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Paritarie. Senza oneri per lo Stato

L’istruzione è un diritto riconosciuto dalla Costituzione. All’uopo, lo Stato si impegna a garantire la creazione di scuole di ogni ordine e grado affinché tutti cittadini riescano quantomeno ad ottenere il livello di istruzione offerto dalla scuola media. Fino a quel livello la frequenza è gratuita. Oltre lo Stato si impegna a sostenere i meritevoli e i bisognosi con esenzioni e borse di studio. Uno dei principi fondamentali della Costituzione è il pluralismo che, nel settore dell’istruzione, significa che, a determinate condizioni, i privati, singoli, associazioni, anche religiose, enti di vario tipo, hanno il diritto di dare vita a scuole di qualsiasi tipo e livello purché questo avvenga “senza oneri per lo Stato”. Vale a dire che, in senso lato, chiunque può dare vita ad un istituto scolastico, ma solo se in grado di formarlo e farlo funzionare con fondi propri.

Le scuole istituite da privati debbono ottemperare a criteri prestabiliti se desiderano che i titoli di studio acquisibili da chi le frequenta vengano riconosciuti sul mercato del lavoro. L’osservanza di regole chiare e prestabilite in termini di curriculum di studi, di reclutamento di docenti, di percorsi per il conseguimento dei titoli ha consentito a centinaia di scuole non pubbliche di ottenere il riconoscimento di scuole paritarie. Sono scuole nelle quali i genitori pagano rette di entità più o meno elevate e che godono di esenzioni, spesso in materia di tassazione. In questo caso, dunque, lo Stato si assume in maniera indiretta, ma reale e visibile, “oneri”.

La recente sentenza della Cassazione che condanna due scuole paritarie di Livorno gestite da suore a pagare l’ICI (con pesanti arretrati) sembra fondarsi sul fatto che il pagamento delle rette configuri fini di lucro che giustificherebbero la tassazione di quegli istituti altrimenti favoriti. L’eventuale chiusura di quegli istituti e, a cascata, di molti altri in condizioni simili priverebbe, laddove lo Stato non sia immediatamente in grado di offrire alternative, migliaia di studenti dell’istruzione a cui hanno costituzionalmente diritto. Da un puro punto di vista contabile è lecito chiedersi se, una volta eliminate le esenzioni di cui hanno goduto/godono le scuole paritarie non-statali, quelle risorse saranno sufficienti a fare sì che lo Stato riesca a provvedere istruzione nella stessa quantità delle scuole paritarie. La risposta sembrerebbe essere negativa e non vale l’obiezione che lo Stato verrebbe spinto a porre fine alla sua inadempienza poiché, anche senza tenere conto dei tempi inevitabilmente lunghi per sanare l’inadempienza, gli mancherebbero comunque i fondi necessari.

In sostanza, è giusto che le scuole paritarie siano soggette alla legge e non godano di esenzioni ingiustificabili, ma, in non pochi casi, l’inciso “senza oneri per lo Stato” deve essere letto e contemperato con riferimento alla realtà effettiva di uno Stato e di una scuola pubblica che non sono tuttora in grado di garantire altrimenti quell’istruzione che la Costituzione sancisce come diritto fondamentale. Non esiste nessuna soluzione facile, ma è ora di lasciare da parte anatemi e privilegi e di operare, non all’insegna di slogan che inneggiano alla buona scuola, ma affinché in tutto il paese si affermino e operino moltissime buone scuole, meglio se pubbliche, comunque in grado di offrire ottima, non settaria, istruzione.

Pubblicato AGL 28 luglio 2015


1 commento

  1. […] Paritarie senza oneri per lo stato di Gianfranco Pasquino – gianfrancopasquino.wordpress […]

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