
Il referendum l’hanno perso la maggioranza parlamentare che aveva approvato la revisione costituzionale e ha avuto la sicumera un tantino plebiscitaria di chiedere il referendum, il ministro della Giustizia Carlo Nordio che porta la responsabilità del testo, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a sua volta responsabile del contesto interno e delle sue vantate (e imbarazzanti) amicizie internazionali. Nessuno ha l’obbligo costituzionale di dimettersi, ma almeno il Ministro Nordio dovrebbe cambiare carriera e la Presidente del consiglio cambiare parte del personale di governo e alcune politiche. Il referendum l’hanno vinto circa 15 milioni di elettori con una del tutto lecita “accozzaglia” di motivazioni: revisione brutta, inutile, pericolosa; governo inadeguato; Meloni arrogante e sfuggente dalle sue responsabilità. Fra le motivazioni c’è certamente anche la richiesta di cestinare subito la pessima proposta di riforma elettorale, di lasciar perdere il premierato e, non da ultimo, preparare un governo diverso costruito su e da coloro che si sono opposti con successo alla revisione costituzionale.
Sappiamo che quei davvero molti milioni di voti non sono automaticamente traducibili in altrettanti e, magari, più voti per il “campo largo” senza defezioni probabili e senza aggiunte auspicabili. Sapevamo già da prima del voto che uno degli elementi che rendevano difficile la costruzione di una coalizione alternativa e coesa riguarda l’attribuzione della leadership della coalizione con Giuseppe Conte da sempre posizionato per contenderla a Elly Schlein.
Sarebbe possibile affidarsi al criterio più classico: il/la leader del partito che ottiene più voti diventa automaticamente la candidata alla Presidenza del Consiglio. Naturalmente, esiste il grande rischio che ciascuno dei leader dei partiti esalti, per ragioni, più o meno buone, le sue differenze dando all’elettorato l’immagine complessiva di una coalizione Arlecchino poi difficilmente in grado di governare senza frequenti tensioni. L’alternativa vera sono le primarie che, sarà bene ricordarlo, stanno nello Statuto del Partito Democratico. Organizzate con saggezza e effettuate con lealtà, le primarie hanno il grande pregio di potere conseguire una pluralità di obiettivi. Anzitutto, consentono di presentare a milioni di elettori la personalità delle diverse candidature, del loro stile, delle loro competenze, conoscenze, esperienze.
Non sono un concorso di bellezza, ma di simpatia/empatia che, non solo in politica, conta. In secondo luogo, ciascuno/a dei candidati potrà presentare e illustrare i punti principali e le priorità del programma del suo partito e della coalizione. In terzo luogo, le primarie consentono anche di ascoltare davvero le preferenze degli elettori, di imparare qualcosa sulle loro condizioni di vita e su quello che vorrebbero per migliorare. Chi lamenta la distanza che separa i “politici “dai cittadini “comuni” dovrebbe molto apprezzare l’esistenza di questa opportunità d’interazione. Da ultimo le primarie sono risolutive. I numeri sono inconfutabili; designano con chiarezza chi ha vinto e ottenuto la canditura. Il/la vincente avrà poi tutto l’interesse a formulare un programma della coalizione che tenga conto di quanto espresso anche dagli altri candidati. Le primarie non sono un toccasana e non garantiscono la vittoria elettorale, ma offrono due grandi opportunità: ai leader di spiegare ai loro elettori perché bisogna accettare di stare in quella coalizione guidata da quella personalità. Agli elettori di partecipare davvero intensamente quanto desiderano ad una scelta importante, forse la più importante: designare chi potrà governare il paese.
Se i dirigenti delle forze di opposizione concordano sul ricorso alle primarie è auspicabile che le organizzino per tempo: non troppo vicino e non troppo lontano dalle prossime elezioni politiche previste per la primavera dal 2027. Allora, le primarie dovranno tenersi nell’autunno affinché non si disperdano i loro effetti positivi e chi sarà designato/a possa sfruttare al massimo e al meglio la visibilità conquistata e esibire le sue competenze e potenzialità.
Pubblicato il 25 marzo 2026 su Domani