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La scomunica e il sedicente onore

Uomini d’onore. Così si autodefiniscono e vogliono essere chiamati i boss della mafia e della ‘ndrangheta. Meno ipocriti, forse, i camorristi non aspirano a tanto. Per i sedicenti uomini d’onore il primo impegno solenne è l’omertà: tacere nomi, fatti, complici e azioni criminose. Ne va della forza e della solidità dell’organizzazione. Chi parla mette in pericolo tutti; quindi, va subito soppresso. E’ una lezione per tutti. Da qualche tempo viene impartita anche, in maniera “trasversale”, alle donne e ai bambini. L’onore deve essere costantemente riconosciuto e omaggiato davanti a tutti, in pubblico. In questo modo viene anche esteso e potenziato. La sosta e l’inchino della Madonna in processione a Oppido Mamertina di fronte alla casa del vecchio boss della ‘ndrangheta locale non è stato soltanto un omaggio da parte del parroco suo cugino primo. Non era soltanto il probabile ringraziamento per voti ricevuti del sindaco eletto quaranta giorni fa. Ha costituito un modo ottimo per riconoscere e onorare il potere politico, sociale, economico (quanti “favori” avrà fatto nella sua carriera quel vecchio boss!) e criminale del boss.
“Siete scomunicati” ha intimato Papa Francesco con voce alta e ferma proprio in Calabria due settimane fa. Dopodiché, duecento detenuti in un carcere del Molise si sono rifiutati di andare a messa prendendo atto, forse senza saperlo, che dimostrano di avere una concezione del tutto strumentale, profana, della religione. Se non se ne possono più servire, allora tanto vale astenersi dalle funzioni. Il parroco di Oppido Mamertina crede, invece, che l’inchino della Madonna serva, eccome, a ribadire che il suo cugino boss è uomo d’onore. Si esime palesemente e consapevolmente dal tradurre l’invettiva del Papa in pratica quotidiana. Certamente, non soltanto nei piccoli comuni sotto il controllo della criminalità organizzata, i parroci correranno molti rischi nel dare attuazione alla scomunica, ma saranno coerenti con il messaggio portato da Cristo, a cominciare dal comandamento “non uccidere”.
Agli scomunicati vanno negati i sacramenti. Tuttavia, credo che non debbano essere in questione né il battesimo né la comunione e la cresima dei figli dei boss perché le colpe dei padri non vanno fatte ricadere sui figli. Sarebbe sbagliato, ma anche controproducente creando indebite simpatie per i discriminati. Ai boss della mafia, della ‘ndrangheta, della camorra vanno interdetti due sacramenti che colpiscono loro personalmente e che hanno notevoli ricadute sul loro onore e sulla loro stessa attività. Ai boss riconosciuti e conclamati, resi tali da condanne passate in giudicato, ma anche da processi in corso per fatti efferati, i preti non consentiranno né i matrimoni in Chiesa né i funerali religiosi. Nei matrimoni gli invitati riconoscono in maniera palese l’importanza e il ruolo dei boss. Insieme ai funerali religiosi, i matrimoni costituiscono uno dei luoghi d’incontro privilegiati dei criminali, a ogni livello di carriera, e degli aspiranti che si scambiano informazioni e stabiliscono le gerarchie. Per quanto formale e strumentale sia la religiosità dei boss e delle loro famiglie negare prima l’estrema unzione, poi la cerimonia religiosa è più di uno smacco. Venga intesa o no come anticipazione di una condanna all’inferno, il rifiuto del funerale religioso è un colpo durissimo e irrimediabile inferto al malposto “onore” del defunto e della sua famiglia.
Molti preti, non soltanto i collusi e i timorosi che, lo sappiamo (e lo sanno anche sia i mafiosi stessi sia i “fedeli”) sono purtroppo ancora non pochi, faranno fatica a convincersi che adesso tocca anche a loro combattere la battaglia contro la criminalità organizzata. Con la dignitosa e immediata fermezza dimostrata dai carabinieri di Oppido Mamertina e con il sostegno di quella parte della popolazione che vuole liberarsi dal pesante giogo della mafia e della ‘ndrangheta, godendo anche della benedizione papale, quei preti non saranno lasciati soli e potranno dare un contributo determinante (finora, spesso mancato) alla sconfitta delle organizzazioni criminali.
Pubblicato Agl 8 luglio 2014


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