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Cittadini, non astensionisti!

A cominciare dal citatissimo, ma inapplicatissimo, art. 3: “è compito della Repubblica [la Repubblica siamo, ovviamente, tutti noi, con maggiori responsabilità per i governanti e i rappresentanti] rimuovere gli ostacoli che impediscono l’effettiva partecipazione dei lavoratori”, la Costituzione italiana contiene ripetuti inviti ed apprezzamenti per coloro che effettivamente partecipano. L’art. 48 è il più esplicito degli inviti poiché afferma a chiarissime lettere che l’esercizio del voto è “dovere civico”, vale a dire, dovere dei cittadini, a partire da coloro ai quali il successivo art. 49 conferisce il diritto di “associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Chi sostiene che l’astensione è un comportamento elettorale messo dai Costituenti sullo stesso piano del voto espresso, in particolare nei casi di referendum abrogativi, sbaglia. I Costituenti si limitano a prendere atto che l’astensione è un comportamento possibile e lecito che produce conseguenze: il fallimento del referendum abrogativo. L’astensione conta e deve essere contata, ma non le si deve attribuire la stessa rilevanza etica del voto dei cittadini. Tanto è vero che gli stessi Costituenti sancirono che, nel caso del molto più importante referendum costituzionale, agli astensionisti, ovvero a coloro che, più o meno deliberatamente, scelgono di non andare a votare, non viene consentito di influenzare in nessun modo l’esito del voto. Conteranno soltanto i “no” e i “sì”, vale a dire i voti di coloro, buoni cittadini, che sono interessati alla specifica revisione costituzionale, si sono informati, hanno impegnato energie e tempo per capire e per partecipare.

Curiosamente, la stessa revisione dell’istituto referendario contenuta nel pacchetto di Renzi sembra mirare a ridurre l’incidenza del non/voto. Infatti, alzate le firme per la richiesta di referendum, la nuova procedura stabilisce che il quorum sarà valutato con riferimento, non a tutti i potenziali elettori, ma alla percentuale di elettori che hanno votato nelle precedenti elezioni politiche. In questo modo, gli astensionisti “cronici” vengono privati di un potere che non merita di essere nelle loro mani e i votanti vedono leggermente accresciuto il loro potere di concorrere a determinare il nuovo quadro nel quale opera la politica nazionale.
Qualsiasi invito all’astensione significa porre un ostacolo all’effettiva partecipazione dei lavoratori. Non soltanto di quell’invito non si sente affatto il bisogno e non vi è traccia nella Costituzione, ma è in verticale contraddizione con l’ultima scoperta renziana: la democrazia decidente, che è tale, al vertice, se sostenuta da cittadini, non astensionisti, ma essi stessi decidenti. Altrimenti, è una burla.

Pubblicato AGL 17 aprile 2016


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