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Una buona legge, ma non basta

L’approvazione in prima lettura al Senato della legge che punisce i comportamenti che implicano una pluralità di fattispecie di corruzione è, anche se avvenuta a quasi due anni dalla presentazione del disegno di legge, una buona notizia. Resta da vedere quanto veloce, l’aggettivo preferito dal Presidente del Consiglio Renzi, sarà il passaggio della legge alla Camera dei Deputati nella quale il governo ha una larghissima maggioranza. Negli ultimi due anni, da un lato, la corruzione in politica e, per così dire, nel mercato si è manifestata in moltissime occasioni, in particolare nelle opere pubbliche (da Venezia a Roma a Milano); dall’altro lato, le classifiche internazionali hanno evidenziato quanto elevata sia la percezione degli operatori economici italiani e stranieri che l’Italia è un paese molto corrotto, nel quale è meglio non investire, nel quale è preferibile rinunciare a fare affari. Rendendo punibile con pene rafforzate il falso in bilancio, sciaguratamente cancellato da una legge del governo Berlusconi, nel silenzio preoccupante degli imprenditori e della loro Associazione, la nuova legge dovrebbe rendere molto più complicato il ricorso a fondi neri accumulati proprio per corrompere e ricompensare coloro che, dai sindaci agli assessori, dai Presidenti delle Regioni ai ministri, hanno il potere di decidere sugli appalti, sulle concessioni, sulle regole e sulla discrezionalità.

Difficile continuerà a essere la valutazione della rilevanza giuridica dei finanziamenti e delle “regalie” a favore delle moltissime Fondazioni con le quali molti politici supportano le loro personali attività, qualche volta il loro partito, più spesso la loro corrente. D’altronde, in un paese nel quale la corruzione ha radici profonde e la società civile reagisce in maniera poco incisiva e sempre politicizzata -il doppiopesismo non è monopolio dei politici e dei loro giornalisti di riferimento-, nessuna legge, neppure la più dettagliata ed efficace, sarà mai sufficiente. Il testo approvato è, da molti punti di vista, molto buono e metterà a disposizione dei magistrati strumenti più incisivi. Discutibile, invece, appare il restringimento dell’uso delle intercettazioni telefoniche nelle indagini, anche se non soltanto alcuni politici, ma diversi giornalisti e gli opinionisti che ritengono di essere à la page mostrando un volto ipergarantista, avrebbe desiderato un giro di vite.

Da vent’anni è la stessa “narrazione”: le intercettazioni mettono in piazza anche fatti privati giuridicamente irrilevanti, ma lesivi dell’onorabilità di persone talvolta neppure indagate(da ultimo è il caso di D’Alema). Accogliendo questa obiezione, quello che deve essere meglio regolamentato non è l’intercettazione in sé, ma la diffusione e la pubblicazione di quei testi. Accertate le responsabilità dei magistrati che fanno “filtrare” i dettagli e dei giornalisti che, per amore, non della verità, ma dello scoop, li pubblicano, toccherebbe ai codici di comportamento delle due categorie porre un argine agli eccessi, in qualche caso gravi. Buttare la bambina (l’intercettazione) con l’acqua sporca (rapporti incestuosi fra alcuni magistrati e alcuni giornalisti) non è una soluzione apprezzabile. Soltanto l’integrità dei magistrati, da punire tutte le volte che la violano, e la correttezza dei giornalisti, a loro volta da espellere dall’Ordine tutte le volte che macchiano la reputazione degli inquisiti e dei loro interlocutori, porranno un freno alla tentazione di fare di tutta l’erba un fascio.

Infine, è essenziale che tutte le associazioni professionali vigilino sul comportamento dei loro associati e di coloro che sono attivi nel loro rispettivo settore. Gli avvocati prezzolati, gli imprenditori che pagano tangenti, le cooperative che distorcono il mercato debbono essere messi fuori gioco. La legge approvata colpirà i comportamenti corrotti. Il resto lo debbono fare coloro che credono nella competizione secondo le regole, nel merito e nel premio da dare a chi sa lavorare di più e meglio. Almeno, questo è l’obiettivo da perseguire.

Pubblicato AGL 2 aprile 2015


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