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Il Pd non è predestinato all’opposizione. Si guardi all’Europa.

Intervista raccolta da Francesca Scaringella 

Per il politologo è chiaro che il Partito democratico non potrà guidare il Paese, ma deve rendere conto a un elettorato che lo ha votato per proseguire nelle sue azioni. Escludendo però prossime elezioni

“Non è vero che c’è stato un nulla di fatto. Le consultazioni servono”. Così Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica all’Università di Bologna, inizia la conversazione con Formiche.net sulla situazione che si sta delineando dopo queste prime consultazioni dei partiti al Colle.

“Quando leggo sui giornali che c’è stato un nulla di fatto, penso sia una chiave di lettura totalmente sbagliata. A questo punto tutti gli attori, ovvero i dirigenti di partito e il Presidente della Repubblica si sono incontrati, si sono scambiati delle idee, faranno proposte, e hanno capito dove stanno le maggiori compatibilità o incompatibilità. Ne sappiamo tutti di più, tranne i giornalisti che danno informazioni in base a quello che pensano i dirigenti di partito, ed è un fatto grave…”.

Il professore, che ha appena pubblicato il suo ultimo volume Deficit Democratici. Cosa manca ai sistemi politici, alle istituzioni e ai leader, edito da Egea, casa editrice della Università Bocconi, si è interrogato in questi giorni anche sul futuro del Partito democratico, in relazione alle scelte che sta portando avanti ora. Il Pd, secondo il professore, deve capire quale è la linea da seguire, dal momento che dispone di un 20% delle Camere, anche se dalle urne il risultato è stato negativo. Seguire adesso la linea di un leader, Matteo Renzi, che alle elezioni non ha avuto conferme, anzi, potrebbe essere per il partito una strada perdente. Pasquino infatti precisa che “la linea di Renzi è comunque perdente perché ha già perso 2 milioni e mezzo di elettori il 4 marzo”. “Lui può anche continuare a far perdere di più (la linea del partito ndr) se vuole, ma ciò non è la volontà degli elettori che non hanno votato il Pd per mandarlo all’opposizione. Ma lo hanno votato per dire di proseguire nella sua azione, per portare avanti interessi e nel caso guidare il Paese”.

Certamente, sostiene Pasquino “è chiarissimo che il Pd non potrà guidare il Paese, ma non si capisce per quale motivo debba stare all’opposizione”. Pasquino infatti si domanda come si possa interpretare il ruolo del Pd dalla parte dell’opposizione, tra l’altro, “a un governo che nemmeno esiste. Opposizione a che cosa? A quali ministri? A quale programma? A quali priorità? Tutto ciò è semplicemente sbagliato. Il partito è ‘immobilizzato’, forse, per dirla meglio, si muove malamente, perché ora ha sulle spalle tutti i parlamentari nominati da Renzi grazie alla pessima legge elettorale di Rosato, il quale è stato incomprensibilmente o comprensibilmente, nominato vice presidente della Camera. Definire questa situazione paradossale è un eufemismo”.

Ma alla fine le consultazioni, che comunque sono state esplorative e sicuramente hanno delineato, come dice il professore, un quadro più chiaro sia ai partiti sia a Mattarella, che esecutivo possono tirare fuori, pensando anche ai numeri delle Camere e alle coalizioni che si possono formare? Sono davvero vicine le elezioni, come si legge in queste ore?

Pasquino risponde chiaramente che parlare di elezioni a un mese dal voto sia qualcosa di “stupidissimo”. “Il Parlamento comunque dovrebbe rifare la legge elettorale – spiega il professore – e se votassimo in tempi brevi, con la stessa legge, davvero si può pensare che l’elettorato cambierebbe in maniera significativa le sue preferenze?”. È qualcosa da evitare assolutamente e consiglia ai grandi giornali di non scriverne più per non trattare argomenti fuori luogo. Inoltre, spiega che se si guardano i tempi tecnici, si andrebbe alle urne a luglio, una sorta di “elezioni balneari”.

In realtà, però, Pasquino precisa che proprio il Presidente della Repubblica ha tolto questo dubbio. Non si va di nuovo al voto, ma anzi si lavora per un nuovo governo. “Mattarella ha fatto sapere, direi in maniera molto chiara, che la discriminante è l’Europa. E questo crea problemi alla Lega e in parte al M5S, perché essendo entrati in Europa, finalmente, non possono portarsi dietro il ‘fardello’ della Lega. Se dicono che sono atlantici, i 5 stelle hanno un altro problema perché Salvini è un putinista e questa è una situazione che crea difficoltà di ‘costruzione’. Il Pd deve ricordarsi che ha appoggiato Emma Bonino, la quale ha rilasciato una dichiarazione non felice sul fatto che l’onere e l’onore di governare lo ha chi ha vinto, ma non è così perché non ha vinto nessuno. Qualcuno deve fare un governo, Emma Bonino deve dire che appoggerà convintamente un governo cha ha una politica europeista. E lo deve dire anche al Pd che bisogna appoggiare un governo europeista, non però con un personaggio che quando arriva in conferenza si porta via la bandiera dell’Europa”.

Pubblicato il 6 aprile 2018 su formiche.net

 


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