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Una via d’uscita dal Porcellum

Bocciato il doppio turno di coalizione, che quasi niente ha a che vedere con un sano doppio turno di collegio alla francese, è molto opportuno procedere rapidamente alla ricerca di una legge elettorale alternativa. Dovrebbe essere difficile fare peggio del Porcellum, che tanti guasti, politici e istituzionali, ha, anche deliberatamente, causato, ma l’incompetenza di troppi parlamentari fa temere qualche operazione spericolata. Ne abbiamo già sentite tante, non proprio belle, ma preoccupanti, in particolare quelle relative a infernali cocktail di sistemi esistenti; spagnolo in salsa tedesca o viceversa. Quando effettivamente si tratta di “sistemi” debbono essere presi in blocco pena la perversione degli esiti. Non c’è dubbio che la “voglia di proporzionale” continui a essere diffusa. Infatti, il doppio turno di coalizione era poco altro che un sistema proporzionale con premio di maggioranza “elastico”. Anche il cosiddetto modello “sindaco d’Italia”, lasciando da parte i suoi inconvenienti istituzionali, contempla l’attribuzione, più o meno eventuale, di circa l’80 per cento dei seggi con metodo proporzionale. Meglio sarebbe guardare all’ottimo sistema elettorale tedesco, proporzionale, sì, ma con alcune clausole, compresa quella del cinque per cento per accedere al Parlamento, che scoraggiano e puniscono la frammentazione partitica. Sotto il peso dell’urgenza adesso attribuita all’imminenza, 3 dicembre, della sentenza  della Corte Costituzionale relativamente alla costituzionalità soprattutto dell’entità del premio di maggioranza contenuto nel Porcellum e delle sue modalità di attribuzione, sembrerebbe più efficace pensare a sistemi elettorali conosciuti e persino già applicati. Può anche essere che la Corte dichiari non ammissibile il quesito, ma, comunque, anche per “accontentare” il Presidente della Repubblica, una legge elettorale migliore di quella vigente, bisognerà pure farla. Forse l’avremmo già se l’incerta giurisprudenza della Corte Costituzionale non avesse dichiarato inammissibile il referendum del gennaio 2012 che, in qualche modo, avrebbe ricondotto al Mattarellum. Adesso, sembra che su almeno un punto i concorrenti alla carica di segretario del Partito Democratico abbiano trovato un’intesa: per l’appunto, tornare al Mattarellum.  E’ una buona notizia anche perché sembra che sia probabile trovare non pochi sostenitori del Mattarellum anche nel campo del centro-destra e quindi procedere piuttosto rapidamente alla sua (ri)approvazione. In assoluto, il Mattarellum non è il migliore dei sistemi elettorali disponibili sul mercato. Certo è preferibile a tutte le pensate elettoral/parlamentari italiane degli ultimi dieci anni circa. Ha anche il pregio di essere stato il sottoprodotto del ritaglio effettuato dagli elettori referendari nel 1993, sottoprodotto perché fu la legge elettorale del Senato a beneficiare del referendum senza vedersi appiccicare fronzoli vari. Il peggiore dei fronzoli elaborati dai deputati fu costituito dalle modalità dello scorporo (gli esperti suggeriscono di usare un termine più corretto e più preciso: scomputo) dei voti serviti a eleggere i candidati nei collegi uninominali. Infatti, per evitarne le conseguenze, i partiti soprattutto quelli grandi, più di tutti la Casa delle Libertà, convogliarono voti sulle cosiddette liste civetta. L’esito, oramai colpevolmente dimenticato, fu che la Camera dei deputati eletta nel 2001 non ebbe mai il quorum. Per l’intera legislatura, fra le proteste dei radicali, mancarono ben undici deputati, tutti di Forza Italia.Peraltro, la Casa delle Libertà continuò a godere di una confortevole maggioranza numerica, pur non potendo sostituire neppure il deputato Lucio Colletti deceduto in un malaugurato incidente. Insomma, di qualche ritocco un po’ più che cosmetico il Mattarellum ha sicuramente bisogno, magari anche dell’introduzione di clausole che impediscano ai piccoli partiti di intrufolarsi nei grandi sfuggendo alla soglia del 4 per cento (magari da elevare a 5) per accedere al Parlamento. Coloro che hanno giustamente fretta di riformare la legge elettorale dovrebbero anche mettere in bella evidenza due pregi del Mattarellum. Uno è sostanziale. I collegi uninominali sono la precondizione per stabilire un qualche collegamento effettivo fra elettori e candidati, meglio se non paracadutati (il requisito della residenza nel collegio per ottenere la candidatura sarebbe auspicabile). L’esistenza di collegi uninominali consentirebbe anche di indire elezioni primarie per la selezione delle candidature. Infine, anche se è possibile che vi siano stati spostamenti di elettori nei dieci e più anni trascorsi dal 2001, non dovrebbe essere difficile, ecco l’altro pregio, formale, del Mattarellum, ridisegnare in maniera equilibrata i collegi che abbiano perso o guadagnato elettori. Niente impedisce di pensare che esistano sistemi elettorali preferibili al Mattarellum (eccome se lo penso!; anzi, sono convinto di saperlo). Tuttavia, nelle condizioni date, il Mattarellum può rappresentare il miglior punto di ricaduta di questo parlamento malamente eletto. Il resto si vedrà.

Pubblicato su l’Unità


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