
Scriverebbe forse quell’uomo bianco anglosassone di nome William Shakespeare che “c’è del metodo nella follia” di Trump? Secondo i MAGA del nostro stivale, è colpa nostra, di politicizzati e sprovveduti, non capire che la riposta deve essere affermativa. Poi, però, i MAGhini, quel metodo non sanno individuarlo neanche con qualche approssimazione. Non “condannando” e non “condonando”, Giorgia Meloni ha sperato che un qualche metodo facesse la sua sperabile comparsa. La speranza si sta probabilmente affievolendo del tutto, mentre il metodo trumpiano fa la sua comparsa con fattezze alquanto sgradevoli: spartire le responsabilità oppure pagare il prezzo dello scriteriato intervento USA-Israele in Iran. Come molti fra i migliori analisti hanno subito notato e rimproverato al Presidente Trump (e ai suoi supini collaboratori), non era chiaro, ecco un elemento di sicura follia strategica, l’obiettivo perseguito. Si trattava di: distruggere le installazioni nucleari dell’Iran e le sue capacità belliche? e/o decapitare la leadership degli ayatollah cominciando dalla Guida Suprema? e, di conseguenza, aprire la strada al famoso/famigerato regime change, per lo più, ancorché non del tutto correttamente, interpretato come transizione alla/esportazione della democrazia? “Limpido”, esplicito, non negoziabile l’obiettivo di Netanyahu: distruggere le capacità belliche dell’Iran e il regime stesso sapendo che la comparsa della democrazia è faccenda che debbono sbrigare le opposizioni.
Non avendo conseguito nessuno dei suoi obiettivi, adesso che la guerra si sta rivelando potenzialmente piuttosto lunga e sicuramente costosissima, Trump richiede imperiosamente l’appoggio di alcuni paesi orientali, Giappone, Primo Ministro una signora simpatizzante MAGA, e Corea del Sud, ma soprattutto della NATO. Questo appoggio dei paesi membri della NATO non può essere giustificato poiché nessuno di loro, tantomeno gli USA, sono stati attaccati, quindi non esiste nessun obbligo di aiuto reciproco unanime. La furia di Trump, comprensibile, ma non giustificabile, si abbatte su un’organizzazione caratterizzabile, con le parole di alcuni importanti ministri trumpiani, come parassitica. A loro volta, non furiosi, ma più compostamente preoccupati, quasi tutti gli Stati-membri dell’Unione Europea hanno respinto l’invito di Trump a togliere il petrolio dall’elenco dei prodotti russi sui quali gravano le sanzioni UE. Non è una sorpresa che gli amici di Putin, spesso ammiratori anche dei MAGA e invidiosi, si siano espressi favorevolmente. Comunque, le alternative al petrolio russo e al gas, fanno notare gli esperti, sono il petrolio e il gas made in USA oppure riaprire e mantenere funzionante lo stretto di Hormuz, naturalmente, provvedendo le forze indispensabili per le operazioni militari richieste. Le parole chiave, in questo, come negli altri casi, sono solidarietà e collaborazione.
Nessuna delle due parole figura nel lessico MAGA. Entrambe richiedono elaborazioni all’altezza della situazione attuale di disordine internazionale e di confusione sotto il cielo che, con buona pace del Presidente Mao, non si configura affatto come ottima. Al contrario, è pessima anche perché appare sostanzialmente priva di sbocchi positivi, di indicazioni di approdo relativamente sicuro potenzialmente duraturo.
In un modo o nell’altro, verso la conclusione del loro mandato, tutti i Presidenti USA si sono preoccupati della loro legacy. Quale eredità politica lasciava la loro Presidenza? Quale posto sarà loro assegnato nella Storia? Svanito, probabilmente, l’obiettivo di mettere il suo nome nel Pantheon dei Premi Nobel per la pace (ma non vorrei sottovalutare le follie dei membri del Comitato di Oslo), nient’affatto conseguito l’altro ambizioso obiettivo di “rendere l’America di nuovo Grande”, la sfida più allettante per Trump potrebbe essere la costruzione di un nuovo ordine mondiale. Credo che il compito dell’Unione Europea, amici, pontieri, competitors, sia quello di non limitarsi alle critiche, ma di prendere l’iniziativa. Siate realisti tentate l’impossibile.
Pubblicato il 18 marzo 2026 su Domani