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Il vero peso dei voti di Verdini

Pur variamente criticato, sbagliando, l’articolo 67 della Costituzione è chiarissimo e non si presta a deformazioni interpretative: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” (corsivo mio). Nuovamente sbagliando, i critici dell’assenza del vincolo di mandato affermano che l’articolo 67 giustifica il trasformismo. Tutt’altro, l’articolo consente ai parlamentari, se lo vogliono, di votare in maniera difforme da quanto decide il loro governo, il loro gruppo parlamentare, il loro partito, gli eventuali gruppi esterni che abbiano favorito o prodotto la sua elezione, nell’intento, se il parlamentare è in grado di argomentarla, di meglio rappresentare la Nazione. Naturalmente, quando il voto dato è importante e clamorosamente “svincolato”, l’opinione pubblica e gli elettori o no di quel parlamentare desiderano giustamente conoscere il perché.

A nessun parlamentare dovremmo concedere di trincerarsi dietro la sua coscienza. A tutti dovremmo chiedere di spiegare con la loro scienza, ovvero con le conoscenze a loro disposizione, di giustificare convincentemente perché hanno votato in un certo modo. Verdini e altri dieci senatori del nuovo gruppo parlamentare Ala hanno esposto una giustificazione semplice e convincente del loro voto a favore della riforma del Senato. Quando erano nel gruppo parlamentare di Forza Italia, Verdini ed altri, però, non tutti, già votarono, in prima lettura, quel pacchetto di riforme. Il testo non è sostanzialmente cambiato. Gli allora contrari hanno cambiato, più o meno opportunisticamente, idea. I già favorevoli non vedono ragione di cambiare il loro voto per seguire le bizzarrie e le peripezie dei loro ex-colleghi di partito. Sono loro, semmai, che dovrebbero spiegare il loro voto difforme rispetto al precedente. Inoltre, punto tutt’altro che marginale, sulle riforme costituzionali assolutamente tutti i parlamentari dovrebbero rivendicare e praticare un voto in scienza e coscienza. Dunque, in quanto cittadini-elettori dovremmo essere molto più preoccupati sia dall’imposizione della disciplina di partito, assolutamente fuori luogo in questo tipo di voti, sia dall’eventuale richiesta del voto di fiducia. Entrambi sono forzature. Entrambi sono violazioni della libertà di voto in materie non soltanto complesse, ma che attengono appieno al rapporto fra parlamentari e elettori.

Il problema risiede nella legge elettorale utilizzata nel 2013 che ha prodotto un parlamento non di eletti, ma di nominati. Il fenomeno delle nomine non finirà con l’Italicum poiché anche un conteggio generoso approda ad una percentuale di nominati che non sarà inferiore al 60 e potrà arrivare fino al 70-75 dei prossimi parlamentari. Quanto a Verdini e ai suoi nulla osta che si spingano fino a votare l’eventuale fiducia al governo, anche se è più probabile che troveranno qualche escamotage regolamentare. Se i loro voti fossero decisivi, toccherà al capo del governo scegliere se accettarli e rimanere in carica oppure  se trarre la conseguenza che il governo non ha più una maggioranza politica autosufficiente.

Infine, è sbagliato interrogarsi adesso su che cosa Verdini e i suoi avrebbero già ottenuto in cambio dei loro utilissimi voti. Tutto, o quasi, sarà visibile al momento delle prossime elezioni: chi e quanti dei senatori (e dei deputati) verdini ani saranno ricandidati da quale partito, in quali collegi e in quali posizioni sulla lista. Sarebbe tutta un’altra storia se il sistema elettorale fosse di tipo maggioritario in collegi uninominali. Allora, sì, gli elettori avrebbero un voto pesante, decisivo, promuovendo o punendo i candidati costretti a spiegare quanto hanno fatto in Parlamento . Invece di criticare l’incolpevole Costituzione, gli strali delle critiche debbono essere diretti a chi ha ideato e imposto prima, il Porcellum, poi le piccole revisioni che lo hanno trasformato in porcellinum, chiedo scusa, nell’Italicum.

Pubblicato AGL 7 ottobre 2015


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