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Islamici, militari e ordine politico

L’estate seguita alle primavere arabe non si è dimostrata una buona stagione. Naturalmente, gli entusiasmi per l’immediata democratizzazione del Medio-Oriente erano, comunque, malposti e eccessivi, in qualche caso assolutamente illusori. Tuttavia, l’orologio della storia non gira mai all’incontrario. I milioni di persone che si sono mobilitate, soprattutto, i giovani, uomini e donne, hanno imparato molto e, prima o poi, lo metteranno a frutto nell’esigere di essere considerati cittadine/i con diritti e non sudditi da indottrinare e castigare.

La democrazia nei sistemi politici nei quali esistono organizzazioni politiche che rispondono, in qualsiasi varietà di forme e modalità, agli imam, che si acculturano nelle madrasse, che vorrebbero imporre la sharia, è/sarà certamente una conquista difficilissima. Questo era il senso più profondo del libro del grande politologo di Harvard Samuel P. Huntington (1927-2008) Lo scontro di civiltà (1995). Citatissimo, quasi sempre criticato, soprattutto da coloro che non l’hanno letto e soprattutto non sanno che il titolo si completa con le parole “e la ricostruzione del nuovo ordine mondiale“, quel libro è un monumento alla previsione politologica dei grandi fenomeni del nostro tempo. Chi ha letto l’intervista di Federico Rampini a Fareed Zakaria, uno degli allievi di Huntington (Il giorno che inventammo lo scontro di civiltà, in “la Repubblica”, 23 agosto 2013), potrebbe volere saperne di più.

Samuel Huntington

Samuel Huntington

Ho curato la pubblicazione dei più importanti saggi e articoli di Huntington: Ordine politico e scontro di civiltà (Il Mulino, novembre 2013). Qui desidero segnalare soprattutto che Huntington è anche l’autore della più suggestiva analisi del ruolo politico dei militari, delle diverse forme dei loro interventi e anche delle diverse modalità di restituzione del potere ai civili. Nella sua teoria si trova una risposta sia al perché i militari, di necessità “laici”, non possono tollerare governi islamici sia all’appoggio che sempre alcuni settori della popolazione danno agli interventi militari sia, infine, a come costruire un sistema politico nel quale i militari accettino di neutralizzarsi. Il caso egiziano è la cartina di tornasole della ricchezza e della validità della teoria di Huntington relativamente alle relazioni civili-militari. Soltanto i militari hanno sufficiente potere per costruire ordine politico; soltanto quando si affermerà l’ordine politico i militari torneranno nelle caserme.


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