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In Francia sono in crisi i partiti, non la democrazia @DomaniGiornale

 “Chi conosce il diritto costituzionale classico e ignora la funzione dei partiti, ha un’idea sbaglia dei regimi politici contemporanei; chi conosce la funzione dei partiti e ignora il diritto costituzionale classico ha un’idea incompleta ma esatta dei regimi politici contemporanei”. Questa frase del giurista e politologo francese Maurice Duverger, è tratta dal suo giustamente famosissimo libro Les partis politiques (1951). Mantiene tutta la sua validità e bisogna farne tesoro analitico. Anni dopo, pur fiero oppositore del Gen. de Gaulle e inizialmente delle istituzioni della Quinta Repubblica, Duverger diventò sostenitore e cantore del semipresidenzialismo, modello di governo poi diffusosi con successo in Portogallo e in non poche democrazie postcomuniste dell’Europa centro-orientale. Fedele alla sua impostazione, oggi Duverger suggerirebbe di guardare alle notevoli difficoltà di funzionamento (come sono bravo a evitare la parola crisi meno che mai associandola a democrazia) della Quinta Repubblica, ma, senza in nessun modo sottovalutare l’assetto costituzionale, andando ad esplorare in special modo la struttura e la dinamica del sistema dei partiti.

   Fintantoché i partiti gollista e, in maniera appena inferiore, il Parti Socialiste hanno saputo raccogliere e organizzare il consenso dell’elettorato, la Francia, che, è opportuno ricordarlo, veniva dall’esperienza disastrosa della Quarta Repubblica, ha acquisito dinamismo, si è modernizzata, ha dato vita a energizzanti alternanze al governo e grande spolvero alla sua grandeur. Indebolitisi i partiti per molte ragioni, una delle quali è il declino delle qualità delle loro leadership, è diventato più difficile acquisire e mantenere un funzionamento soddisfacente delle istituzioni semipresidenziali.

    Nel 2017 Emmanuel Macron conquistò la presidenza sfruttando un appositamente creato veicolo elettorale che scompaginò la sinistra, soprattutto i socialisti, e in parte anche i gollisti. Poi, contando probabilmente troppo sulle sue capacità personali, non si è impegnato a sufficienza per radicare sul territorio, operazione comunque difficile, la sua comunque strutturalmente debole organizzazione politica. Riconquistata la presidenza nel 2022 soltanto grazie a quel che rimane della “disciplina repubblicana” con la quale de Gaulle escludeva democraticamente la destra da qualsiasi accesso al governo, Macron si è trovato a fronteggiare un’Assemblea Nazionale nella quale i “suoi” deputati non sono mai stati maggioranza assoluta e hanno dimostrato di non avere abbastanza forza di attrazione. Al contrario.

   La sua esagerata autostima e una malposta volontà di ripicca nei confronti di alcuni settori della sinistra, in particolare quelli guidati da Jean-Luc Mélenchon, hanno portato l’orgoglioso Presidente Macron in un vicolo cieco. Potrebbe procedere a sciogliere nuovamente il Parlamento, sperando in qualche colpo di fortuna elettorale, ma il rischio di logorare a suo personale scapito sia l’elettorato sia le istituzioni è molto grave. Non riesce a trovare, probabilmente oggi non esiste, una personalità in grado di convincere almeno parte dei rappresentanti della France Insoumise a sostenere un nuovo governo. Per di più non potendo ricandidarsi per un terzo mandato, le sue dimissioni in tempi brevi aprirebbero una voragine, pardon la strada per l’Eliseo al Rassemblement National, anche se non all’inibita Marine Le Pen ovvero, in alternativa, non meno sgradita al campione di europeismo Macron, ad un esponente anti-Unione Europea di France Insoumise. Se i non sottomessi saranno capaci, superando le loro differenze, di trovare un candidato vincente.

  Comunque vada, senza una effettiva e significativa ristrutturazione del sistema dei partiti, il funzionamento del sistema politico francese non migliorerà. Anzi, continuerà ad essere la palla al piede delle indispensabili riforme economiche e sociali la cui attuazione richiede una guida politica competente, affidabile, legittimata dal consenso elettorale. Vaste programme, bien sûr

Pubblicato il 10 settembre 2025 su Domani


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