Home » Uncategorized » Dopo la ricreazione compiti europei

Dopo la ricreazione compiti europei

“La ricreazione è finita” ha dichiarato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi dando inizio al suo Primo Consiglio dei Ministri.  Mi sono subito chiesto chi negli ultimi quattro-cinque anni in Italia è riuscito a godersi il tempo della ricreazione: forse i ministri, quelli davvero nuovi, oppure, forse, soltanto lo stesso Presidente del Consiglio che pronuncia la frase con la quale De Gaulle pose fine al maggio francese nel 1968 indicendo elezioni anticipate che vinse alla grande. Dunque, tutti al lavoro a cominciare dal programma e dalle priorità che dovranno essere presentate lunedì all’esame di un Parlamento, speriamo severo e non vociante, capace di arricchirlo di contenuti e di affinarle. Quel programma, con le priorità, i costi e gli esiti previsti, perverrà subito all’attenzione della Commissione Europea e degli operatori economici internazionali. Per tutti costoro, Renzi è ancora sostanzialmente uno sconosciuto allo stesso modo della grande maggioranza dei suoi ministri, compresi quelli allo Sviluppo economico e al Lavoro e Welfare, con la sola di Pier Carlo Padoan.

   Non so chi ha storto il braccio di chi nel lungo colloquio fra il Presidente della Repubblica che, secondo l’art. 92 della Costituzione, nomina il Presidente del Consiglio e “su proposta di questo, i Ministri. Vedo, però, che è sparita l’unica personalità che ha una statura e un prestigio europeo e internazionale di enorme rilievo: Emma Bonino. Naturalmente, adesso che deve mettersi a studiare al neo-Ministro Federica Mogherini, per fortuna non priva di una buona preparazione di base, non mancheranno le occasioni importanti, tra India ed Europa, per fare risaltare le sue capacità. Inevitabilmente, la ricerca di novità e il ricorso alla gioventù, entrambi elementi variamente apprezzabili, non possono accompagnarsi con l’esperienza. Purtroppo, chi legge le storie professionali e politiche dei neo-ministri, non può non trovarvi parecchie carenze sul piano europeo. Questo è tuttora un problema condiviso dalla maggioranza degli italiani i quali sono pronti a criticare sprezzantemente l’Unione Europea, conoscendo pochissimo quello che l’Unione è e fa per l’Italia. Anzi, meno la conoscono e più la criticano andando a ingrossare le fila degli euroscettici e degli euro contrari pronti a farsi ipnotizzare dai populisti.

   E’ un fatto che le prime sfide economiche e politiche del governo si trovano fin da subito proprio in Europa. Certamente è possibile cominciare a mettere ordine nella casa italiana procedendo al ridimensionamento del debito pubblico, al taglio delle spese dello Stato, alla riduzione dei costi della politica, persino alla creazione di posti di lavoro e alla riqualificazione dei lavoratori (magari esplorando che cosa hanno già fatto i paesi europei “virtuosi”, ma una ripresa seria e sostenuta e una crescita effettiva del Prodotto Interno Lordo passano anche, forse in special modo, attraverso le politiche che saranno concordate a livello europeo, e grazie alla flessibilità che la Commissione (che non è soltanto la Germania) concederà a un governo e a ministri che dimostrino di essere credibili. Nel caso dei ministri italiani la loro credibilità europea non può essere misurata su quello che hanno fatto, ma esclusivamente su come presenteranno e come argomenteranno le politiche che intendono attuare. Proprio come vorrebbe Renzi, in Europa lui e i suoi ministri, donne e uomini debbono metterci la faccia.

   La sfida economica è chiara, ma non ne ho sentito la piena consapevolezza. Chi sa se nel non-braccio di ferro Napolitano-Renzi, i due hanno avuto modo di parlarne. Comunque, non se ne vedono riflessi sulla composizione del governo. La sfida politica è altrettanto chiara e assolutamente inevitabile: le elezioni del 25 maggio dei parlamentari italiani al Parlamento europeo. Non sarà ovviamente un test decisivo, ma le percentuali ottenute saranno importanti non soltanto per il Partito Democratico, ma anche, complessivamente, per gli alleati di governo. A mio parere, conterà moltissimo l’impegno del governo e dei partiti che lo sostengono a fare opera di pedagogia politica, a spiegare l’importanza dell’Unione Europea, a inviare a Strasburgo-Bruxelles parlamentari non in “ricreazione” dalla politica italiana, ma impegnati a essere un costante tramite fra i cittadini italiani e le istituzioni europee. La sfida economica e la sfida politica stanno insieme. Il governo italiano avrà tanta maggiore influenza sulle politiche europee quanto più consenso avrà ottenuto nelle elezioni europee e, sconfitti i populisti nostrani, porterà a Bruxelles, persone, convinzioni, affidabilità.    

Pubblicato su l’Unità 23 febbraio 2014


Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: