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Un destino civico e baro

Un destino civico e baro ha travolto i candidati del Partito Democratico nei ballottaggi in Emilia-Romagna (e non solo). Raffinati analisti gongolano: tutti i comuni della Regione, ma anche quelli, per esempio, della vicina Toscana, sono diventati “contendibili”. Allegria! Non sarebbe, però, necessario che per onorare la contendibilità il PD perda tutti i ballottaggi. Comuni contendibili, ma qualche volta vincibili e vinti, questo dovrebbe bastare anche ai più esigenti degli analisti. Invece, a giudicare dalle reazioni dei dirigenti e degli aspiranti tali non sarà facile trovare una contendibilità vittoriosa. Sparando cifre sbagliate sulla votazione con la quale Renzi ha frettolosamente riconquistato la segreteria, comunque le più basse delle cinque elezioni finora svolte nel PD, i renziani dicono che il segretario nazionale non è in discussione (ma le cariche locali sì che le volevano “riallineate”). Magari, quando si perde alla grande, si dovrebbero mettere in discussione le idee e le politiche di quel segretario e le alternative proposte dai coraggiosi che non temono di essere sbeffeggiati e chiamati traditori. Chi non voglia rincorrere Merola che, anche in questo caso, ne ha dette di molte e rischia che qualcuno gli faccia il “tagliando” di metà mandato (no problem: sostituirlo proprio non si può), nota che le idee finora circolate sono poche e contraddittorie. Se sono i candidati civici che sconfiggono quelli del PD, bisogna sfidarli quei civici o cooptarli? “Aprirsi alla società”, come dice l’inarrivabile Via Rivani (citata dal Corriere di Bologna), però, “non con i civici”, sembra acrobatico. E se fossero state, da un lato, le inadeguatezze dei sindaci in carica e, dall’altro, le nuove candidature del PD a scoraggiare gli elettori, molti dei quali hanno ancora una volta preferito l’astensione? Non basta aprirsi alla società, escludendo i civici che, pure, qualche pezzettino di società sembrano in grado di raggiungerlo, mobilitarlo, rappresentarlo, bisogna, sostengono i sindaci della Romagna, che il PD sia “più radicale”. Quest’aggettivo l’abbiamo tutti già sentito. Qualche volta avremmo anche voluto che il contenuto di questa radicalità fosse spiegato. Più di sinistra? Su quali tematiche, con quali modalità? Combattendo l’antipolitica, a cominciare da quella che -rottamazione, poltrone, disintermediazione- il segretario Renzi agita di tanto in tanto?, dunque, facendo politica, ovviamente, sul “territorio” (meno tweet?), e mostrando la dignità di un impegno oppure risistemandosi nelle posizioni giuste per andare/tornare in Parlamento? Un destino, civico o no, tutto da costruire interloquendo con una società, contendibile, che dichiara con il suo voto di essere insoddisfatta del Partito Democratico di oggi.

Pubblicato il 2 luglio 2017


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