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La proposta del leader Pd è chiara, sono altri nominati

Il fatto

Intervista raccolta da LUCA DE CAROLIS per il Fatto Quotidiano

E’ stato un discorso protervo. Quello di un uomo che vuole comandare, e che arriva a usare un tono minaccioso nei confronti del presidente del Senato, per intimidirlo“. Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica presso l’università di Bologna, giudica “per molti versi sgradevole” l’intervento di Matteo Renzi nella direzione del Pd. Ed è critico sulla riforma del Senato. Sul tema ha da poco pubblicato Cittadini senza scettro. Le riforme sbagliate(Università Bocconi editore).

Renzi è stato duro. Ma in fondo è il suo stile.

È stato un discorso nelle sue corde. Ma le parole rivolte a Grasso sono davvero fuori luogo. Un conto è bastonare le minoranze interne, un conto è prendersela con il presidente del Senato, che è e deve essere un’autorità indipendente.

Dopo l’intervento ha precisato: “Quando parlavo di convocazione di Camera e Senato mi riferivo ai gruppi del Pd”.

Si è corretto sul contenuto, ma non ha corretto il tono. Credo che il suo sia stato un lapsus freudiano: a detta di Renzi, il presidente del Senato non deve esercitare la sua autorità, ossia non deve riaprire il dibattito sull’articolo 2 (quello sull’elettività dei senatori, ndr), perché “Anna aveva già deciso”. E ovviamente il riferimento è alla Finocchiaro (la presidente della commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama,ndr)

Ma pensava davvero di influenzare Grasso?

Il suo è un chiaro avvertimento. Ma certe parole le dice anche perché è nel suo carattere dirle. Renzi è lo stesso che, quando si presentò in Senato per chiedere la fiducia per il suo governo, parlò al microfono tenendo le mani in tasca. La verità è che non rispetta le istituzioni.

Il presidente della Repubblica dovrebbe dire qualcosa sul caso?

Sergio Mattarella è un uomo molto cauto. Si può sperare in qualche telefonata. Renzi non è sembrato conciliante verso i ribelli del Pd. Decisamente no. In sostanza li ha ammoniti: “Non provate a mettermi i bastoni tra le ruote”.

Ha detto no all’elezione diretta dei senatori, aprendo invece “a una designazione, come nella legge Tatarella del 1995”. Che intendeva?

Credo che si riferisse al 20 per cento di consiglieri regionali votati tramite un listino. Ossia a quei candidati che i partiti mettono in una lista bloccata del presidente, perché non li ritengono capaci di raccogliere preferenze. Di fatto, dei nominati. I cittadini dovrebbero solo ratificarne la scelta.

La minoranza non ha votato la relazione finale. Terrà il punto?

Il problema è che non c’è una solo minoranza, ma ce ne sono diverse, che marciano divise. Ora gli oppositori dovrebbero andare fino in fondo. Se ciò non avvenisse, vorrebbe dire che il loro unico scopo era intralciare Renzi.

Conducono una battaglia giusta?

A mio avviso avrebbero dovuto lottare per l’abolizione del Senato, non per soluzioni intermedie.

Il premier è entrato a gamba tesa contro Jeremy Corbyn: “I laburisti godono nel perdere”.

Un altro eccesso. Dovrebbe ricordarsi che non parla solo da segretario, ma anche da presidente del Consiglio.

Ha riservato un pensierino anche ai 5Stelle: “Sono passati da Farage a Orban”.

Logico che li attacchi, sono i suoi veri awersari. Sa che la politica estera è il loro punto debole, e prova ad approfittarne.

E i talk show, derubricati a gufi che fanno meno ascolti di Rambo?

Li attacca perché non vuole un dibattito pluralista, magari incasinato. Ama sentire la sua voce, e gli applausi che seguono.

Afferma:”A chi parla di svolta autoritaria, rispondo con una risata”.

Di per sé questa riforma non è autoritaria. Ma i suoi effetti sistemici potrebbero diventarlo. Avremo un Senato che non conterà quasi nulla, e una Camera dove, con questa legge elettorale, Renzi potrebbe avere una maggioranza enorme.

Mancheranno contrappesi.

Di certo ci saranno conflitti tra i senatori e le Regioni dove sono stati eletti, e tra le due Camere. Il capo dello Stato verrà ripetutamente chiamato in causa. Ci sarà un generale scombussolamento.

Pubblicato il 22 settembre 2015


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