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Che fare del Parlamento al tempo del coronavirus?

Infuria un dibattito surreale nel quali soprattutto alcuni parlamentari e dirigenti del centro-destra chiedono la convocazione immediata di Camera e Senato. Senza esplorare, per carità di patria, la loro precedente assiduità al lavoro parlamentare, per Salvini e Meloni sono percentuali risibili e riprovevoli, sembra che la motivazione più forte sia quella autolesionistica. Molte categorie sociali italiane sono esposte al contagio, dunque, è giusto, oserei scrivere “democratico”, che i parlamentari si espongano allo stesso rischio. Mentre sappiamo che i rischi che ammirevolmente corrono alcune categorie, a cominciare dal personale sanitario, hanno uno scopo chiaro: salvare vite e curarle, è lecito che agli affannati “convocatori del parlamento” venga chiesto di offrire una motivazione altrettanto impellente.

Non buttiamola subito in democrazia, cioè che il Parlamento è l’istituzione centrale in una democrazia parlamentare, dunque deve essere aperto per battere più di un colpo. Troppo spesso abbiamo ascoltato i governanti criticare il Parlamento come un intralcio per le loro decisioni e coartarlo con la decretazione d’urgenza e la tenaglia del voto di fiducia. Qualcuno dei riformatori ama tanto il Parlamento che ha votato la riduzione drastica del numero dei parlamentari per renderlo più efficiente. Poi, però, definisce efficienza la smodata produzione delle leggi, che risponde a ben altre esigenze, non escluso il clientelismo spicciolo a favore di qualche categoria privilegiata. E vi aggiunge anche la possibilità del voto online come se il compito principale del Parlamento fosse fare presto un alto numero di leggi. Non è così, ma se del caso sarebbe sufficiente convocare in luoghi molto spaziosi le commissioni di merito in sede deliberante: siano loro, senza passare per l’Aula, a esaminare, emendare, approvare le leggi. Se poi si desiderano trasparenza e assunzione di responsabilità il tutto venga teletrasmesso con grande soddisfazione dei sostenitori di una democrazia “decidente”, magari elettronicamente.

Nessun parlamento si caratterizza e si giustifica perché fa (molte) leggi. Un buon parlamento ha due compiti più importanti, più necessari, più esigenti. Primo, un’assemblea di eletti (nel solo significato che “sono stati eletti”) deve rappresentare le preferenze, le paure, le speranze dei cittadini. Naturalmente, lo farà meglio quanto più la legge elettorale avrà dato potere ai cittadini-elettori, che non è il caso della Legge Rosato. Questa rappresentanza servirà, da un lato, a informare quei cittadini delle opzioni e delle decisioni, costi e benefici. Dall’altro, dovrà, sia ad opera dell’opposizione sia di tutti i parlamentari, controllare l’operato del governo. Sono disponibili tutti gli strumenti tecnologici necessari per riunire telematicamente i parlamentari affinché, rinunciando alle sceneggiate d’aula, operino secondo queste modalità a cominciare dal decreto Cura Italia. Procedano.

Pubblicato AGL il 20 marzo 2020


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