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Gli abbracci fuori programma

Chi può resistere alle emozioni che suscita l’abbraccio spontaneo di Giuliano Pisapia a Maria Elena Boschi? alle di lui braccia protese mentre le si avvicina accelerando il passo e sorridendo? Sostiene il Pisapia che nella sua giornata politica abbraccia molte persone e che le critiche rivoltegli sono come minimo surreali. Non tutte le persone sono tanto abbracciabili quanto l’attuale sottosegretaria Boschi, rimasta aggrappata a una carica di governo dopo la sconfitta clamorosa delle riforme costituzionali, che erano anche molto responsabilità sua, e che ha aspramente criticato i fuorusciti dal PD i quali, incidentalmente, dovrebbero costituire buona parte di coloro che entreranno nel Campo progressista di Pisapia. Il fatto è che Pisapia ha la facoltà di abbracciare chiunque desideri, ma, a loro volta, coloro che vedono quegli abbracci hanno il diritto di giudicare tutto quello che il body language, il linguaggio del corpo comunica (in quel caso un trasporto sicuramente eccessivo e politicamente rilevante). Che l’abbraccio Pisapia-Boschi abbia ottenuto tanto spazio e suscitato dibattito è perché, fino ad oggi, è stato la cosa più concreta dell’operazione Campo progressista. Adesso, che Pisapia abbia deciso di non incontrare Roberto Speranza, il coordinatore di Articolo 1-Mdp, perché da loro è stato criticato, è indice di eccessiva suscettibilità che, politicamente, non promette nulla di avanzato. Per andare avanti bisogna anche sapere criticare gli errori del passato, e il PD ne ha commessi, per non riprodurli. Il Campo progressista non è una tabula rasa. Chi lo frequenta ha una storia di cui tutti debbono tenere conto, anche criticandola.

Detto che l’operazione meno concreta, ma già acclarata, è la curiosa rinuncia preventiva di Pisapia alla leadership dello schieramento che sta costruendo del quale sostiene di volere agire come federatore, tutto il resto è oscuro e confuso. Un campo dovrebbe avere, se non un perimetro chiaramente delineato, almeno un’estensione di massima alla quale si mira. Pisapia si muove, per così dire, quasi a tutto campo in un vago ambito definito di centro-sinistra. Sembra un predicatore ecumenico, intenzionato a richiamare e raccogliere tutte le sparse membra delle sinistre italiane (uso deliberatamente il plurale) che si agitano in maniera un po’ scomposta sul territorio, mentre di centro se ne vede poco a meno che non sia il grosso del PD di Renzi. Quale sia il principio unificatore non è ancora stato detto. Alcuni esponenti delle sparse membra vorrebbero che fosse un chiaro “no” alla leadership di Renzi, non nemico da odiare né usurpatore, ma ostacolo a una riaggregazione su basi non troppo diseguali. Ovviamente, questo “no” dovrebbe estendersi anche ai collaboratori più stretti del segretario fra i quali figura la Boschi, dunque, a maggior ragione, non abbracciabile. Se il PD è l’interlocutore del Campo progressista non deve esserne né l’unico né quello privilegiato.

I nostalgici dell’Ulivo continuano a pensare, forse, oggi, alquanto utopisticamente, che nella società italiana si trovino numerosi gruppi, associazioni, movimenti disponibili ad attivarsi. Vero o no, il Campo progressista non sembra avere finora fatto molto per suscitare le energie e la vitalità di questo pezzo, di indefinibile importanza, della società. “Il programma, il programma, il programma” è sempre stato il mantra delle sinistre che, poi, per provare a se stesse prima ancora che ai loro interlocutori, i cittadini, finivano per valutare la qualità del programma dalla sua lunghezza. Vincitore indiscusso fu il programma dell’Unione di Romano Prodi: 281 pagine dove c’è quasi tutto, comprese non poche contraddizioni, e che non ha poi condotto a nessuna esemplare “governabilità”. Finora da Pisapia, dal suo Campo e dai suoi frequentatori non s’è visto niente. Il rischio è che il programma finisca per abbracciare troppa roba e per essere la sommatoria delle proposte, delle promesse, delle priorità “irrinunciabili” di tutti i partecipanti e che non raggiunga quegli elettori che vorrebbe sentirsi raccontare soluzioni praticabili, qui e quasi subito.

Pubblicato AGL 26 luglio 2017


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