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Eliseo Milani, l’eleganza di un comunista

Provo un persistente senso di colpa per non avere avuto la forza (a causa dell’influenza) di andare a Roma al funerale laico di Eliseo Milani un giorno di fine dicembre 2004. Per quattro anni, dal 1983 al 1987, eravamo stati colleghi nel gruppo della Sinistra Indipendente al Senato. Lui, l’operaio comunista, già segretario della Federazione di Bergamo, poi con il gruppetto del Manifesto e nel PDUP, più volte parlamentare, io professore di Scienza politica, mai comunista, sempre “azionista”, torinese, alla prima legislatura, instaurammo senza nessuna formalità e nessuna discrepanza quello che Pietro Barrera, il nostro bravissimo assistente parlamentare, definisce, penso con leggera ironia, “un sodalizio inedito e sorprendente”. In verità, noi due non abbiamo mai provato nessuna sorpresa nel condividere molte idee, in materia sia di rapporti politici, con il PCI e con il PSI, sia in materia di riforme istituzionali e elettorali.

Il bel libro in suo ricordo Eliseo Milani. Eleganza operaia e stile comunista (a cura di Aldo Garzia e Gabrio Vitali), Lubrima Bramani Editore, coglie fin dal titolo e illumina i tratti centrali della personalità di Milani. Rispetto ai libri dedicati a uomini politici più o meno importanti, in tutti i capitoli qui scritti da amici e compagni si trova una sincera affettuosa ammirazione, mai ammantata di retorica e di frasi fatte, talvolta persino segnata dall’emozione, che suona assolutamente genuina, per il rapporto personale di chi scrive con un uomo politicamente elegante e coerente, senza mai diventare rigido e chiuso. Milani non fu soltanto un abile organizzatore politico, sempre, nonostante fosse di temperamento burbero e poco accondiscendente, intento a smussare le asprezze, non a obliterare le differenze, e a contenere le tensioni. Fu un esempio di impegno politico, mai esagitato, mai esasperato, mai personalizzato ovvero non interessato a promuovere la sua persona quanto a fare circolare e fare valere le sue idee. Non lo apprendo soltanto dalle testimonianze raccolte in questo libro, ciascuna delle quali corrisponde alle impressioni che ebbi conoscendolo, ascoltandolo, vedendo come si preparava per gli interventi in aula, sempre con qualche preoccupazione, sempre interessato al mio parere (già, ero il “compagno professore”), sempre attento al dibattito e pronto alla replica informata. Lo ascoltavo commentare i fatti del giorno e trarne il succo politico, ogni volta imparando qualcosa.

C’è un senso politico che nelle università non si studia, non s’insegna, non s’impara. Milani ne era dotato. Lo aveva appreso in condizioni difficili e lo aveva affinato, anche questo trovo nel libro a lui dedicato, in una molteplicità di situazioni complicate. Nella nostra collaborazione nella Commissione per le Riforme Istituzionali presieduta dal liberale Aldo Bozzi spesso era sufficiente che scambiassimo alcune idee per trovare l’accordo sia per criticare quanto altri Commissari avevano detto (Milani detestava la superficialità e l’improvvisazione) sia per procedere ad alcune (contro)proposte. Opportunamente, il libro riporta la nostra corposa Relazione di Minoranza, di cui eravamo molto fieri, che contiene una precisa proposta di riforma elettorale e molto più. C’è una visione di democrazia sulla quale avevamo riflettuto per tradurla in alcune proposte concrete. Sì, la concretezza era una delle virtù politiche di Eliseo Milani poiché significava essersi chiariti le idee e potersi impegnare tenendo conto in maniera responsabile delle conseguenze del nostro agire.

Troppi oggi parlano e si vantano di fare politica per passione. Senza nessuna vanteria, con sano realismo e con sottile ironia, talvolta applicata anche a se stesso, Milani ha continuato nella sua passione politica anche terminata la sua esperienza parlamentare. Come alcuni dei suoi compagni, penso che la non solo mia nostalgia del modo di fare politica di Eliseo sia più che giustificata e che ricordarlo è non solo un dovere, ma un privilegio. Il libro sarà presentato giovedì 11 gennaio 2018 alle ore 17,00 nella Sala dell’Istituto Santa Maria in Aquiro, Piazza Capranica, 72, Roma

Pubblicato il 29 dicembre 2017


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