
L’ultimo miglio è iniziato: in fondo si intravvede Palazzo Chigi. Nel bipolarismo sbilenco italiano Giorgia Meloni e la sua rivale debbono disegnare la strategia: aggregare, aggredire, accentuare, approfondire. Entrambe le coalizioni sanno che il numero e la lealtà degli alleati possono fare la differenza. Primum, quindi, non perdere pezzi, operazione che sembrerebbe più facile per la coalizione al governo, già prova provata che insieme si vince, mentre gli oppositori sono ancora alle prese con qualche, più o meno incomprensibile, veto incrociato. La testardaggine unitarietà di Elly Schlein si scontra con granitiche ambizioni personalistiche, ma Meloni sa che deve erodere l’ego di Vannacci e dei suoi duri (quanto puri si vedrà). Forse non abbastanza consapevoli dell’importanza dell’astensionismo, né Meloni né Schlein vanno alla ricerca dei non-votanti e quel che rimane delle preferenze nella nuova legge elettorale certo non li motiverà.
Molto convinta della sua qualità di oratoria pungente, Meloni farà ricorso alla sua aggressività verbale per colpire le non poche contraddizioni degli oppositori. Al proposito, gli oppositori violenti o non capaci di controllare la violenza nei cortei e nelle piazze offrono molto materiale per giustificare politiche securitarie. Trovare un convincente equilibrio fra l’ordine pubblico che vogliono gli elettori, non solo di destra, e il diritto di manifestare che i democratici debbono proteggere, è una sfida culturale e politica, in grado di spostare simpatie e voti.
Da Palazzo Chigi, Meloni dovrà scegliere se e come accentuare i risultati del suo governo, le prestazioni fatte. Sbagliano gli oppositori a sminuire il record della stabilità di un probabile governo di legislatura. Le associazioni imprenditoriali, gli operatori economico-sociali e altre categorie hanno probabilmente molto apprezzato l’opportunità di prevedere e progettare che la stabilità di governo consente e offre. Gli oppositori dovrebbero, semmai, da un lato, sottolineare che il governo stesso non ha saputo sfruttare al meglio la sua stabilità dimostrando scarsa immaginazione e, dall’altro, procedendo a loro volta a formulare promesse programmatiche originali e credibili. Quelle promesse, nei settori del lavoro, della sanità, dell’energia, dell’istruzione (qualche indicazione riguardante l’Intelligenza Artificiale è quanto mai opportuna), dovrebbero contenere le proposte di soluzioni plausibili. Il suggerimento di Carlo Cottarelli, che ciascuna riforma sia accompagnata dal suo costo e dalla sua copertura, è da condividere e applicare, anche retrospettivamente alle riforme fatte e non fatte dal governo Meloni.
Un secondo mandato verrà chiesto da Giorgia Meloni per portare a termine il lavoro e andare oltre. L’opposizione dovrà mettere in rilievo che sul terreno istituzionale, carriere dei magistrati e legge elettorale, il lavoro è stato pessimo. Dovrà aggiungere che il sedicente premierato sovverte il parlamentarismo italiano invece da potenziare con appropriati interventi per renderlo meglio capace di dare rappresentanza politica senza la quale nessuna governabilità può fiorire.
L’Italia nel 2027 è, ripeterà forte e chiaro, Giorgia Meloni, una Nazione molto rispettata e apprezzata nel mondo. La sua, di Giorgia, intensa attività e notevole presenza sulla scena internazionale ha ottenuti grandi risultati non soltanto in termini di visibilità. Questo è il punto più delicato e controverso sul quale l’opposizione potrebbe fare leva se sapesse tenere a freno alcune affermazioni sovraniste. La nazione Italia può crescere, cambiare e migliorare se diventa più europea. Le destre italiane non riusciranno mai a essere compiutamente e efficacemente europeiste sbarazzandosi del loro DNA nazionalista. Lontani echi di internazionalismo nelle sinistre debbono essere incanalati in un europeismo non solo di convenienza, ma di convinzione. Schlein e Conte, qui potete battere un colpo, e il governo.
Pubblicato il 28 ottobre 2026 su Domani