partiti e delle correnti, come stabilisce l’Italicum, risolverà la crisi di rappresentanza. Meno che mai può “restituire lo scettro al principe” che è il titolo di un libro che ho pubblicato da Laterza nel 1985. Il principe in questione è il cittadino-sovrano, non il capo del governo e neppure il partito gramsciano. Se pensiamo che il criterio più importante per valutare un sistema elettorale debba essere il potere degli elettori, non consentire agli elettori di scegliere circa il 60 per cento dei parlamentari significa togliere loro molto potere (agli elettori dei partiti medio-piccoli che eleggeranno pochi deputati significa non dare nessun potere tranne quello di tracciare una crocetta). Eliminare il ballottaggio, che consente agli elettori di esprimersi a favore del partito a cui vorrebbero affidare il governo del paese significa togliere loro potere e svirilizzare l’Italicum, a prescindere dalla problematicità di un ballottaggio limitato a partiti o liste singole.

L’Italicum, oramai difeso soltanto da coloro che hanno colpevolmente contribuito a elaborarlo ha molti altri difetti, ma almeno due obiezioni non le merita. Primo: non deve essere mai paragonato alla Legge Acerbo; secondo non deve essere riformato solo perché potrebbe vincere un partito o una lista o un movimento non graditi a chi ha scritto e approvato la legge. Quanto al primo punto, è sbagliato paragonare una legge elettorale usata in un regime autoritario (che, fra l’altro, usò anche mezzi illegali per schiacciare l’opposizione e vincere) con un sistema elettorale applicabile in un regime democratico. La legge fascista Acerbo non contemplava nessun ballottaggio che ha sempre il merito di consentire agli elettori di cambiare a ragion veduta il loro voto. Quanto al secondo punto, le leggi elettorali non vanno mai scritte con riferimento al contingente per favorire qualcuno e sfavorire altri. Di conseguenza non vanno neppure cambiate con la stessa logica truffaldina. Non da oggi sappiamo che l’Italicum è una brutta legge elettorale. Non basteranno i ritocchi particolaristici. L’Italicum deve essere cestinato, meglio se prima della valutazione che ne darà la Corte Costituzionale. Deve esser sostituito da un Europaeum, ovvero da un sistema elettorale all’altezza dei migliori sistemi utilizzati nelle democrazie parlamentari di lungo corso dell’Europa occidentale.

Pubblicato il 24 luglio 2016


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