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Breve manuale per le opposizioni

Corriere di Bologna

Sicuramente, marceranno divisi gli oppositori di Merola in Consiglio Comunale, e neanche abbastanza allegramente. E’ davvero improbabile che i due pentastellati, Manes Bernardini, Scelta Civica e Lucia Borgonzoni, che meriterebbe il ruolo di sindaco-ombra, riescano a trovare accordi strategici e neppure tattici. Forse il centro-destra cercherà almeno qualche punto di convergenza, ma Bugani, magari benedetto da Grillo, se ne andrà per un’altra strada. D’altronde, le distanze programmatiche, politiche e di ambizioni personali sono molte, non facilmente ricomponibili. Ciascuno dei protagonisti potrebbe fare riferimento al programma presentato agli elettori e su quello, ovvero sui punti salienti, fare leva per criticare il sindaco Merola e la sua giunta e per controproporre purché quei punti offrano un’alternativa vera alle politiche del sindaco e siano convincentemente comunicabili non esclusivamente ai loro specifici elettorati. I consiglieri dell’opposizione potrebbero anche cercare di portare le loro critiche precise e le loro controproposte mirate fra i cittadini, non solo nelle periferie. Il collegamento fra quanto si fa o no in Consiglio e quanto viene percepito dagli elettori è abitualmente uno dei più difficili da costruire, ma è essenziale sia per sindaco e giunta sia, ancor più, per l’opposizione. Un comportamento, facile, ma poco efficace, tutti gli oppositori dovrebbero evitare: la spettacolarizzazione delle loro attività con l’obiettivo di acquisire visibilità nei confronti degli altri oppositori, una lotta che non porta da nessuna parte, ma che è destinata a confondere e deludere anche l’elettorato, che è molto, che non ha votato Merola.

Altrove, in qualche caso, non del tutto sporadico, ma in altri tempi, l’opposizione, se rappresentato da un unico partito o lista poteva cercare di costruire con pazienza e sapienza un’alternativa praticabile al governo in carica. A Bologna, l’esempio più altisonante è stato rappresentato dai democristiani eletti con Dossetti nel 1956. E’ difficilissimo da imitare anche perché persino il sistema politico locale bolognese sta diventando tripolare, l’assetto peggiore per qualsiasi opposizione si candidi a governare. Addirittura intravvedo un altro tallone d’Achille. Manca ai variegati oppositori bolognesi un uomo/una donna considerabile come colui/colei che nel Consiglio comunale diventa la figura di spicco che costruisce l’alternativa per la prossima consultazione elettorale quando Merola non sarà rieleggibile. Purtroppo per i bolognesi senza un’opposizione incisiva il governo cittadino non sarà stimolato a dare il meglio (che non so quanto sia) di se stesso.


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