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Renzi ha rottamato il PD. Con lui la sinistra ha perso l’anima

Intervista a cura di Paola Pintus

Familismo, stile dittatoriale, alleanze sbagliate. Voleva sfondare al centro ma è rimasto ostaggio di Ncd e Ala. Per recuperare coesione serve puntare sul lavoro

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Professor Pasquino, se il PD è il malato, Renzi è la malattia?

“In buona misura Renzi è il virus che ha provocato la malattia. Ha voluto governare il suo partito in maniera dittatoriale. Usava la sua maggioranza non per ascoltare quello che avevano da proporre le minoranze ma per emarginarle, spesso addirittura irridendole e quindi ha creato tensione un po’ fra tutti, persino all’interno della sua stessa maggioranza. Non deve sfuggire infatti che uno degli attuali sfidanti alla Segreteria, il Ministro Orlando, era organico alla maggioranza.

Ezio Mauro ha definito la concezione del potere renziano simile quella di “un consiglio comunale in gita premio”. E’ provincialismo, “familismo”, o cosa?

La gestione del partito da parte di Renzi è chiaramente di tipo familistico o amicale. Pensare che nel resto del PD, ma anche intorno al PD non ci fossero persone più capaci di quelle che lui conosceva da anni nel ristretto ambito Rignano sull’Arno-Firenze è stato un errore gravissimo.

Secondo lei qual’è stato l’errore più grande di Renzi, e qual’è lo spazio della sinistra oggi in Italia?

L’errore più grande di Renzi è lo stile: non ascolto nessuno, vado avanti in fretta, rottamo, faccio quello che voglio e quelli che mi criticano sono di volta in volta gufi, professoroni, invidiosi e così via. Il Partito della Nazione è stato una scelta politica: naturalmente facendo un “partito della nazione” si dice che tutti gli altri non fanno parte della nazione e quindi si crea automaticamente uno schieramento. Lo sfondamento al centro si può anche fare, ma per catturare i voti del centro, non per farsi catturare dal centro, facendosi condizionare di volta in volta da Ncd e verdiniani. La strategia complessiva quindi era sbagliata per una ragione molto semplice: che un partito di sinistra deve sapere occupare anche una buona parte della sua sinistra e poi costringere gli altri, e cioè i centristi, ad andare a contrattare. Non essere lui che contratta con i centristi perdendo poi pezzi. E li ha persi effettivamente sulle sinistre.
Oggi la sinistra deve essere identificata come un luogo nel quale convivono diverse posizioni, che possono convivere se convergenti su un obbiettivo comune: in un paese come l’Italia l’obbiettivo non può essere che quello di rilanciare il lavoro, non solo come strumento di sopravvivenza, ma luogo di progettualità e dignità nella vita; poi occorre rilanciare la formazione professionale, culturale ed educativa, certamente in modo diverso da quanto fatt dalla buona scuola. Infine occore mettere insieme la sinistra plurale, ma non combattere una battaglia che non è di sinistra: quello significa perdere il senso, perdere l’anima.

La scissione era davvero inevitabile, come dicono alcuni?

Il primo responsabile in un partito è sempre il segretario, che in questo caso non è riuscito a tenere insieme le diverse anime del PD e quindi la scissione in un certo senso l’ha resa inevitabile lui. Anzi, curiosamente, questa scissione arriva tardi. Doveva arrivare prima, c’erano stati momenti molto più gravi nei quali si poteva semplicemente dire “basta con questo partito” e infatti qualcuno l’aveva già detto e sene sono andati silenziosamente i vari Civati ed altri che hanno abbandonato il gruppo parlamentare e sono andati qualche volta nella sinistra, qualche volta nel gruppo misto. Però tutto questo era evitabile con uno stile diverso di gestione. Ma Renzi non è capace di uno stile diverso.

Pubblicato l’8 marzo 2017 su notizie.tiscali.it


1 commento

  1. Paolo Barbieri ha detto:

    A proposito di sinistra: “A sinistra serve una “quarta posizione.” di Ugo Mattei

    citazione da http://www.libertaegiustizia.it/2017/03/04…/#comment-46792 by prof. Ugo Mattei
    …”Occorre che quelle sigle partecipino alla ripresa di un’elaborazione condivisa, insieme alle migliori intelligenze del paese, all’imprenditoria non estrattiva, alle organizzazioni di massa ancora vitali, alle centinaia di movimenti che in diversa forma curano i beni comuni su tutto il territorio.”

    Difficile che l’aggregazione suggerita possa avere un successo decisivo se a proporla saranno le sigle di una sinistra che, assieme alla politica tutta, ha perduto ogni credibilità presso la Cittadinanza diffusa.

    Diverso sarebbe se fossero invece “le migliori intelligenze del paese” ad assumere l’iniziativa aggregante, conferendole così la loro autorevolezza e credibilità. Quelle intelligenze che hanno dato vita ai Comitati del NO e Italicum come del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (CDC), quelle che, emarginate dalla politica ed espulse dalle istituzioni, si sono spese nelle piazze per tenere in vita valori costituzionali e la Costituzione stessa, senza secondi fini, acquisendo ulteriore conoscibilità e stima.

    E sarebbe ancora più facile, evidente e promozionale elettoralmente se una loro azione “per il bene comune”, si sviluppasse in anticipo rispetto alle elezioni politiche, con una tornata di “democrazia diretta propositiva” che, con l’esercizio degli artt 71 e 50 in congiunzione sinergica da parte della sovranità popolare del 4/12, si facessero autori di alcune leggi attese e opportune come la nuova legge elettorale, l’anticorruzione come suggerita da chi la combatte con armi spuntate, o quelle suggerite da Gratteri per ridurre del 70% le oltre 100mila prescrizioni annue e/o altre ritenute urgenti.

    Non solo promesse in campagna elettorale, ma progetti di legge redatti in articoli con la Cittadinanza invitata a partecipare realmente sottoscrivendo e non solo con un voto di incerta futura utilità.

    Paolo Barbieri

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