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#Intervista Gianfranco Pasquino: “quello tra M5S e PD può essere governo di legislatura” @CattaneoZanetto @PaoloZanetto

Pubblicato in OSSERVATORIO Trend · Politica · Economia N.8 | Sett. 2019

La soluzione della crisi ha preso la via parlamentare, trovando una nuova maggioranza imperniata su PD e M5S. In base alla natura dei suoi componenti, sono reali le prospettive di un governo di legislatura?

Sono reali, le due forze politiche si sono messe d’accordo per fare un governo che duri. In primis perché in caso contrario sarebbe un fallimento che pagherebbero davanti agli elettori, e quindi perché deve fare delle riforme che producano effetti positivi: perché ciò sia possibile è necessario un Governo che abbia prospettive di lunga durata. L’obiettivo è sicuramente un Governo di Legislatura, poi ovviamente possono accadere degli inconvenienti, qualcosa che al momento non si può prevedere, ma dire che questo è un Governo a termine sarebbe profondamente sbagliato.

Quali sono le reali differenze che il M5S potrà imprimere alla sua nuova esperienza di governo e che tipo di alleato sarà il PD rispetto alla Lega?

Mi pare che tanto la leadership del Movimento 5 Stelle quanto quella del PD non si esprimano con la stessa assertività che caratterizzava la Lega. Questa mi sembra essere la differenza positiva, che vi siano uomini e donne in grado di dialogare senza prevaricare. La seconda differenza è che, secondo me, insieme interpretano meglio il Paese. Intendiamoci, Salvini rappresentava una parte di Italia esistente, che vuole bloccare l’immigrazione, che vuole la legge sulla legittima difesa. Questa non è però maggioritaria e forse non corrisponde neanche a quel 33 per cento che i sondaggi attribuivano alla Lega. Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, invece, interpretano una parte più ampia del Paese.

L’alleanza tra Lega e M5S aveva visto una continua competizione per l’assegnazione di risorse alle misure economiche e fiscali di riferimento, nell’ottica di una continua ricerca di consenso. Nella prossima manovra di bilancio è verosimile vedere ancora simili rivendicazioni o prevarrà la necessità di stabilità fiscale e certezza sul contenimento dell’IVA?

Non sono così preoccupato dall’aumento dell’Iva onestamente, ma credo che M5S e Pd sappiano che l’obiettivo primario deve essere il rilancio dell’economia, e quindi non possono permettersi di buttare soldi in maniera redistributiva. Questo l’hanno imparato anche i Cinque Stelle. Poi credo che molto dipenderà anche da chi sarà nominato Ministro dell’Economia e come Commissario europeo, che sarà poi quello che dovrà spiegare all’Europa cosa faremo con la nostra manovra economica. Vi deve quindi essere una figura competente, credibile, con passate esperienze di Governo e che sia soprattutto nota a livello internazionale.

Una maggioranza di questo colore sembra peraltro molto più in sintonia con i nuovi vertici dell’Ue: questo si tradurrà in margini più morbidi sui conti pubblici?

Su questo bisogna trattare con Bruxelles, occorre chiedere sapendo cosa dare in cambio. Qui, la “moneta” italiana, che si vorrebbe vedere all’estero, è la credibilità. L’idea è che si possa anche dare qualche margine di flessibilità in più, ma l’Italia deve essere credibile in quello che promette, mantenere gli impegni che si prende. Molto dipende dalle persone.

Riguardo le riforme proposte, la base programmatica della nuova alleanza prevede la conclusione della riforma costituzionale atta a ridurre il numero dei parlamentari, a cui sarà probabilmente legata un’ulteriore revisione della legge elettorale: è questa la maggioranza giusta per proporre un ritorno al proporzionale e ridurre le storture create con il Rosatellum?

Il Movimento 5 Stelle è sempre stato a favore di una legge proporzionale. Anche nel Pd c’è, certamente, una componente che sostiene questa linea. Passare a un sistema maggioritario vero mi pare un’operazione assolutamente improponibile. Si può fare una buona legge elettorale proporzionale, magari con una piccola soglia di sbarramento, con i collegi disegnati in modo competitivo, evitando candidature plurime e paracadutati. Si può portare a termine anche la riduzione dei Parlamentari. Renzi, sostanzialmente, nella sua riforma aboliva i Senatori, e dunque si potrebbe andare benissimo anche in quella direzione. Chiaro che poi occorre saper creare pesi e contrappesi, cercare di far sì che il Parlamento funzioni in modo adeguato per controllare il Governo. Si tratta evidentemente di un’operazione complessa, ma fattibile.


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