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La svolta autoritaria e i conflitti

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I professori bravi debbono essere originali e innovativi, spingendo la loro analisi un passo oltre quella dei colleghi e dei commentatori. I politici debbono, invece, essere ripetitivi e martellanti, spesso forzando la realtà. I moderatori, quando sono bravi, obbligano i professori a spiegare meglio la loro (eventuale) originalità e i politici a non eccedere in slogan e ripetizioni. Il confronto Renzi-Zagrebelski, “moderato”, ma non guidato, da Mentana, non ha prodotto nulla di particolarmente interessante e originale.

Ha dimostrato che il professore non ha saputo liberarsi di una narrazione, quella sulla svolta autoritaria, che troppi esponenti del NO utilizzano per criticare le revisioni costituzionali e la riforma elettorale del governo. Zagrebelski ha, talvolta, indicato perché la legge elettorale Italicum dovrebbe essere cambiata tornando alla proporzionale, ma di leggi elettorali proporzionali ne esistono numerose varianti. L’Italicum è, infatti, una legge proporzionale distorta da un abnorme premio di maggioranza. Forse fin troppo pacatamente, ha anche criticato l’enorme contraddizione di Renzi che, insieme al Ministro Boschi, ha sempre sostenuto trattarsi di una legge ottima che tutta l’Europa avrebbe invidiato all’Italia e metà Europa avrebbe imitato, e oggi si dice disposto a cambiarla.

Sul bicameralismo, sulla quantità e sulla qualità delle leggi prodotte dalle due Camere, nonostante l’inevitabile navetta (ping pong nel lessico renziano) nessuno dei due ha offerto i numeri delle leggi approvate, che sono mediamente superiori a quelle degli altri parlamenti bicamerali europei, l’80 per cento di origine governativa, con una percentuale molto elevata trasformata in decreti leggi sulle quali il governo, compreso quello di Renzi, ha spessissimo posto la fiducia. Il moderatore non ha mai chiesto numeri e approfondimenti pure utilissimi ai telespettatori-elettori e certo anche in grado di fare “spettacolo”. La sottolineatura della (eventuale, ma per lui probabile) svolta autoritaria ha impedito a Zagrebelski di entrare davvero e compiutamente nel merito delle quattro revisioni costituzionali fatte approvare dal governo. Funzioneranno oppure creeranno confusione e conflitti? Si poteva fare meglio anche con “strane” maggioranze.

Al proposito, da un lato, per giustificare la trasformazione, che non è abolizione, del Senato, Renzi ha messo insieme due seconde camere molto diverse fra loro: il Senato francese e il Bundesrat tedesco, e non è stato richiesta dal moderatore di spiegarne le differenze e di valutarne la funzionalità, nettamente superiore quella della seconda camera tedesca, numericamente contenutissima: 69 rappresentanti, e quindi meno costosa, e anche istituzionalmente molto efficace. Sul governo, la cui instabilità Renzi e i suoi sostenitori del “sì” stanno ripetutamente battendo, sarebbe appropriato mettere con forza in rilievo che i Presidenti del Consiglio italiani sono stati un terzo, all’incirca ventidue, dei 63 governi italiani ad oggi, ma che sia molti ministri sia le coalizioni di partiti al governo hanno mostrato una straordinaria stabilità e continuità nell’elaborazione delle politiche pubbliche.

Zagrebelski non è riuscito a delineare un’alternativa riformatrice alle revisioni del governo ed è, in sostanza, apparso come un conservatore costituzionale. Dal canto suo, Renzi è apparso, proprio come vuole essere considerato, come uno che, dopo anni di presunto (perché riforme sono state fatte nel 1993, nel 2001, nel 2005) immobilismo, è riuscito a dare una scossa alla Costituzione che si trasmetterà positivamente al sistema politico italiano. Questa affermazione, molto discutibile, non è stata adeguatamente contrastata da Zagrebelski che ha preferito insistere sui rischi, secondo lui molto forti, di riduzione della democraticità della politica italiana piuttosto di evidenziare i rischi, ancora più forti e certamente più probabili, se le revisioni saranno confermate dal referendum, di conflitti permanenti, anche fra le due camere, e di carente funzionalità. Gli argomenti del “sì” sono stati tutti o quasi presentati e ripetuti senza nessuna novità dal Presidente del Consiglio. Quanto al Professor Zagrebelski ha presentato soltanto una parte degli argomenti del “no”, quelli concernenti una, eccessivamente temuta, deriva autoritaria, piuttosto degli argomenti di coloro che sono d’accordo per riformare, ma che credono che quanto fatto dal governo sia sbagliato e, in definitiva, controproducente.

Pubblicato AGL 2 ottobre 2016


1 commento

  1. Caveasinus ha detto:

    Renzi, tra le tante cose, non ha spiegato come funzionerà il Senato. A precisa domanda ha risposto in maniera facilona e qualunquista: “Professore, quindi lei mi sta dicendo che il Bundesrat non funziona”. Trucchetto spicciolo e villano perché Zagrebelsky non ha detto questo.

    Innanzitutto sia il senato tedesco che quello francese sono eletti diversamente da quello italiano. In Germania sono eletti dai Lander ma hanno vincolo di mandato e possono essere anche sostituiti in qualsiasi momento dai loro governi; in Francia non hanno vincolo di mandato ma sono eletti da un collegio di 162 mila grandi elettori composto da deputati, consiglieri regionali e sindaci. In Italia non avranno vincolo di mandato e saranno “eletti” ognuno nei rispettivi consigli regionali composto da un minimo di 35 fino ad un massimo di 90 consiglieri. E i consigli regionali come “eleggeranno” i senatori? I commi 2 e 5 dell’articolo 57 sono antitetici: l’uno o l’altro. Se non bastasse, il comma 5 rinvia poi il metodo di elezioni al comma 6 che a sua volta rimanda ad una legge che ancora non esiste.

    Come funzionerà il Senato? Consiglieri regionali e sindaci andranno lì a svolgere delicate e molteplici funzioni (elencante non solo nell’art. 70 visto che il suddetto art. per alcune materie rimanda ad altre disposizioni) come dopolavoro e con scadenze ristrette. I commi 3, 4 e 5 dell’art. 70 fissano tempi precisi in cui il Senato deve esprimersi. Dalla deliberazione della Camera in alcuni casi ha tempo 10 giorni, in altri 15.

    Mettiamo caso che oggi in Campania il consiglio regionale deve approvare il bilancio e quello in Lombardia votare il piano socio sanitario, nello stesso tempo a Roma il Senato deve esprimersi su una normativa dell’Unione europa. Dove vanno i consiglieri-senatori? Si rinviano le sedute in consiglio o al Senato? Così però è impossibile stabilire una data che vada bene non solo ai restanti 18 consigli regionali ma anche ai 21 sindaci. Il problema diventa da capogiro se nell’arco di pochi giorni il Senato dovrà esprimersi su più materie di sua competenza. Si congelano tutti i consigli regionali e tutti i consigli comunali finché non terminano i lavori del Senato? Fermo restando che consiglieri e sindaci sono eletti per fare i consiglieri e i sindaci, come coniugare la funzione che svolgono sul territorio con quella di senatore?

    Renzi prima è sgusciato via rilanciando con il Bundesrat, poi ha buttato sul tavolo il canale di Suez.

    Il professor Zagrebelsky non ha saputo adattare le sue argomentazioni ai ritmi televisivi, l’alternativa a questa riforma l’ha presentata in Commissione insieme ad altri costituzionalisti che oggi sostengono il No.

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