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Lobbisti? Sono già dentro le Istituzioni

Casa della Cultura

È colpa delle lobby se i governanti, i parlamentari e i burocrati utilizzano parte del loro potere politico di influenzare e prendere decisioni per favorire gli interessi privati di parenti, collaboratori, amici, clienti? Qualsiasi vantaggio quei ministri, parlamentari, burocrati ne traggano, il fenomeno si chiama corruzione. Tranquilli, non è corruzione percepita. È corruzione praticata; spesso, anche, corruzione condonata. Pensare di porre fine a questi scambi impropri, costosissimi per le finanze dello Stato (ovvero per i cittadini), semplicemente regolamentando le lobby non è soltanto sbagliato. È assolutamente ridicolo.

Voluminoso e ricchissimo di nomi prestigiosi è l’albo, consultabile al Congresso di Washington (nonché ovviamente in tutte le assemblee degli stati degli USA), non delle lobby in quanto tali, ma dei lobbisti, ovvero di coloro che rappresentano, promuovono e difendono gli interessi di un numero elevatissimo di associazioni dei più vari tipi. Stuoli di lobbisti professionisti, spesso impiegati in studi di avvocati, spesso ex-parlamentari, ex-funzionari pubblici, operatori dei mass media hanno, grazie alla loro iscrizione nell’albo, accesso ai rappresentanti e ai senatori, meglio, ai loro ampi staff. Possono circolare liberamente nei corridoi e nelle anticamere del “potere”. Gli albi dei lobbisti non hanno in nessun modo messo sotto controllo le loro attività né contenuto il potenziale di scambi impropri, illeciti, corrotti. D’altronde, l’anello debole non sta lì, vale a dire, nella maggiore facilità di incontri fra lobbisti, staff e parlamentari (difficilissimo è l’accesso agli uffici del Presidente che sono ferreamente controllati). Sono, in USA, in Italia e altrove, i parlamentari, i ministri, i burocrati, i consiglieri a costituire l’anello debole.

Parlamentari incompetenti si fanno facilmente convincere da lobbisti con anni di esperienza e con massicce dosi di expertise. Burocrati selezionati in base alle loro opinioni politiche sentiranno persino il bisogno di colmare il loro vuoto di conoscenze con le informazioni, ancorché di parte e strutturate, che i lobbisti offriranno loro e che consentono loro di fare bella figura con i superiori e con i politici di riferimento. Ministri parvenu, senza nessuna trafila parlamentare, che non sanno neppure scrivere, tantomeno leggere, un emendamento sono facilissime prede, non soltanto di fidanzati e di genitori, ma di chiunque abbia cognizione di come funziona una Commissione parlamentare e di come si esercita la discrezionalità burocratica.

Quanto al Parlamento italiano, per decenni alcune lobby, che mai avrebbero accettato questa definizione, che mai avrebbero volute essere iscritte in un albo contenente rappresentanti di interessi a loro sgraditi, alla strada della pressione dall’esterno hanno preferito l’ingresso diretto in parlamento dai portoni principali. La Coldiretti mandava 70/80 parlamentari nei banchi democristiani e dava indicazioni vincolanti sulla nomina del Ministro dell’Agricoltura. I sindacati eleggevano non pochi parlamentari, nient’affatto sindacalisti a fine carriera. Il cislino Donat Cattin diventò anche Ministro del Lavoro. Notata l’assenza dei preti (non c’è bisogno di interrogarsi sul perché), non sono mai mancati i magistrati nelle file dei parlamentari. “Presente” potevano rispondere molti medici. Dal canto loro, alcuni notai, categoria numericamente ristretta, ma potentissima, presidiavano, quanto era di loro interesse nei procedimenti legislativi. In nessuno dei parlamenti post-1994 sono mancati magistrati e sindacalisti e chi esplorasse più a fondo troverebbe che non pochi parlamentari sono essi stessi lobbisti neanche tanto travestiti. Non avranno nessun bisogno di iscriversi in un albo per continuare la loro attività di rappresentanza di quegli interessi organizzati che hanno aiutato, favorito, prodotto la loro elezione in parlamento e che, comprensibilmente, verranno “ricambiati”.

Non posso trattenermi dal sottolineare che, meno forti dal punto di vista elettorale, alcune categorie, per molto ipotetico esempio, persino le sguattere del Guatemala, riusciranno, se sospinte da lobby esterne o cooptate in base a non chiari criteri, a ottenere qualche posto di governo, non elevatissimo, ma utile. Dovranno, poi, imparare a soddisfare gli interessi di quelle lobby.

Qualsiasi parlamento è anche luogo di rappresentanza di interessi, di negoziazione, di ricomposizione. Nessun interesse deve essere deliberatamente tenuto ai margini, per partito (ah ah) preso. Qualsiasi conventio ad excludendum impoverisce la rappresentanza di interessi, la vitalità di una società. Per evitare che nella competizione fra interessi vincano coloro che utilizzano la corruzione, ci sono due modalità, sostanzialmente risolutive. Nessuno di coloro che acquisisce cariche rappresentative e governative deve trovarsi in conflitto fra il suo potere politico e i suoi interessi privati. Se vuole una carica pubblica deve giungervi alleggerito dal peso dei suoi interessi privati/personali. Tutti i procedimenti decisionali, del governo e del parlamento e delle sue commissioni, debbono svolgersi in maniera assolutamente trasparente. Deve sempre essere noto e (rin)tracciabile chi presenta quale disegno di legge, più spesso quale emendamento cruciale. Molti attori possono dare contributi importanti alla trasparenza, a cominciare dagli stessi parlamentari. Il contributo decisivo, anche negli USA, é sempre dato dal giornalismo investigativo che non racconta quello che i parlamentari dicono, ma quello che fanno, perché, con quali prevedibili conseguenze. In special modo, quando i suoi praticanti sono preparati e stagionati, il giornalismo investigativo è il più arcigno difensore, contro le lobby particolaristiche, e il più agguerrito promotore dell’interesse pubblico. No, no, è evidente che non sto parlando dell’Italia.

Pubblicato il 14 aprile 2016


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