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Appena una premessa. Andare oltre rapidamente

L’operazione di combinare tecnici e politici in una nuova compagine governativa è stata piuttosto complicata. L’esito complessivo non presenta novità sconvolgenti. Anzi, il governo Draghi 1 si situa in notevole continuità con il governo Conte. Nei ministeri importanti, Esteri, Interni, Sanità, Difesa e Cultura, che avrà un ambito di operatività molto più ampio dell’attuale, sono rimasti i ministri politici, cioè fortemente rappresentativi dei loro partiti, Cinque Stelle, PD e Leu, e la dott. Lamorgese. Le due effettive novità sono rappresentate dalla Prof Cartabia, ex Presidente della Corte Costituzionale, alla Giustizia, e dal Prof Patrizio Bianchi, già Rettore dell’Università di Ferrara e assessore della Regione Emilia-Romagna, nominato Ministro all’Istruzione. Esce dal governo, forse quasi inevitabilmente, il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, non “bocciato”, ma perché quello è il settore nel quale, comunque, operano le competenze, le conoscenze, i precedenti rapporti di Draghi con l’Unione Europea e con i grandi operatori economici tradizionali. Entrano i leghisti di peso Massimo Garavaglia e Giancarlo Giorgetti e due stelle di Forza Italia, Mara Carfagna (Sud e Coesione sociale) e Maria Stella Gelmini (Affari Regionali), ma la parità uomini/donne non è stata conseguita. Spazio anche a Renato Brunetta al quale viene affidata la delicata riforma della Pubblica Amministrazione da lui già affrontata come Ministro nel passato. Infine, lo spesso criticato Vittorio Colao diventa Ministro della Transizione Digitale (insomma, Conte non aveva scelto male…).

   Nel complesso, la mia valutazione è che nel mix fra non politici e politici siano i effettivamente stati gli uomini e le donne di partito a prevalere. Fermo restando che, ovviamente, il peso di Draghi è molto rilevante, non posso affermare che tutti i prescelti siano di alto profilo politico, ma nella misura in cui è possibile valutarli, quasi tutti hanno un curriculum professionale di buon livello. Naturalmente, ciascuno di loro, se scelto personalmente dal Presidente del Consiglio, a lui renderà conto e da lui riceverà le indicazioni essenziali. La presenza di ministri di partito e di personaggi influenti nei loro partiti suggerisce che Draghi vuole davvero che i partiti che gli hanno espresso apprezzamento e fiducia si sentano impegnati e intendano, al di là delle certamente non cancellabili differenze di opinione, collaborare fattivamente.

    La prova del budino, come dicono con grande saggezza gli inglesi, consiste nel mangiarlo. Fuor di metafora, attendiamo i prescelti all’opera. Sarà il discorso del Presidente del Presidente del Consiglio a indicare le tematiche sulle quali Draghi eserciterà la sua leadership e la sua capacità di andare con maggiore rapidità (il cambio di passo spesso richiesto a Conte) oltre quello che aveva impostato, a mio parere già efficacemente, il governo precedente. Questa è l’impresa alla quale è stato chiamato Draghi. Il primo passo mi pare cauto e non particolarmente innovativo. Auguri.

Pubblicato AGL il 13 febbraio 2021


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