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Sterilizzare la presidenza: è il sogno proibito di Meloni @DomaniGiornale

La Festa della Repubblica è la Festa della sua Costituzione, di una Costituzione da tempo sotto attacco. La Festa della Repubblica è ancora meglio interpretabile come la festa della democrazia parlamentare italiana, altrettanto, più subdolamente, sotto attacco. Infine, la Festa della Repubblica da molti anni, ma in particolare da quando il Presidente è Sergio Mattarella, è diventata anche il giorno nel quale si elogiano i grandi meriti del Presidente. Nonostante moltissimi problemi politici, fra i quali quelli derivanti dal declino qualitativo dei partiti e dei loro esponenti e rappresentanti, la forma italiana di governo parlamentare ha dimostrato di sapere affrontare sfide, politiche, economiche, istituzionali, sociali, anche impervie e di superarle. Questo avviene anche, qualche volta in special modo, grazie agli interventi del Presidente della Repubblica.

A lungo confinato in un ruolo quasi notarile, definito super partes per ricordargli, forse intimargli, che non deve interferire nella politica dei partiti, considerando del tutto cerimoniale il suo compito di rappresentanza dell’unità nazionale (art. 87), il Presidente sembrava una figura enigmatica, poco influente, un predicatore inutile (scrisse di sé il Primo Presidente Luigi Einaudi). Naturalmente, nessuno dei Presidenti che si succedettero pensò che il Quirinale dovesse essere il luogo del loro dorato pensionamento, ma fatte salve alcune “intemperanze” caratteriali, tutti tennero basso il livello di protagonismo. La loro carriera politica aveva raggiunto il punto più elevato, quindi nec plus ultra.

Il crollo dei partiti fra il 1989 e il 1994 aprì un enorme spazio politico all’esercizio dei molti poteri che i Costituenti avevano attribuito al Presidente della Repubblica. Per esercitarli nel modo migliore e nel modo più esteso possibile, avere frequentato il parlamento e avere imparato che esiste una vera triangolazione Presidente/Parlamento/Governo (istituzioni separate che condividono poteri) era essenziale. Non è, pertanto, affatto casuale che i due Presidenti più interventisti siano stati Oscar Luigi Scalfaro e Giorgio Napolitano, difensori del parlamento e parlamentari di lunghissimo corso. A fronte della debolezza dei partiti furono loro a dispiegare i poteri presidenziali di nomina del Presidente del Consiglio (e, su proposta di questo, i Ministri) e di scioglimento (oppure no) del Parlamento, con conseguenze politiche e istituzionali di enorme importanza.

Problemi simili ha dovuto affrontare il Presidente Mattarella e con stile personale meno fiammeggiante ha dato risposte istituzionali simili a quelle dei suoi predecessori, compatibili con una concezione della politica che attribuisce chiare responsabilità ai protagonisti. Alte lamentazioni, talvolta non distanti da crisi isteriche, sono regolarmente venute da destra contro i tre presidenti accusati di essere di parte. Memorabile la riposta affermativa di Napolitano: “sto dalla parte della Costituzione”. Mai tenera con quei presidenti, Giorgia Meloni ha ridefinito la sua strategia. Non più critiche sferzanti e attacchi pesanti, meglio neutralizzare il Presidente, espropriarlo di quei poteri con i quali potrebbe/può intralciare l’attività del governo.

Se nella legge elettorale in discussione c’è una disposizione che obbliga i partiti, eventualmente le coalizioni a inserire il nome del loro candidato alla Presidenza del Consiglio, quel candidato/a il Presidente sarà politicamente obbligato a nominare. Non vorrà mica tradire il voto del popolo elettore? Se, come sta scritto nel ddl sul premierato elettivo, il Presidente del Consiglio chiede lo scioglimento del Parlamento, il Presidente della Repubblica non potrà rifiutarsi adducendo la possibilità di un’altra maggioranza parlamentare operativa, Entrambe le operazioni priverebbero il Presidente dei suoi due più importanti poteri istituzionali. Lo sterilizzerebbero fino a quando, terminato il suo mandato assurgerà a senatore a vita.

Non si perda di vista l’esito complessivo. Ridimensionato il Presidente della Repubblica, eletto direttamente del popolo il Presidente del consiglio, la forma italiana di governo non sarebbe più parlamentare. Diventerà altro, più rigida e più vulnerabile. Poco da festeggiare.

Pubblicato il 2 giugno 2026 su Domani


1 commento

  1. Avatar di lamiacasetta lamiacasetta ha detto:

    Come sempre un commento preciso, essenziale e ineccepibile. Felice di averla avuta come docente a Bologna

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