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Art. 18 Date i numeri

E’ sbagliato definire le, pure fortissime, differenze di opinioni, fra Matteo Renzi, la sinistra del Partito Democratico e i sindacati (in verità, la CGIL più di CISL e UIL), scontro di ideologie. Nel tentativo di Renzi di riformare l’art. 18, all’interno di un più ampio e ambizioso Jobs Act, si trova anche, qualcuno direbbe soprattutto, la voglia di dimostrare che la sinistra del Partito Democratico non ha proposte e che i sindacati sono organizzazioni conservatrici e burocratiche. Dal canto loro, la sinistra del PD è alla ricerca di una base sociale nel mondo del lavoro per rafforzarsi e i sindacati vogliono dimostrare che senza il loro consenso, possibile frutto di una effettiva rappresentanza dei lavoratori, non è possibile fare riforme. Il capo del governo ha fatto pungentemente notare alla sinistra PD che anche i suoi esponenti avevano cercato, senza riuscirci, di riformare l’art.18 e ha accusato i sindacati di difendere i lavoratori che una volta si chiamavano “garantiti” tralasciando i precari e non occupandosi dei senza lavoro. Non di ideologie, quindi, si tratta, ma di potere politico e sociale che, incidentalmente, era la posta in gioco anche nello scontro epico fra i sindacati inglesi e il Primo ministro Margaret Thatcher. Per la storia, la Signora Thatcher vinse e cambiò, solo in parte in meglio, il suo paese.

A giudicare dalle affermazioni di Renzi e dalle reazioni dei suoi oppositori, sembra che nessuno padroneggi appieno il contenuto del Jobs Act per il quale il governo ha chiesto una legge delega al Parlamento. Proprio la natura dello strumento, sul quale il Parlamento interverrà sicuramente in maniera incisiva, nonostante gli eccessivi richiami dei vicesegretari di Renzi alla disciplina di partito,suggerisce che, al momento, è meglio evitare giudizi definitivi. Un punto, però, merita di
essere segnalato poiché riguarda le modalità con le quali si dovrebbero formulare, difendere e attuare le riforme in special modo nel settore socio-economico. Qualche volta, non sempre, le opinioni sono rispettabili, ma in materie delicate e complesse che coinvolgono milioni di persone, sarebbe di gran lunga preferibile che le opinioni si fondassero sui dati, sui numeri, su qualcosa di solido e, al limite, di inoppugnabile. Curiosamente, il solito maxiemendamento del governo (poiché i governi italiani fanno sempre le cose in grande) chiede al Parlamento, cito, di autorizzarlo a “individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esistenti, ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza con il tessuto occupazionale e con il contesto produttivo nazionale e internazionale [che presumo implichi un sano confronto comparato con le esperienze europee di maggior successo], anche in funzione di eventuali interventi di semplificazione delle medesime tipologie contrattuali”.

Il citato comma della legge delega confessa candidamente che il governo e il Ministero del Lavoro non dispongono ancora didati certi. Oltre alle “forme e alle tipologie contrattuali”, sembrerebbe opportuno che il governo avesse o acquisisse i dati concernenti il numero di lavoratori attualmente protetti dall’art. 18 e offrisse alla riflessione anche un altro dato a mio parere decisivo. Dall’entrata in vigore dello Statuto dei Lavoratori, quanti sono stati i casi di lavoratori licenziati senza giusta causa e poi reintegrati dai magistrati nel loro posto di lavoro ed effettivamente rientrati? A loro volta, senza fare inutili e deboli barricate, i sindacati potrebbero chiedere ai loro ampi e potenti uffici studi (in quello della CGIL, curiosamente, ha lavorato molto tempo fa anche il sen. Pietro Ichino, il meglio attrezzato dei riformatori) di mettere a disposizione del governo, del Parlamento, dell’opinione pubblica i dati che rivelino che la protezione garantita dall’art. 18 è cruciale per i lavoratori che un posto ce l’hanno e non dannosa per coloro che un posto lo cercano. Se governo, sinistra del PD e sindacati “dessero i numeri” la riforma della quale il mercato del lavoro ha assolutamente bisogno nascerebbe più solida e sarebbe più facile da attuare.

Pubblicato AGL 23 settembre 2014


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