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Necessaria un’etica in politica

Inevitabili, le dimissioni del Ministro Lupi. Persino un po’ tardive. Sicuramente non impeccabili. Le dimissioni, a maggior ragione visto che era prevista una sua “informativa” al Parlamento, si annunciano in Parlamento, dal quale il ministro, tutti i ministri, compreso il capo del governo, hanno avuto la fiducia. Le dimissioni non si danno con gesto quasi spettacolare in televisione, anche se, certo, la televisione ha dato visibilità ad un politico altrimenti noto quasi esclusivamente per i suoi, forse fin troppo estesi e solidi, rapporti con Comunione e Liberazione. Verrebbe voglia di sottolineare l’esistenza di ragioni di opportunità per le dimissioni di un ministro, di qualsiasi ministro anche quando viene appena sfiorato da fatti ed episodi che implicano richieste di favori e di concessioni di qualche genere, in questo caso, edilizie, di scambi nient’affatto virtuosi. Mentre il Parlamento non riesce ad approvare, non soltanto per colpa sua, ma per specifiche e notevoli responsabilità del governo, in ritardo sulla presentazione di indispensabili emendamenti, un decente disegno di legge sulla corruzione, per tre giorni il Ministro Lupi è rimasto in una trincea indifendibile.

Seppure in maniera meno proterva del solito abbiamo ascoltato parecchi uomini politici (e qualche donna politica) ripetere la solita insopportabile litania che non esisteva nessuna incriminazione. Se non fossero arrivate le dimissioni era pronto il seguito della litania, vale a dire la richiesta di attendere almeno il rinvio a giudizio. Qualcuno ha fatto notare che le intercettazioni contenevano elementi sufficienti a dimostrare l’esagerata acquiescenza del ministro di fronte a alti burocrati troppo potenti e di troppo lungo corso che avrebbero dovuto essere sostituiti già tempo fa. In quelle intercettazioni risultavano anche richieste e scambi di favori. Si sentiva una eccessiva familiarità in quei frequentissimi rapporti che certo andavano a discapito dell’autorità di un ministro. Ovviamente, è giusto sostenere che, fino alla scoperta di prove giuridicamente inoppugnabili, il ministro non risulta avere commesso reati. Tuttavia, lentamente sembra fare la sua comparsa anche in Italia, nell’opinione pubblica e un po’ a fatica nel mondo politico, l’idea che, anche laddove non esistono reati palesi, può esserci un problema serio.

Esistono comportamenti eticamente riprovevoli e deplorevoli. Questi comportamenti esibiti da persone che non soltanto hanno cariche di governo a tutti i livelli, ma esercitano considerevole potere, debbono implicare assunzione piena e immediata di responsabilità. Per dirla con un principio anglosassone, esistono “cose che semplicemente non si debbono fare”. Non violano leggi scritte, ma vanno contro il comune senso del dovere e della giustizia la cui esistenza è nota, persino, agli uomini politici. Sarebbe esagerato fare del Ministro Lupi un caso esemplare. Appare, invece, opportuno mettere in bella evidenza che dal punto di vista dell’etica in politica, le sue dimissioni erano dovute. E’ sperabile che altri si comportino allo stesso modo e che i partiti si dotino di un codice con il quali valutino quanto fanno e non fanno i loro rappresentanti. Per sconfiggere tutte le fattispecie di corruzione sotto qualsiasi forma compresi i favoritismi e i privilegi, buone leggi costituiscono la premessa indispensabile, l’etica ne è un complemento irrinunciabile e decisivo.

Pubblicato AGL 21 marzo 2015


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