Home » Uncategorized » Una giustizia più eguale per tutti

Una giustizia più eguale per tutti

“Chi sbaglia paga” mi è sempre parso un principio sano e apprezzabile, da mettere in pratica. Naturalmente, richiede di essere specificato nei suoi due cardini: l’errore e il risarcimento. Tutti debbono essere responsabili dei loro comportamenti. A maggior ragione coloro che hanno potere sui loro concittadini. Fra i potenti si trovano non soltanto i governanti e i rappresentanti politici a tutti i livelli, ma anche i magistrati. La decisione su chi ha torto e chi ha ragione in un processo, chi ha violato le norme e con quali effetti negativi è espressione di un potere, legittimo, attribuito ai magistrati. Qualcuno di loro, esempi non luminosi, si è fatto, “protagonista”, usando della sua visibilità per ottenere un ruolo politico. Qualcun altro si è, invece, “nascosto” nella selva di leggi e norme e precedenti, operando da “burocrate”. La dicotomia dei rischi da evitare appartiene al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che la ha, forse non casualmente, pronunciata alla Scuola di formazione dei magistrati proprio il giorno in cui la Camera dei deputati ha approvato la legge sulla responsabilità civile dei magistrati.

E’ una legge che l’Unione Europea, unitamente a molti cittadini italiani, aveva richiesto da tempo. E’ una legge che, invece, i magistrati hanno sempre tenacemente, qualche volta andando sopra le righe, osteggiato. E’ difficile dire se la sua entrata in vigore migliorerà dal punto di vista qualitativo e quantitativo (snellimento e alleggerimento dei processi) il funzionamento della giustizia in Italia. Probabilmente ci vuole molto altro, in particolare, è indispensabile una (ri)organizzazione degli uffici più flessibile e, per l’appunto, meno burocratizzata, alla quale i magistrati non hanno finora dato nessun contributo degno di nota preferendo proteggere i loro non pochi privilegi. Comunque, a prescindere dalle carenze organizzative, è del tutto giusto che i cittadini abbiano la possibilità di rivalsa se ritengono e se riusciranno a provare che i giudici hanno sbagliato per dolo e/o per colpa. Spetterà allo Stato procedere in tempi non lunghi (entro tre anni) a risarcire i cittadini per sentenze privatamente viziate da dolo e/o colpa rivalendosi poi nei confronti dei magistrati responsabili.

Quello che i magistrati hanno ripetutamente asserito di temere è che le sentenze da loro emanate siano in qualche modo condizionate dal timore di sbagliare e dalla conseguente spada di Damocle della richiesta di risarcimento. E’ una giustificazione davvero debole e carente. Magistrati altamente professionalizzati, sicuri delle loro competenze, orgogliosi del loro ruolo non hanno nulla di cui essere preoccupati. Sapranno fare parlare la legge nella maniera più convincente e meno controversa possibile. Sapranno applicarla senza dare adito a sfide manifestamente infondate, vessatorie, politicamente motivate. Non esiste nessuna ragione per pensare che l’urgente riforma complessiva del pianeta giustizia in Italia non possa cominciare dalla responsabilità civile dei magistrati che non ha nulla di punitivo e che ha molto di positivo agli occhi dei cittadini.

E’ il caso qui di ricordare che la responsabilità civile venne approvata in un referendum del 1987 da milioni di elettori, con l’elevatissimo consenso dell’80 per cento dei votanti. Qualcuno dirà che si poteva anche fare di più e di meglio (gli ineffabili parlamentari del Movimento Cinque Stelle che hanno capziosamente votato contro). Altri diranno, meglio, che, una volta messa all’opera la legge potrebbe evidenziare inconvenienti, inadeguatezze, cortocircuiti. Tutti i riformatori preparati e attrezzati sono perfettamente consapevoli che qualsiasi riforma merita di essere ritoccata qualora rivelasse problemi. Ma il problema più grande è stato affrontato di petto: i magistrati non possono mettersi presuntuosamente al di sopra della legge e sbagliare impunemente. Da oggi in Italia questo non sarà più accettabile. La legge è diventata un po’ più eguale anche per il potente ceto (i critici direbbero, non senza qualche ragione, la corporazione) dei magistrati.

Pubblicato AGL 27 febbraio 2015


Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: