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Messaggio senza enfasi dell’arbitro Mattarella

“Aver cura della Repubblica”. Questa semplice esortazione del Presidente Mattarella agli italiani contiene il senso più profondo del suo messaggio di fine anno. Senza nessuna enfasi, di cui non è capace, ma che, comunque, lo sappiamo dai suoi precedenti incarichi pubblici, evita con determinazione, il Presidente ha chiaramente delineato come gli italiani dovrebbero aver cura della loro Repubblica. Le tematiche sono quelle che qualsiasi cittadino con un po’ di senso civico sa essere importanti: il lavoro, l’evasione fiscale, l’immigrazione, le mafie, la legalità, il ruolo delle donne. Sono le modalità con le quali il Presidente ha declinato ciascuna problematica e come le ha evidenziate a contenere elementi di apprezzabile novità. Il lavoro è stato messo, giustamente, al primo posto e ne è stata rilevata l’importanza non soltanto per i giovani, ma anche per coloro che il posto lo perdono dopo una lunga attività. L’evasione fiscale è stata fortemente stigmatizzata sia per il suo costo che grava sulla collettività sia per la grave lacerazione che produce nel tessuto sociale della convivenza fra i cittadini che pagano le tasse e quelli che sfuggono sia, infine, perché, se tutti o quasi pagassero, tutti (o quasi) potrebbero pagare meno. Il passaggio più toccante sull’immigrazione è quello con il quale Mattarella ha reso noto che il 70 per cento dei bambini immigrati dichiara di avere come miglior amico un bambino italiano. Questa notazione suggerisce che il futuro dell’integrazione, che deve avvenire nella legalità con i clandestini che vanno espulsi, comincia dal basso, fra coloro che non guardano al colore della pelle e alla religione, ma apprendono il valore dell’amicizia. Per riferirsi alle diverse forme di criminalità organizzata che infestano troppe aree dell’Italia, Mattarella ha usato il sostantivo plurale mafie. E’ una parola raramente pronunciata che non ha fatto la sua comparsa nel bilancio di fine d’anno stilato da Renzi. E’ degno di nota che Mattarella si sia tenuto lontano da qualsiasi trionfalismo riguardo alla lotta contro le mafie, ma abbia, invece, proseguito il suo discorso riaffermando la decisiva importanza della legalità contro la corruzione “di chi corrompe e di chi si fa corrompere”. Pur facendo un paio di riferimenti all’Unione Europea, in particolare per la necessità di coordinamento nell’affrontare il terrorismo (definito “fondamentalista” senza nessun riferimento alla sua matrice islamica), il Presidente, che sappiamo essere un europeista convinto, non ha sottolineato quanto l’Europa è importante per l’Italia, ma ha anche evitato espressioni critiche sia della Commissione Europea sia della Germania che, invece, hanno caratterizzato il discorso di Renzi. Particolarmente brillante è stato il riconoscimento diretto a tre donne che hanno raggiunto traguardi di altissima rilevanza: la scienziata Fabiola Gianotti, l’astronauta Samantha Cristoforetti e alla pluricampionessa paraolimpica Nicole Orlando (ma non è mancato l’omaggio a Valeria Solesin e alla sua famiglia). Pure presentatosi come arbitro nel complesso gioco, in verità più spesso, uno scontro fisico sia fra i partiti sia fra le istituzioni, Mattarella non ha fatto nessun riferimento né al governo (i cui altisonanti successi Renzi ha già abbondantemente vantato), nessuna valutazione dell’attività del Parlamento, troppo e male criticato per responsabilità non sue, nessuna espressione di sollievo per il plenum finalmente raggiunto alla Corte Costituzionale. Nei loro confronti e nei confronti dei partiti, l’arbitro Mattarella probabilmente già esercita una soffice, non pubblicizzata opera di persuasione, tenendola riservata, quindi, sperabilmente, più efficace. La chiusa del discorso con gli auguri a tutti bambini nati nel 2015, l’anno della sua elezione a Presidente della Repubblica, merita una doppia interpretazione. Mattarella ha voluto sottolineare che la vita continua e suggerire che “aver cura della Repubblica” significa anche impegnarsi per creare le opportunità migliori per i nuovi italiani. Auguri a tutti (ma non agli evasori).

Pubblicato AGL il 2 gennaio 20016


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