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Più decisionista: si fa spazio il nuovo Conte

A poco più di anno dal suo insediamento, l’inquilino di Palazzo Chigi, il professor Giuseppe Conte sembra avere preso definitivamente le misure al suo potere politico effettivo. La popolarità e il grado di prestigio, superiori a quello di entrambi i suoi vicepresidenti, ne danno testimonianza e conferma. Da garante del Contratto di Governo e, come disse lui stesso, con espressione non felicissima, avvocato del popolo, Conte si è chiaramente trasformato in qualcosa di più. Sta dimostrando che è un Presidente del Consiglio che decide e si assume la responsabilità delle decisioni. Non tutti i Presidenti del Consiglio della lunga prima fase della Repubblica italiana ebbero il potere di decidere e lo utilizzarono. La maggior parte dei commentatori politici italiani e anche chi scrive hanno sempre avuto riserve sull’effettiva possibilità che Conte guidasse il governo invece di seguire da vicino Salvini e DiMaio assecondandoli e, quando necessario, fungendo da loro parafulmine. Pochi reagirono a favore di Conte quando l’ex Primo ministro belga Guy Verhofstadt, leader degli europarlamentari liberali, lo accusò di essere un semplice “burattino” nelle mani di Salvini e Di Maio. Ebbene, la notizia è che, se lo è stato, certamente non lo è più. Da qualche settimana, Conto è disinvolto e sicuro di sé, in pieno controllo del suo ruolo e disposto a prendere decisioni anche se sgradite da Salvini e/o da Di Maio. Ha revocato un sottosegretario non proprio impeccabile della Lega senza curarsi delle obiezioni di Salvini e, fatto clamoroso, dopo mesi di tentennamenti, ha deciso che, anche per non rimetterci un sacco di euro, la TAV, osteggiatissima dai pentastellati, si farà. Non escludo che fra qualche giorno di fronte alle incertezze di Salvini, sarà proprio Conte a fare il nome del Commissario italiano per Bruxelles. Come spiegare questa notevole trasformazione che certo avrà ripercussioni e conseguenze? Anzitutto, per Conte è terminata in maniera positiva la fase di apprendimento. Ha capito non soltanto che la Presidenza del Consiglio gode di risorse politiche, la visibilità, e istituzionali, il potere di decidere, e ha deciso di sfruttarle. Lo può fare, questo è il punto più interessante, poiché, in maniera e per ragioni ovviamente diverse, i due vicepresidenti del Consiglio hanno perso smalto, ma soprattutto potere politico. Le Cinque Stelle di Di Maio, un tempo leader trionfante e esageratamente trionfalista, hanno perso più di un terzo del loro consenso e, se si votasse presto, andrebbero incontro a un vero tonfo. Per quanto continui a girare vorticosamente l’Italia e ad affermare che si occupa di vita reale, la faccenda russa, che i soldi siano arrivati o no, un sovranista non si mette mai in una situazione nella quale una potenza esterna potrebbe condizionarne la politica, Salvini appare molto appesantito. Conte ha guadagnato spazio perso da Di Maio e da Salvini e con lui, altrettanto positivamente ne ha guadagnato, se saprà intelligentemente approfittarne, il Parlamento. Finché dura.

Pubblicato AGL il 5 luglio 2019


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