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Se fa irruzione il non dibattito

No, alla Festa dell’Unità di Bologna non si può discutere di chi sarà il prossimo segretario del Partito democratico a Bologna. Qui, avrebbero dovuto annunciare, non si fa politica. Giusto, anche perché è difficile trovare qualcosa che somigli alla politica in gran parte del dibattito in corso sulla leadership locale. A volte sembra che l’argomento più forte contro Francesco Critelli, l’attuale segretario, sia il suo non essere renziano: colpa, ovviamente, gravissima. Non sappiamo, in verità, se il non-renzianesimo abbia pesato, come e quanto, sul suo governo del partito locale e sui risultati ottenuti. Non è interessante neanche sapere se il suo sfidante ufficiale, Luca Rizzo Nervo (che ricordo un tempo delboniano sfegatato) abbia una precisa idea di quale partito bolognese vorrebbe costruire. Non importa poiché nel non-dibattito ha fatto irruzione la richiesta che sia Renzi in prima persona a intervenire. Il segretario nazionale dovrebbe imporre ai renziani locali, alcuni addirittura più renziani di lui, di ricompattarsi dietro un unico candidato. Altro che i cento fiori maoisti che dovrebbero sbocciare poiché producono idee. A Bologna il fiore dovrebbe essere uno solo scelto dal capo della fazione nazionale maggioritaria per omologarlo al vertice. A questo si ridurrebbe il famoso Partito di Bologna, un tempo oggetto di (fin troppo e non del tutto giustificato) vanto? Così il Pd tornerebbe a parlare con la gente?

Magari qualcuno vorrebbe sapere se Critelli è responsabile di non avere fatto funzionare adeguatamente la struttura; di non aver dedicato abbastanza attenzione e tempo al reclutamento e al coinvolgimento degli iscritti; di essersi dimostrato incapace di elaborazione politica. Qualcun altro potrebbe volere sapere in quali occasioni, quante volte, in quale modo, Luca Rizzo Nervo abbia espresso nelle sedi di partito, oppure in pubblico, le sue critiche all’operato e alle omissioni di Critelli. C’è chi pensa che siamo solo alla prima tappa d’un percorso privo di contenuto politico, nel quale è inutile, dannoso, persino controproducente parlare di quale tipo di partito dovrebbe essere/diventare il Pd di Bologna. D’altronde, nella campagna per la sua rielezione, Renzi ha dedicato pochissime parole al partito che vorrebbe. Non gli interessa. Quella che conta è la seconda tappa: la scelta delle candidature al parlamento. Disperso in una legge elettorale bocciata dalla Corte Costituzionale il premio di maggioranza, i posti per il Pd saranno comunque meno che nel 2013. Ecco, allora la carica dei renziani. Critelli non garantisce nessuno di loro. Neppure Humphrey Bogart riuscirebbe a convincermi che questa “è la politica, bellezza”.

Pubblicato il 1° settembre 2017


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