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Dai Maga a Netanyahu: se nessuno si fila più l’imperatore Trump @DomaniGiornale

Con il crollo del comunismo in Europa e la disintegrazione dell’Unione Sovietica, alla metà degli anni Novanta del secolo scorso, gli Stati Uniti d’America si trovarono ad essere, scrisse il grande politologo di Harvard Samuel P. Huntington, the lonely superpower. Non l’unica superpotenza, ma la superpotenza solitaria con tutte le opportunità e tutte le responsabilità che ne derivavano. Gli USA o, meglio, i loro Presidenti non seppero sfruttare l’insperata e inattesa occasione. Avrebbero dovuto, secondo Huntington, cercare di allargare e consolidare la loro rete di alleanze, utilizzando all’uopo quella ingente quantità di soft power di cui, secondo Joseph S. Nye, disponevano. Prodotti culturali, musica e cinema, investimenti e expertise, aiuti monetari e sostegno all’istruzione e alla salute di molti popoli erano un ottimo modo per ridurre la diffidenza largamente diffusa nei loro confronti da parte di molti paesi in via di sviluppo. L’attentato alla Torri Gemelle fu seguito dall’infausta dichiarazione di guerra al terrore del Presidente repubblicano George W. Bush, che si tradusse nell’intervento in Iraq contro Saddam Hussein. Ma, soprattutto, divise profondamente gli alleati europei, con la “vecchia Europa”, rappresentata da Francia e Germania, apertamente contraria. Invece di tessere una rete di amicizie e benevolenze aggiuntive, gli USA dovettero fare anche i conti con la crescita e l’affermazione della subdola superpotenza cinese. Make America Great Again è lo slogan, il progetto politico del Presidente repubblicano Donald Trump, condiviso, possiamo ben dire, dai 77 milioni di elettori che lo votarono nel novembre 2024. Non è fatto di sfumature e raffinatezze. Niente soft power, considerato una debolezza deleteria dei Democratici che si è riflessa negativamente sul prestigio e il potere degli USA. Nessun trattamento di favore per nessuno in campo economico, ma dazi altissimi per favorire le produzioni americane e per recuperare una posizione dominante. Nessuna partecipazione a organizzazioni sovranazionali che, come quelle del Commercio Mondiale e della Sanità pongano regole, ne chiedano il rispetto e abbisognino di finanziamenti. Che gli europei si paghino almeno parte delle ingenti spese militari della Nato per la loro difesa. Infine, la decisione che ha prodotto conseguenze negative immediate più pesanti è stata la chiusura della US Agency of International Development, forse l’esempio di maggior successo nel finanziamento e nel compimento di una enorme varietà di progetti di sviluppo: soft power al meglio delle sue possibilità.

Se del soft power si può fare a meno, pagando un prezzo in termini di popolarità e prestigio internazionale, gli investimenti in hard power debbono funzionare, supplire. Finora l’unico, parziale successo di Trump è stato il rapimento e la sostituzione del Presidente venezuelano Maduro, ma di ritorno alla democrazia in Venezuela non sembra esserci nessun segno e nessun interesse. Ambito oggetto di mire annessionistiche, la Groenlandia ha ricevuto sostegno da, lo scriverò con enfasi, tutto il mondo libero e democratico e mantiene il suo status. Cuba è sotto osservazioni, ma finora, Trump e Rubio sono rimasti allo stato verbale. Non hanno nessuna strategia

Tempo fa, ossessivamente, Trump aveva avanzato la sua candidatura al Premio Nobel per la Pace, vantandosi di avere fatto concludere sette/otto guerre. Discutibile. Quello che è certo è che il Primo ministro israeliano Netanyahu non fa nulla di quello che con lunghe telefonate Trump gli chiede e Trump sembra non avere gli strumenti per imporgli le sue preferenze. L’Ucraina è almeno temporaneamente uscita dall’orbita del suo impegno. Il caso più clamoroso è quello dell’Iran. Scatenata la guerra quasi con l’obiettivo di cancellare il regime degli ayatollah e dei pasdaran, Trump è in stallo. Sono oramai 37 (trentasette) volte che dichiara di avere raggiunto un accordo, smentito dalla controparte. Il Nobel per la pace può aspettare, ma la sterile tracotanza di Trump pesa sulle nostre bollette e soprattutto su troppe vite.

Pubblicato il 9 giugno 2026 su Domani


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