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La democrazia dei favori

Corriere di Bologna

Potrebbe sembrare che tutto sia già stato scritto sulla davvero straordinaria generosità monetaria della CPL Concordia. In molti casi, leggendo i nomi, alcuni insospettabili, dei beneficiati, si nota anche un’apertura di credito fiduciario fuori dl comune. I soldi venivano dati anche prima del “fatto” che la CPL Concordia desiderava si verificasse. Segnale convincente che nel passato i finanziati avevano onorato (sic) impegni non formalmente presi in cambio di finanziamenti ricevuti, in modalità ormai italianamente proverbiale, “a loro insaputa”. Come antidoto a queste non limpidissime fattispecie, sappiamo quasi tutto: un bell’elenco pubblico con nomi, cognomi; cifre dei donatori, soprattutto nel corso delle campagne elettorali; un tetto non sfondabile all’entità delle donazioni effettuate da persone, gruppi, associazioni, fondazioni; un qualche rendiconto dettagliato delle spese incorse dai candidati e, importante, dei loro comitati elettorali e dei loro partiti. I più buoni dei commentatori hanno concluso che, comunque, ciliegina sulla torta degli esborsi, dovrebbe anche esserci un po’ di, peraltro costosissima, etica. A tutto questo, con il quale concordo (oops), vorrei aggiungere un’osservazione che non ho letto da nessuna parte e che potrebbe essere utile per impostare meglio il dibattito e per incanalare qualche soluzione.

Chi finanzia candidati e partiti non lo fa soltanto per ottenere in cambio qualche favore, convinto che, sulla base dei precedenti, i favori torneranno. Chi finanzia sta scegliendo candidati e partiti in una maniera che non viola soltanto la competizione che vorremmo esistesse nei mercati di ogni tipo. Infrange anche la competitività che dovrebbe esistere in politica, per l’appunto, fra candidati e partiti. La moneta cattiva scaccia quella buona, lo sappiamo. Le molte monete cattive servono a impedire a uomini e donne in politica, che non siano disposti a rendere i favori, la conquista della candidatura e, poi, eventualmente, la vittoria elettorale. La competizione diventa distorta. Non ha più nessuna o quasi attinenza con le idee e i programmi, neppure con le qualità personali. L’unica qualità che conta agli occhi dei finanziatori danarosi è quella della disponibilità dei candidati ad accettare fondi. Attendiamo la smentita dei cooperatori, dovrei dire dei dirigenti, delle imprese coinvolte. L’esito, come ho accennato, è gravissimo. Colpisce al cuore la democrazia, anche a Bologna e in Emilia Romagna. Non dirò che la uccide poiché, per sua e nostra fortuna, la democrazia ha grandi capacità di resistenza e di resilienza. Epperò, questo tipo di finanziamenti di lungo periodo indeboliscono i concorrenti che rifiutano di usufruirne; deviano il reclutamento e la selezione nei partiti; diminuiscono nel tempo la qualità della democrazia; rendono difficilissimo “cambiare verso”. Ecco perché, mentre celebriamo (c’è poco da “festeggiare”) i vent’anni dell’indagine “Mani Pulite”, scopriamo che c’è oggi più corruzione politica di allora.

Pubblicato il 9 aprile 2015


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