Home » Uncategorized » Draghi deve governare, non salvare la politica @DomaniGiornale

Draghi deve governare, non salvare la politica @DomaniGiornale

Nell’oramai avanzato processo di prematura beatificazione di Mario Draghi, che immagino alquanto preoccupato dalle aspettative crescenti, s’innesta una formidabile richiesta con codicillo. Di tanto in tanto, ma in parecchi momenti di svolta della storia d’Italia e della Repubblica, da un lato, i “giornaloni”, dall’altro, molti commentatori free lance, di parte, ma di poca arte, hanno prima dichiarato il fallimento della politica, poi subito dopo auspicato la ricostruzione della stessa ad opera di un demiurgo, mai rivelatosi tale. Oggi il prestigioso ruolo di demiurgo è affidato all’ex-Presidente della Banca Centrale Europea.

   Fermo restando che il fallimento cui porre rimedio riguarda non la politica, ma i politici, alcuni dei quali, genialmente (forse l’avverbio dovrebbe essere “irresponsabilmente”) aprono crisi che non sanno in nessun modo risolvere, è comunque giusto porsi il compito di ristrutturare la politica italiana. Difficile farlo da populisti, poiché quel che conta per il leader e i suoi seguaci non sono le regole, le procedure, le istituzioni, ma i rapporti basati su emozioni spesso piuttosto instabili. Difficile anche farlo da sovranisti poiché oramai la politica nel male, che c’è, e nel bene, che è chiaramente superiore, non è confinabile in un solo paese, ma si dipana a livello europeo in scontri e incontri, in ricerca di soluzioni condivise. Almeno di questo irreversibile sviluppo il non-politico Draghi ha sicuramente ampia consapevolezza. Però, c’è un problema che neanche Houston potrebbe risolvere. Confrontarsi con rigidi e altezzosi banchieri obbliga ad imparare alcune prassi della mediazione. Frequentare le cancellerie, come ho visto scrivere su molti giornaloni e giornalini, impartisce qualche lezione, soprattutto su come funziona la politica in quei paesi. Tuttavia, è molto improbabile che ne derivino lezioni immediatamente applicabili nel contesto italiano.

   Rifiutandomi di definire tecnico o politico un qualsiasi governo con riferimento al numero di ministri privi di precedenti esperienze in assemblee elettive e a quello dei ministri che saranno “politici” nella misura in cui hanno radici nei loro rispettivi partiti, credo sia opportuno porsi la domanda: saranno loro a ricostruire la politica? Aggiungo: avrà l’eventuale Presidente del Consiglio Mario Draghi il tempo, le energie, la voglia e la competenza di ricostruire “la politica”? Dove e quando mai la politica di un paese è stata ricostruita da un uomo o una donna proiettati alle più alte cariche istituzionali (direi lo stesso anche per gli ex-giudici costituzionali e affini) privi di esperienza e del sostegno di un partito, di un’organizzazione politica che si riconoscano in lui/lei?

   Quando, nel 1958, il Gen. Charles de Gaulle arrivò alla Presidenza della sua Quinta Repubblica francese aveva “fatto” politica per più di un decennio e poteva contare su una vasta schiera di compagnons de la Résistance. C’erano gollisti in ogni angolo della Francia. Grazie a lui, la politica francese fu in effetti profondamente ricostruita. Quanti dei tecnici che Draghi recluterà per affidare loro ministeri presumibilmente importanti saranno scelti anche per loro provate o immaginate capacità di costruire una nuova politica in questo paese e non, invece, proprio per la loro proclamata e conclamata distanza dalla vecchia e, presuntamente, fallita, politica? Non intendo in nessun modo sottovalutare l’utilità e l’apporto dei tecnici. Lo stesso de Gaulle si circondò di alcuni grandi intellettuali e di grands commis (alti burocrati, forse tecnocrati). Ma l’impronta politica e istituzionale sulla Quinta Repubblica francese è quasi esclusivamente sua.

Ho letto anche che qualcuno pensa e qualcuno spera che, nel ricostruire la politica, Draghi innescherà addirittura procedimenti che porteranno ad una ristrutturazione del sistema dei partiti in chiave di agognato bipartitismo. Anche questa aspettativa mi pare eccessiva. Faccio grazia ai lettore/trici di qualsiasi dotta digressione sulla legge elettorale, ma presumo che Draghi anche di questo si troverà a doversi occupare, e concludo che sì è auspicabile che la nuova politica si definisca intorno a due poli (il bipolarismo è al tempo stesso più facile e più flessibile del bipartitismo): europeismo federalista vs sovranismo. Certo, con la Lega che partecipasse ad un eventuale prossimo governo anche questo bipolarismo diventerebbe lontano e improbabile.

Pubblicato il 8 febbraio 2021 su Domani


1 commento

  1. francopis ha detto:

    Gent. Prof. Pasquino,
    Sembra che i politici per definizione non debbano o non possano essere virtuosi, ossia in possesso di una cultura adeguata all’esercizio della funzione di “buon governo” dello Stato.

    Sotto questo profilo, parlare di “ricostruzione della politica” con intento pedagogico della classe politica sembra una pura utopia.

    Ma i politici operano attraverso la burocrazia. Un buon apparato burocratico dovrebbe essere capace di ricondurre al buon governo anche le decisioni politiche più strampalate, e se necessario scoraggiarne l’adozione.

    Qualche passo in avanti in questa direzione potrebbe essere fatto impedendo ai politici di crearsi la propria burocrazia.

    È utopia anche questa? Allora non abbiamo scampo.
    Distinti saluti. Franco Pischedda

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: