
Sono tanti coloro che hanno, più o meno consapevolmente, contribuito alla ascesa, che sembra, (ir)resistibile nei sondaggi del Gen. Roberto Vannacci. Trovare le responsabilità intorno a lui, nel variegato mondo della destra italiana, non significa in nessun modo che Vannacci stesso non ci abbia messo molto di suo nel trovare, interpretare e esaltare tematiche che la destra estrema, in Italia e in Europa ha da sempre considerato sue e arditamente cavalcato. La disponibilità e la salienza di quelle tematiche sono alla base del successo, l’elenco sarebbe molto lungo, di Vox in Spagna, di Alternative für Deutschland, di Farage in Gran Bretagna, dei Democratici Svedesi e anche dei MAGA più oltranzisti, e coì via. Incolpare Giorgia Meloni di avere, con le sue ondivaghe politiche sull’immigrazione e sull’Europa, aperto spazi a Vannacci, è un errore. Lo spazio politico per una destra davvero reazionaria e repressiva esiste un po’ dappertutto, soprattutto in Europa e negli USA perché esistono problemi simili: immigrazione, ordine, identità, stili di vita.
Nient’affatto dappertutto, i partiti e le organizzazioni della destra politica hanno, però, aperto opportunisticamente le porte a sfidanti tipo Vannacci. Attualmente, il generale è europarlamentare eletto nelle liste della Lega. Nella sua disperata ricerca di voti per bloccare l’emorragia della Lega, Salvini lo aveva addirittura fatto assurgere alla carica di vicesegretario. D’altronde, le priorità tematiche esistono tutte, da tempo, anche nella Lega voluta da Salvini. Non avendo responsabilità di governo, Vannacci può permettersi il lusso di declinare le sue proposte nella maniera più estrema possibile. I voti di sfiducia espressi dai suoi parlamentari nei confronti del governo Meloni non possono essere confusi con quelli dell’opposizione. I Vannacci ani vogliono più destra, remigrazione, nessuna politica di genere, nessun aiuto all’Ucraina. I sondaggi dimostrano non sorprendentemente che 5/6 per cento degli italiani condividono queste proposte e sono disposti a votare per la lista Futuro Nazionale.
Non è, come troppi ripetono banalmente e pappagallescamente, un problema culturale, vale a dire che questi potenziali elettori non hanno abbastanza cultura, conoscenze, per capire che l’Italia e l’Unione Europea per “funzionare” economicamente e socialmente hanno bisogno di immigrati, che le discriminazioni di genere e di preferenze sessuali sono indecenti, che fuori dall’Unione Europea l’Italia sarebbe allo sbando. Comunque, “insegnare” tutto questo a cittadini recalcitranti richiederebbe molto tempo e molto impegno condiviso. Sarebbe anche denunciato come un sopruso, un insopportabile e antidemocratico indottrinamento.
Prima di tutto, è un problema politico. L’immigrazione deve essere controllata dalle autorità e deve avvenire seguendo le regole che, naturalmente, debbono contemplare procedure certe e regolarmente attuate per le espulsioni di chi le viola. Il riconoscimento delle diversità non può implicare premi di nessun genere per i diversi. Bisogna dimostrare che l’Italia sa stare ai tavoli europei grazie alla sua affidabilità e capacità che le consentono di acquisire prestigio e risorse. Qualsiasi ambiguità concernenti queste politiche può essere sfruttata dai vannacciani che, almeno finora, hanno dimostrato di non essere utili idioti. Potrebbero diventarlo? Allearsi con Vox, portare al governo AfD, creare una coalizione che includa i Democratici svedesi è sempre una scelta dei partiti vicini e contigui. Non è mai un obbligo né elettorale né politico. La proposta di nuova legge elettorale primo firmatario il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati Galeazzo Bignami contiene una clausola che rende un accordo con Futuro Nazionale praticamente decisivo per fare sì che Meloni, Salvini, Tajani (e Lupi) ottengano l’agognato premio di maggioranza. Allo stato attuale, il variegato schieramento di centro sinistra ha più voti del centro-destra che potrebbe ribaltare la situazione solo inglobando, a quale prezzo? Futuro Nazionale. Anche in questo caso il problema è politico e la soluzione è ugualmente politica. Rinunciare all’inserimento del premio di maggioranza e prepararsi a costruire un governo fra partiti compatibili che hanno ottenuto seggi, come avviene in tutte le democrazie parlamentari, senza impedire a Futuro Nazionale di rappresentare politicamente il suo elettorato.
Pubblicato il 1° luglio 2026 su Domani