Home » Uncategorized » La sinistra è una Babilonia, ma può vincere @DomaniGiornale

La sinistra è una Babilonia, ma può vincere @DomaniGiornale

Descrivere e criticare il centro-sinistra alias campo largo come una Babilonia di linguaggi, di posizioni, di preferenze dichiarandole inconciliabili, al limite esplosive, è fin troppo facile, ma anche fin troppo sbagliato. Per avere un quadro più adeguato e convincente, non necessariamente roseo e rassicurante, sarebbe opportuno procedere a individuare anche tutte le tematiche sulle quali i largocampisti hanno posizioni, almeno a parole, simili e condivise, convergono, esprimono alternative praticabili e, quando possibile, le mettono all’opera.

Riequilibrata la prospettiva, non voglio affatto, e mi riuscirebbe male assai, essere rassicurante e sostenere che il centro-sinistra, confortato dai sondaggi, incrociando le dita viaggia a vele, non cazzate (sic), ma spiegate verso Palazzo Chigi. Tutt’altro. Non soltanto alcune differenze di opinione rimangono larghe e alcune preferenze specifiche risultano profonde, ma so e solennemente affermo che i sondaggi fotografano una situazione contingente e che le campagne elettorali possono essere decisive tanto per gli errori che vi si fanno quanto per le innovazioni che vi si producono, ma anche per la loro conduzione: chi e come.

I più importanti frequentatori del campo, che non sappiamo quanto largo riuscirà ad essere (“mi si nota di più se ci sono o se mi chiamo fuori?” copyright Nanni Moretti che di sinistre e sinistri se ne intende, eccome) sembrano interessati proprio al tema, ovviamente molto importante, di chi lo guiderà: Schlein, Conte o tertia datur. Già si prospettano duelli fatali con Giorgia Meloni, forte della sua visibilità che cura con appassionato impegno e che potenzia poiché lei sarà in grado di offrire all’elettorato qualcosa di molto solido: le performance del governo più duraturo della storia d’Italia. Le opposizioni farebbero molto male a giocare di rimessa accettando l’agenda della destra. Critiche puntuali, severe, documentate sono doverose, meglio se formulate da chi è credibile. Ma il catalogo delle promesse, anch’esse credibili, del campo largo deve essere nettamente diverso, a maggior ragione se si rivolge ai ceti trascurati dalle destre.

Un po’ dappertutto nel mondo “libero”, a partire dai Democratici USA e continuare con la gauche plurielle francese, le sinistre sono sociologicamente molto più diversificate delle destre e, spesso, troppo reciprocamente concorrenti e diffidenti. Non aspettatevi da me un apprezzamento ipocrita facente l’elogio della risorsa della diversità che nel recentissimo passato ha dimostrato di essere piuttosto una spada di Damocle abbattutasi su almeno due esperienze di governo (remember Prodi 1998, 2008?) Piuttosto, sottolineerò che un programma di non troppi punti e con alcune poche priorità è il luogo dove i gentiluomini e le gentildonne in politica risolvono, ridefiniscono, ricompongono le loro inevitabili differenze. Meglio non procedere attraverso interviste e dichiarazioni veicolate con un quid di sensazionalismo sui mass media.     In una democrazia parlamentare, le opposizioni dovrebbero costantemente utilizzare il Parlamento per chiamare il governo a rispondere del fatto, del non fatto, del misfatto offrendo non un arco ampio di proposte particolaristiche, spesso rese ad arte conflittuali con quelle dei vicini, ma tre-quattro tematiche portanti (sì, anche nella controversa politica estera). In altri tempi si sarebbe giustamente e opportunamente parlato di governo ombra. Oggi la formazione di un organismo di Coordinamento parlamentare delle attività delle opposizioni sarebbe un passo gigantesco. Se, poi, come la buona rappresentanza politica suggerisce fortemente, i parlamentari del campo largo, almeno quelli non troppo paracadutati, andassero a interagire con i loro elettori, spiegando e insegnando, ascoltando e imparando, potremmo rallegrarci. Quella nobile attività che si chiama politica è tornata fra noi. Riconnette il Parlamento con le piazze e viceversa. Rivitalizza le opposizione e sfida il governo a dare risposte migliori. Persino Babilonia può diventare luogo di innovazione e successo.

Pubblicato il 29 luglio 2026 su Domani


Lascia un commento