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Mediani e processioni

Corriere di Bologna

“Sondaggio, sondaggio delle mie brame, chi deve fare il sindaco di questo reame?”  Il Partito Democratico sembrava voler cercare in un fantomatico specchio la risposta lancinante quesito. Improvvisamente e senza spiegazioni, il sondaggio è sparito. Probabilmente, i dirigenti del PD hanno temuto che avrebbe loro legato le mani e sembrano accontentarsi della processione, chiedo scusa, della consultazione fatta nei circoli. Il lapsus “processione” mi è sfuggito poiché ho seguito di persona la presentazione della paracadutata candidatura di Cofferati nel 2004 che, confessione dei militanti compresa, ha avuto molte caratteristiche parareligiose fino al silenziamento dei dissenzienti. L’abituale conformismo dei circoli è approdato senza troppo entusiasmo alla conclusione che, sì, il sindaco Merola non ha fatto così male da non meritarsi la ricandidatura. Dia attenzione alla sicurezza dei cittadini e metta un freno alle occupazioni, tanto in un partito di mediani non si troverà nessun fuoriclasse.

Ha ragione l’ex-sindaco Giorgio Guazzaloca che i tempi dei numeri uno a Bologna, lui cita il cardinale Biffi e, il Rettore e molto altro Roversi Monaco, lasciando ai lettori dell’intervista al “Corriere” il piacere di aggiungere il suo nome, sono finiti.  Dichiarandosi mediano, il sindaco Merola gli aveva dato ragione in anticipo, ma, da qualche tempo, come ha mostrato Simone Sabattini, il mediano Merola ha deciso di giocare a tutto campo svariando sulla sinistra per rintuzzare eventuali avversari. Infatti, circola sotterranea l’idea di una lista civica dove troverebbero accoglienza diversi reduci della vecchia guardia (uno dei quali avrebbe potuto, e dovuto, cercare di diventare numero uno più di quindici anni fa) e recenti orfani delle frange di sinistra che nel passato qualche strapuntino in regalo riuscivano ad averlo.

Nel limbo seguito alla consultazione, è giusto chieder e ai dirigenti quelli del Partito della Città, di: a) rispettare le regole; b) assumersi le responsabilità delle decisioni. Le regole dicono che, se c’è un candidato che raccoglie il giusto numero di firme, si va a primarie che non è detto indeboliscano il sindaco. Potrebbero esaltarne le doti di mediano-realizzatore. Se no, tocca ai dirigenti prendere in mano la situazione. Ricordano al sindaco che ha vinto la sua carica grazie al partito, non lo deve snobbare e non può fare una lista personalizzata. Lanciano la campagna elettorale rivendicando quanto di buono è stato fatto, evidenziando le innovazioni e indicando quale Bologna, città metropolitana, realizzare nei prossimi cinque anni.

Pubblicato il 14 luglio 2015


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