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Il campo largo e il rischio del Prodi 2006 @DomaniGiornale

Siamo tutti (sic) capaci di scrivere un bel programma all’incirca come quello dell’Unione nel 2006: centosessanta pagine circa. No, per carità di campo largo, non voglio svelare come è finita, ma quanti laboriosi intellettuali furono allora messi alla Fabbrica del Programma e tacitati. E poi? Sappiamo anche fare molti eleganti selfie dei magnifici quattro dirigenti di quel campo. Però, com’è vero che, à la Nanni Moretti, si notano di più quelli che non ci sono anche perché numericamente e forse persino politicamente potrebbero essere decisivi. Per vincere. Però, poi, vincendo in ordine sparso con gli ego gonfi, bisognerebbe/bisognerà governare e, allora, sarà tutta un’altra storia.

Verissimo è, come sottolineato da Ernesto Maria Ruffini intervistato da Daniela Preziosi, che gli italiani vogliono essere rappresentati in maniera decente, e né la Legge Rosato né il disegno di legge Bignami sono pensati per rappresentare, ma chi andrà al governo dovrà fare scelte complicate su tematiche cruciali sulle quali gli “accampati” sono alquanto, talvolta si direbbe opportunisticamente, distanti. Addirittura marcano sistematicamente le loro distanze, a partire dalla politica estera e di difesa. Non è casuale, ma bizzarro sì che il nome della coalizione sia diventato Alleanza per la Costituzione. Troppo e troppo poco.

Troppo perché sappiamo quanto c’è ancora da fare per tradurre in leggi e in pratiche quegli articoli della Costituzione che Piero Calamandrei definì appunto programmatici. Troppo poco perché la scelta delle priorità e delle modalità con le quali rispondervi rimane inevitabilmente nel vago. Dipenderà anche dai ministri della Difesa, degli Esteri e dell’Economia, dalle loro capacità, dal loro prestigio, dalla loro personalità. Sento sullo sfondo inevitabile, non particolarmente originale, la richiesta di fare quei nomi prima del voto, ad usum degli elettori o dei commentatori?

Dovrebbero essere i parlamentari a portare all’attenzione dei dirigenti che si occupano del programma le istanze, le preferenze, le richieste degli elettori. Altrove nelle democrazie parlamentari occidentali spesso funziona proprio così. Con liste bloccate, senza possibilità di esprimere una preferenza, e candidature paracadutate, i rappresentanti eletti serviranno chi li ha voluti e offre qualche garanzia di ricandidarli, anche questo è un programma, ambizioso, ma non proprio ammirevole. Fra gli astensionisti sono molti che motivano il loro non voto con la rappresentanza tradita. 

Sui temi socio-economici, l’elenco delle politiche da attuare è relativamente semplice: salario minimo, che non sminuisce affatto la contrattazione collettiva, investimenti in sanità, anche per il lungo periodo, formazione professionale con attenzione grande e inquieta alla Intelligenza Artificiale. Non demonizzare non esaltare. Sulla politica estera e della difesa, mi aspetterei, comunque suggerirò che un governo italiano progressista dovrebbe fare sapere all’elettorato che la difesa e il prestigio della Nazione non sono conseguibili se non nell’ambito dell’Unione Europea. Il più recente Eurobarometro appena reso pubblico segnala che le percentuali di italiani che valutano positivamente l’Unione Europea sono cresciute e risultano particolarmente elevate nelle generazioni dei giovani.

   Come stare in Europa, che significa anche proporre cambiamenti istituzionali e politici, come collaborare e come utilizzare tutte le numerose opportunità che l’Unione offre agli stati-membri e ai loro cittadini è il migliore dei programmi. A mio parere, è anche il modo più efficace per formulare un credibile programma di governo. Dunque, meno foto, meno ridanciane tavolate, più confronti e specificazioni di quel che si deve e si può fare in e con l’Unione Europea. Sappiamo quanto l’Unione ha già fatto per noi, non soltanto PNRR. Grazie al federalismo pragmatico di Mario Draghi e alla completa realizzazione del mercato unico seguendo le proposte di Enrico Letta, fiduciosamente saremo in condizione di scrivere più che un programma di governo.

Pubblicato il 8 luglio 2026 su Domani


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