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Quei ricatti inaccettabili di Conte @DomaniGiornale

“Niente armi all’Ucraina” dichiara, non per la prima volta, ma più sonoramente e brutalmente, Giuseppe Conte. La sua posizione, al di là del merito: non difendere più una democrazia aggredita da un leader autoritario, ha una molteplicità di implicazioni rilevanti e pericolose. C’è un messaggio elettoralistico mandato a tutti coloro, sembra che siano molti, nell’Alleanza Verdi Sinistra e anche nel Partito Democratico, che hanno una opinione tristemente non dissimile. C’è un messaggio mandato direttamente a Elly Schlein: bisogna contarsi davvero nelle primarie stravolgendo tutto quello di buono che quelle elezioni possono dare, cioè, non soltanto legittimazione del prescelto, ma grande mobilitazione di attivisti, simpatizzanti, potenziali elettori, comunicazione politica a tutto campo (anche più largo), lancio della campagna elettorale con abbondanti informazioni sulle personalità, sul programma, sulle priorità, sulle soluzioni proposte. C’è un messaggio, non meno importante e minaccioso, mandato ai ventisei Stati-membri dell’Unione Europea che hanno finora sostenuto l’Ucraina: non potrete più contare sull’Italia.

Su questo argomento Conte vuole le primarie, presto, convinto di vincerle. La replica di Elly Schlein, che prima si scrive il programma del campo largo, poi con le primarie si decide la leadership, mira a costringere Conte ad un confronto/scontro su tutte tematiche, vincesse le elezioni, un governo progressista dovrà e vorrà affrontare. Sono tematiche e soluzioni sulle quali la leadership vittoriosa alle primarie avrà il diritto di chiedere appoggio assoluto e disciplina ferrea e i candidati perdenti avranno il dovere di comportarsi da gentiluomini onorando l’impegno programmatico. Con enorme facilità, ho formulato quello che è un libro dei sogni, non soltanto miei, ma che richiede un enorme sforzo da parte di chi pensa che quei sogni diventerebbero realtà praticabili soltanto se Conte e, se c’è, il gruppo dirigente dei pentastellati, cambiassero posizione. Oppure, se improvvisamente, si arrivasse, altro grande sogno, alla cessazione del conflitto. Altrimenti, tutto è affidato a quella che si è già preannunciata come una bruttissima conversazione.

Impossibile e sconsigliabile da parte della maggioranza (?) del Partito Democratico e dei commentatori non bollare il comportamento di Conte come ricatto e non sottolineare la sua bruciante ambizione di tornare alla guida del governo: Conte 3. Tertium datur. Logico, però, mettere in evidenza che lo potrebbe fare soltanto in una coalizione che includa tutto il Pd. Molto improbabile. Il ricatto di Conte si morde la coda, e peggio. Infatti, senza i voti del suo Movimento, il “campo” non sarà in grado di arrivare alla fatidica soglia del 42 per cento che consentirebbe di ottenere il premio di maggioranza. Potrebbe addirittura risultare che Conte sta ai progressisti come e forse più di quanto il gen. Vannacci sta alla coalizione delle destre: uno stigma di cui vergognarsi politicamente.

Come stanno le cose, comunque, è indispensabile che la segretaria del PD metta in campo (sic) tutta la sua sacrosanta ostinazione e chieda a Conte di esplicitare il suo ricatto, oops, chiedo scusa, di chiarire le sue richieste per fare parte della coalizione, non sotto forma di stentoreo ultimatum. Sarebbe altresì opportuno che, invece di stare a guardare senza esporsi, anche i dioscuri di AVS si assumessero qualche responsabilità nella conversazione, per quel che bisogna negoziare e nell’esito. So da tempo che la partita non è finita fino a quando non è finita, ma so anche che i comportamenti scorretti vanno sanzionati, anche con richiami forti alle regole democratiche, ad esempio il principio di maggioranza. Le deroghe, rarissime e solo se giustificabili, vanno concordate. Un Conte che si faccia espellere per protervia e smania dal campo largo porterà tutta la responsabilità di una quasi sicura sconfitta e della formazione del governo Meloni 2, senza o con i Vannacci suoi. Qualunquemente. 

Pubblicato il 5 agosto 2026 su Domani


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