Home » Uncategorized » No democrazia no pace #ParadoXaforum

No democrazia no pace #ParadoXaforum

Ne “La Lettura” (12 luglio 2026), il supplemento libri del “Corriere della Sera”, l’articolo di apertura di Maurizio Ferrera, Difesismo. Né pacifismo né bellicismo. La terza via, è dedicato ad un importantissimo tema di politica internazionale: come mantenere/ottenere la pace. Per garantirsi la pace (si vis pacem) tra i pacifisti, che pagherebbero qualsiasi costo per preparare la pace (para pacem), e i realisti, attrezzati per la guerra (para bellum), tertium “incomodo” datur. Infatti, sostiene Ferrera, sono arrivati, espressione mia, “armi e bagagli”, i difesisti. Scoperta epocale: si vis pacem, para difesam. La mia semplicistica e, lo confesso, poco fantasiosa interpretazione, è “procedi a armarti con quantità e qualità”. Sento acutamente che c’è più di qualcosa che non va.

   Ferrera e gli autori, i cui libri dello scorso decennio costituiscono il riferimento della sua amichevole analisi, sembra non abbiano mai sentito parlare di “dissuasione”. Negli anni sessanta del secolo scorso furono pubblicati non pochi volumi su questo argomento. Bisognava che gli stati, in particolare, gli stati occidentali si dotassero di armamenti tali da sconsigliare qualsiasi eventuale tentativo dell’Unione Sovietica di lanciare una guerra di attacco e di conquista. Questa linea di pensiero si tradusse in molte analisi, fra le quali citerò soprattutto quelle del grande studioso francese Raymond Aron, intelligentemente discusse da Luigi Bonanate, La politica della dissuasione (Torino, Giappichelli, 1991).

Discutere del difesismo senza segnalare i punti di convergenza e di divergenza con la dissuasione non consente di individuare ciò che è vecchio e caduco e ciò che è nuovo e utile. In maniera tranciante affermo che il vecchio contiene tuttora elementi solidi di grande importanza e che il nuovo, almeno come appare nella discussione di Ferrera, è davvero scarso e non in grado di ispirare svolte analitiche né politiche risolutive.

 Anzitutto, enucleo le due componenti centrali della dissuasione: capacità di difesa e potenzialità di risposta. Entrambe servono, per l’appunto, come deterrente nei confronti di possibili aggressori che debbono sapere non soltanto che non riusciranno nei loro intenti, ma che potrebbero venire puniti, obbligati a pagare un prezzo elevato per la loro aggressione. In secondo luogo, l’elemento comune alla dissuasione e al difesismo è costituito dalla necessità, mi spingerei fino a definirlo un imperativo categorico, di armarsi con armi abbondanti, moderne, di qualità.

    Non soltanto negli anni sessanta, si è detto che chi si arma innesca una corsa al riarmo. Questo riarmo accelerato talvolta è un po’ come la bellezza che, secondo una nota espressione anglosassone, “sta negli occhi di chi guarda”. Mi pare molto improbabile che il difesismo riesca a sfuggire a quegli occhi. Non promette affatto di riuscire a fare meglio della dissuasione che, ricordo, non a me stesso, ma a voi, lettori preoccupati, si dimostrò in grado di garantire quarant’anni di pace, meglio, di assenza di guerra.

La strada, come da qualche tempo vado ripetendo, è un’altra. Grazie a Immanuel Kant e con lui sostengo che si vis pacem, para democratiam, che, se la guerra la fanno gli stati abbiamo imparato e verificato che gli stati democratici non si fanno reciprocamente la guerra. Quanto più ampia è l’area delle democrazie tanto più probabile diventa che non vi saranno guerre. Un giorno, poi, elaborerò più a fondo. Nel frattempo, coerentemente, sosterrò che se fosse esistito uno stato palestinese democratico (vastissimo programma), Hamas sarebbe stato esautorato. E se la Russia non riuscirà a conseguire gli obiettivi della sua orwelliana “operazione militare speciale” contro la democratica Ucraina ci saranno conseguenze negative sull’autoritarismo putiniano. Forse ci sono già.

Pubblicato il 16 luglio 2026 su PARADOXAforum


Lascia un commento