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Caro PD, esci dal silenzio!

No, il silenzio del Partito Democratico non è assordante. E’ imbarazzante. A due mesi e mezzo dal voto nessuno nel PD, a cominciare dal due volte ex-segretario, ha analizzato le ragioni della sconfitta. È sperabile, ma nient’affatto certo, che lo faccia l’Assemblea rompendo il silenzio finora rivelatore dell’assenza di politica, della latitanza di un’opposizione a un governo che non c’è.

 


2 commenti

  1. Giuseppe Del Zotto ha detto:

    Il renzismo è incapace di fare autocritica , non saprebbe da dove cominciare: il massimo che puo’ produrre è un ” forse abbiamo fatto qualche errore” per poi passare ad altro

  2. Gian Luca Corso ha detto:

    Caro Professore, sono un suo lettore e ammiratore dai tempi dell’Università ma mi permetterò di contraddirla, mantenendo inalterata la mia stima e ammirazione per lei. Credo che la tesi secondo la quale il governo giallo verde sia stato propiziato dal PD e dal suo smarcarsi dal vedere le carte del M5s sia smentita dai fatti, ossia dall’andamento delle consultazioni, e non tenga in adeguato conto la vera natura del movimento.
    Infatti:
    1) sappiamo tutti che il M5s ha condotto le consultazioni dichiarando tatticamente di poter prendere il pane dai due forni, ponendo un veto sul centrodestra unito, con più seggi del M5s, e su Forza Italia in particolare. Devo dire che ho sentito pochi, in quel caso, pronunciarsi sul presunto dovere di Di Maio di non escludere a priori alcuna convergenza, ma tant’é. Di Maio però il pane si é limitato a chiederlo sempre e solo ad un forno solo, di colore verde. Infatti l’apertura del dialogo col PD é iniziata solo dopo che il Presidente Mattarella ha dato il mandato esplorativo a Fico che ha messo in evidente imbarazzo Di Maio, il quale non aveva mai fatto mistero di preferire la Lega. Se così non fosse l’intervista a Renzi avrebbe potuto essere considerata null’altro che l’auspicio del due volte ex segretario, e Di Maio avrebbe potuto sfidare l’unico organo del PD che avrebbe avuto la competenza a pronunciarsi, cioè la Direzione, a prendere una posizione inequivocabile sull’apertura di negoziati. Così non é stato, Di Maio ha preso al volo l’assist di Renzi e ha chiuso il dialogo prima che iniziasse, di fatto riconoscendo la leadership di Renzi. Ossia facendo il contrario di ciò che fece subito dopo le regionali siciliane quando negò a Renzi un confronto che aveva prima sollecitato.
    2) il M5s é tutto fuorché un partito di sinistra, tantomeno di centrosinistra, nemmeno nella sua più scolorita accezione. Ciò che connota maggiormente la sua identità é un moto di contestazione delle elite, di tutti i tipi e a tutti i livelli, che lo porta ad affermare due concetti:
    1) una sostanziale irresponsabilità politica dei suoi esponenti che sarebbero mero strumento del popolo 2) una malintesa visione della democrazia diretta in realtà orientata a plebisciti online che tendono a ratificare decisioni già prese dalla leadership irresponsabile di cui sopra. Se a questo aggiungiamo un po’ di salsa ambientalista la sostanza é finita. Ne derivano: 1) un posizionamento marcatamente antieuropeo testimoniato da anni di alleanze imbarazzanti al parlamento europeo e più campagne antieuro 2) un vistoso sbilanciamento filorusso 3) una malcelata ammirazione per Trump e le sue riforme fiscali 4) un certo oscurantismo. Questa pochezza é il M5s. L’ illusione é stata che potesse invece essere riempita di contenuti di segno completamente diverso, se non opposto, dal PD.

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